17 giugno 2021

Treviso

"I nostri figli disabili meglio se a scuola non ci fossero"

Il racconto di Elisa, mamma di un bambino autistico che in classe non si vorrebbe avere

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

TREVISO - Francesco ha sette anni e un autismo grave. Invalido al 100%, parzialmente verbale. Frequenta la seconda elementare a Carbonera e anche per la sua iperattività e disattenzione abbisogna di avere sempre al suo fianco un insegnante di sostegno. Come è stato da quando ha messo piede all’asilo, dove se l’è dovuta vedere con tre maestre diverse e un giro di addette all’assistenza. Sfortunatamente è la continuità delle figure di riferimento che occorre a chi è affetto da autismo. Iniziata sotto i migliori auspici la prima delle elementari – una maestra di sostegno “semplicemente favolosa”, risultati inimmaginabili” – a metà anno è lockdown.

“Se c’è una cosa che non potrà mai funzionare con bambini come il mio è la didattica a distanza” – assicura Elisa, la “mamma-coraggio” (possiamo chiamarla così) di Francesco. “Non si capacitava di non poter avere lì vicino a lui la sua maestra, e lei ha fatto tutto quello che le è riuscito per colmare il vuoto e ridurre le distanze”. Un’àncora per il bambino. Così il 25 maggio mamma Elisa invia al Dirigente scolastico la richiesta per il diritto alla continuità didattica. Nessuna risposta. Quindi due Pec all’Ufficio scolastico provinciale, e una terza. Silenzio, assordante.

Fino alla settimana precedente l’inizio del nuovo anno scolastico: “Può pure accompagnare suo figlio a scuola il 14, ma poi dovrà riportarselo anche a casa perché non abbiamo nessuno che lo possa seguire” – è la doccia ghiacciata. Elisa non si arrende, si fa ricevere dal responsabile dell’inclusione e dal Preside: “Ho 480 alunni a cui pensare. Le posso fare la giustificazione per tenerlo a casa, sollevando i genitori da ogni responsabilità per la mancata frequenza” – mi ha liquidata. Francesco i primi giorni è costretto a restare a casa da scuola, e la mamma dal lavoro. Fino a quando la scuola individua una addetta all’assistenza e arriva poi una supplente a disposizione dell’intero plesso, non per il sostegno a Francesco.

Non se ne esce. I genitori sono costretti a mettere mano al portafoglio per pagare di tasca propria una terapista Aba che per tre giorni nella prima settimana va  in classe con Francesco. Mamma Elisa riesce solo a leggere insofferenza, crudeltà, fastidio, peso. “Sarebbe meglio se non ci fossero i disabili: la scuola riesce solo a far sentire le loro famiglie come dei pària sociali”. E intanto si attende ancora l’arrivo dei maestri e dei professori per il sostegno.

 


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Roberto Grigoletto

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