21 ottobre 2021

Treviso

Non dipende soltanto dal Covid l'impoverimento educativo nel nostro Paese

Per il coordinatore regionale veneto dei pedagogisti Massimo Luciano Sidoti in esclusiva per OggiTreviso

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Studenti e covid

TREVISO - Tra le prime decisioni il nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha preso quella di ridefinire l’acronimo DaD: da didattica a distanza a didattica di avvicinamento. Forse ciò di cui, ora come ora, c’è più bisogno. Ne è convinto il pedagogista Massimo Luciano Sidoti, coordinatore Anpe Regione Veneto: “Occorre comprendere le motivazioni che determinano una povertà educativa. Ritengo che le cause non siano dovute solamente al Covid19 ma ad un impoverimento educativo della società odierna”.

Come siamo arrivati a questo punto?

Gli adolescenti hanno pochi esempi di una società sana e propositiva, ma di una società cambiata e complessa che spesso non permette lo sviluppo delle capacità intellettive in maniera armoniosa.

Ha sbagliato il mondo adulto?

Molti adulti, figli di una generazione con costumi malsani, tendono soprattutto ad apparire più che ad essere, si identificano con idoli che hanno fatto fortuna con mezzi più che discutibili, raffigurati da comportamenti ed atteggiamenti scorretti che incarnano la tendenza ad una società malsana.

Effetto emulazione nelle giovani generazioni?

Gran parte dei media accentuano e divulgano esempi negativi di costumi sociali, modificando i punti di vista dei singoli adolescenti. La tv spazzatura, i web influencer hanno condizionato i più giovani ad imitarli enfatizzando in maniera spasmodica tutte le nuove modalità di comunicazione, che alla fine non portano a nulla, anzi isolano l’individuo, lo rendono sempre più distante dalle relazioni sociali e quindi diventano comunicazioni sterili prive di relazioni interpersonali.

Ma le domande, quelle autentiche, sul senso della vita: vanno ancora di moda?

L’individuo non coglie più i diversi aspetti della vita, non si fa domande interiori; non va alla ricerca del proprio io, provando a comprendersi e a sapersi anche riconoscere. Non si analizza attraverso l’io ed il super io, ma lavora solamente per diventare il migliore ed apparire. Alla lunga, tutto ciò destabilizza la personalità dell’individuo, incidendo anche sull’aspetto comportamentale.

I giovani allora di cosa vanno alla ricerca?

Molti adolescenti non cercano più il bello, il sapere, l’essere consapevoli, ma tendono ad avere, al possedere tutto e subito. Come dire: “ciò che possiedo, tu non puoi averlo, nè ottenerlo con il sacrificio”. Tutto questo avviene anche in situazioni che hanno poco a che fare con la realtà, ad esempio attraverso dei video creati dai ragazzini, oppure attraverso il superamento di prove o situazioni rischiose pur di essere considerato il migliore ed ottenere una popolarità a tutti costi.

Chi ha la responsabilità dell’istruzione nel nostro Paese può e deve fare qualche cosa?

Dovrebbe mostrare ai più giovani esempi positivi di semplicità quotidiana, come ad esempio la lettura costante, i discorsi filosofici, l’arte, la musica, la cultura, il teatro e le opere teatrali: i giovani potrebbero crescere con una mente più propensa alla ricerca interiore.

E poi?

Attivare una comunicazione sociale educativa attraverso i media, per liberare forme espressive di sana civiltà, che arricchiscono la mente, valorizzando gli aspetti dell’educazione civica, della biodiversità, della filosofia e di tutte le forme artistiche espressive per far crescere nei nostri figli una mentalità più propensa al fare, all’essere e al saper dare agli altri.

L’Associazione nazionale pedagogisti del Veneto avanzerà delle proposte?

Il nostro impegno è quello di misurarsi con le nuove sfide pedagogiche da intraprendere nel territorio Veneto. Tenteremo di attivare tutti i canali affinché i pedagogisti possano lavorare nel mondo della scuola a supporto degli insegnanti e dei genitori nonché degli alunni. L’azione da intraprendere sarà il coinvolgimento dei dirigenti scolastici ad attivarsi con maggior impegno per sviluppare nuovi progetti contro la povertà educativa sfruttando le risorse dei bandi ministeriali.

Vi confronterete anche con il nuovo Governo?

Auspichiamo che il governo ci convochi ad un tavolo tecnico per discutere e delineare le nuove sfide educative per fare un passo avanti: affrontiamo le sfide insieme gestendo le priorità educative in maniera specifica nei territori, per non sprecare le poche risorse economiche destinate a raggiungere obiettivi educativi specifici.

 


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Roberto Grigoletto

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