31 ottobre 2020

Treviso

Nuove incognite sulla scuola: alcuni “prof” potrebbero non esserci perché “lavoratori fragili”

Covid: chi tra i docenti ha delle patologie, potrebbe certificare l’impossibilità di insegnare in presenza

| Roberto Grigoletto |

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Prof. lavoratore fragile

TREVISO - Potrebbe scoppiare una grana con effetti deflagranti proprio nel giorno delle riapertura delle scuole. A non rispondere all’appello, anche nella Marca, più che gli studenti pare saranno parecchi docenti. I cosiddetti “lavoratori fragili” che, in queste ore – secondo le informazioni in possesso dei sindacati di categoria – si stanno informando sul percorso da seguire per certificare la precarietà del proprio stato di salute. Intanto una circolare congiunta dei ministeri della Salute e del Lavoro, diffusa ieri sera, aggiorna e chiarisce il profilo del lavoratore e della lavoratrice fragili.

 

“I dati epidemiologici recenti hanno chiaramente mostrato una maggiore fragilità nelle fasce più elevate della popolazione in presenza di alcune tipologie di malattie degenerative quali patologie cardiovascolari, respiratorie, renali e dismetaboliche” – si legge nella nota. A queste malattie sono state aggiunte anche quelle a carico del sistema immunitario e le oncologiche. Logica la conseguenza: in caso di infezione da Covid-19 il quadro clinico può aggravarsi sino a precipitare, nel peggiore dei casi.

 

I dati rielaborati dal ministero della Salute rilevano che il 96,1% dei soggetti deceduti presentava una o più patologie (precisamente una nel 13,9%; due nel 20,4%, tre e più nel 61,8%). Non è quindi l’età il parametro sufficiente per definire uno stato di fragilità: “la maggiore fragilità nelle fasce di età più elevate della popolazione va intesa congiuntamente alla presenza di patologie” che possono aggravare, nel caso di positività al Covid, lo stato di salute del soggetto. E qui si fa luce su un assunto che si era accreditato, secondo il quale, per aver compiuto 55 anni, si era automaticamente a rischio.

 

Lo spettro delle patologie contemplate risulta abbastanza ampio e soltanto nei primi giorni della prossima settimana si saprà quanti docenti chiederanno al proprio dirigente di essere sottoposto a visita presso l’Inail, aziende sanitarie locali o dipartimenti di medicina legale e del lavoro delle università. Per stabilire lo status di fragilità – si spiega nella circolare: “il datore di lavoro dovrà fornire al medico incaricato una dettagliata descrizione della mansione svolta dal dipendente e della postazione di lavoro dove presta l’attività”.

 

Ma – ferma restando la necessità di ripetere i controlli anche alla luce dell’andamento epidemiologico - una conseguenza di un certo peso e da non sottovalutare potrebbe derivare dal giudizio medico emesso. L’ha anticipata la settimana scorsa a OggiTreviso il segretario della Flc-Cgil, Marco Moretti: “Il riconoscimento dello stato di inidoneità non è ininfluente sulle mansioni lavorative da svolgere successivamente”.

 

Roberto Grigoletto

 


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