10 luglio 2020

Economia e Finanza

Non solo liquidità

Ecco quello che dovete sapere sui finanziamenti garantiti dallo stato

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Non solo liquidità

Dopo l’emanazione da parte del governo del “provvedimento liquidità” per la concessione di finanziamenti alle imprese, agli occhi di molti, il problema della continuità aziendale sembra risolto.

Purtroppo, non è cosi, primo perché l’impresa deve seguire una procedura con la banca per ottenere il finanziamento e soprattutto perché dovrà aver esaurito il plafond a sua disposizione presso il fondo di garanzia per le PMI, secondo perché si tratta di un nuovo debito che l’impresa si deve accollare.

Si tratta inoltre di un debito privilegiato a favore dello stato, il che significa, in caso di liquidazione giudiziale dell’impresa (ex fallimento) che, subito dopo i dipendenti, ad essere pagato sarebbe lo stato. In questo caso l’imprenditore che ha ottenuto il finanziamento rischia di trovarsi automaticamente chiamato a rispondere del reato ex art. 216 della legge fallimentare per avere acceso finanziamenti privilegiati per pagare debiti correnti che normalmente hanno natura chirografaria. Il decreto liquidità non prevede esenzioni dai reati fallimentari che, come noto, vengono puniti dopo il fallimento.

Diventa strategico, soprattutto per la micro e piccola impresa, fare un’attenta analisi prima di ricorrere al finanziamento garantito dallo stato. La chiusura temporanea per un discreto lasso di tempo, come nel caso attuale, porta ad un azzeramento dei ricavi o, nel migliore dei casi ad una consistente diminuzione degli stessi. Tutto ciò non incide solo nei flussi finanziari (entrate e uscite di cassa), ma anche nel conto economico (ricavi-costi).

Questo è il nocciolo del problema perché, come noto, senza un conto economico positivo, ossia con ricavi superiori ai costi, diventa impossibile garantire la continuità aziendale, come illustrato in questo mio articolo Proprio per questo è indispensabile che gli imprenditori si concentrino, oltre che sull’aspetto finanziario, anche su quello economico, elaborando un piano economico e finanziario futuro.

La situazione finanziaria dell’impresa è la rappresentazione delle scelte e delle strategie aziendali e, quando questa si manifesta critica, significa che, se non per cause esogene come il “coronavirus”, chi gestisce l’impresa ha sbagliato le scelte strategiche e c’è una crisi di marginalità. In sostanza non riesce a generare ricchezza (Utile prima degli interessi, delle tasse, degli accantonamenti e ammortamenti (EBITDA). Ricordo, soprattutto per le micro e piccole imprese individuali e le società di persone che, nei costi dovrebbe essere presente il costo figurativo dell’imprenditore e/o dei soci che ci lavorano. Un costo che non si vede nel conto economico fiscale-civile, ma che è fondamentale per l’analisi dei flussi, visto che ha un flusso di cassa in uscita (prelievi per la vita personale) a fronte di nessun costo registrato nel conto economico.

In mancanza di questo utile, l’impresa corre il rischio di non farcela e, il finanziamento attuale, che ora sembra la panacea di tutti i problemi aziendali, ma che corrisponde ad un ulteriore indebitamento, potrebbe essere la palla al piede che fa affossare l’impresa nei prossimi anni. Per portare l’azienda a creare valore e margine, l’imprenditore deve riflettere attentamente sul futuro e fare un’analisi sincera e analitica della sua azienda come esposto in questo articolo ai punti 1 e 2 Il pericolo di entrare nella spirale del deficit-debito è molto alto.

Se momentaneamente l’impresa risolve il problema della liquidità, non è detto che abbia risolto il problema della sua continuità. Sappiamo bene che, in caso di mancanza di utili, non vengono generati flussi di cassa in entrata sufficienti a far fronte alla restituzione delle rate dei finanziamenti sottoscritti con gli istituti di credito anche se garantiti dallo stato.

 

La garanzia per l’erogazione dei finanziamenti alle imprese è a favore delle banche, per non pregiudicare l’adeguatezza patrimoniale e il rischio di credito bancario. Come si intuisce, dopo il coronavirus, anche il piccolo imprenditore dovrà aumentare le sue conoscenze in campo gestionale. Non basta conoscere bene il proprio lavoro, erogare buoni servizi o costruire ottimi prodotti, bisogna anche conoscere le dinamiche economiche e finanziarie dell’impresa, indipendentemente dalla sua dimensione e dal settore in cui opera.

Claudio Bottos
Consulente del Lavoro e direzione strategica aziendale

 



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