07 luglio 2020

Treviso

"Non condanniamoli alla sordità"

La logopedista De Filippis contro il linguaggio dei segni

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Con il suo metodo è riuscita a inserire cinquemila bambini con problemi di udito in classi normali. Adriana De Filippis, 80 anni, professore universitario presso la facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano dal 1970, si occupa di logopedia dal 1965: ha partecipato alla chiusura delle scuole speciali, è autrice di numerosi manuali e saggi scientifici e coordina l'equipe logopedica che opera nel CTLA (Centro di Terapia Logopedica) a Milano. Molto criticata e ostacolata, soprattutto dall’Ente Nazionale Sordomuti, De Filippis è ideatrice di un metodo contrapposto alla logopedia dominante e alla LIS (Lingua Italiana dei Segni), il metodo cognitivo-oralista, che considera la comunicazione verbale in qualsiasi disturbo come elemento indispensabile dell’individuo per la vita sociale e che richiede l’impegno di un team multidisciplinare e l’intervento della triade “famiglia- centro di terapia-scuola”.
Approfittando della sua recente visita in alcune scuole del trevigiano frequentate dai bambini che ha in cura (a Sappada, a Cappella Maggiore, a Fregona, a Cornuda, etc), abbiamo incontrato Adriana De Filippis.

Cosa la spinge a proseguire con tenacia il suo lavoro dopo tanti anni?
Nonostante l’età  avanzata, il mio entusiasmo e la mia sfida non si sono arrestati. Desidero aiutare il numero più elevato possibile di bambini, credo che ognuno abbia una propria personalità da usare. La convinzione profonda di riuscire a rivestire i concetti di parole mi ha portata a risultati straordinari. Molti soggetti dati come muti per la vita parlano normalmente o quasi. E’ stato un percorso non facile, ho incontrato molte difficoltà, persone che mi hanno combattuta, cattiverie e invidie che ho sempre superato. Se potessero ammazzarmi lo farebbero...
Che cosa distingue il suo metodo da quello della logopedia dominante?
Punto cardine del mio metodo è quello di coinvolgere con amore, impegno e grande esperienza la famiglia, per infondere fiducia nel proprio figlio e trasferire il convincimento di poter parlare a ciascun soggetto dichiarato sordo. Il metodo cognitivo-oralista si contrappone al metodo dominante della logopedia in quanto richiede la presenza della famiglia e della scuola. Mentre la logopedia dominante prevede due ore di terapia alla settimana dalla quale il genitore è escluso, io seguo i bambini finchè sono guariti, anche per dieci o dodici anni se necessario, li accompagno nelle scelte della scuola media e superiore. I genitori si recano ogni settimana nel mio studio a Milano, verificano il livello raggiunto dal bambino e hanno indicazioni per lavorare durante la settimana. Le modalità di terapia variano a seconda della gravità dei casi. Per i soggetti affetti da sordità profonda usiamo l’impianto cocleare, un dispositivo che fornisce impulsi elettrici direttamente alle fibre del nervo acustico e permette di tornare a sentire.
Perchè il suo metodo è così ostacolato nonostante i risultati positivi?
Sotto ci sono interessi biechi, sono molto criticata. Io credo che per giudicare un bimbo irrecuperabile non siano sufficienti poche sedute e mi batto da anni per portare avanti le mie convinzioni.
Cosa pensa della LIS?
La LIS modifica l’essere umano, lo fa diventare una macchina vuota di veri significati, costringendolo a comunicare solo con chi è sordo, senza vie di scampo per una vita sociale normale. E’ una vergogna, è una regressione della scuola italiana. Non credo sia giusto condannare un bambino alla sordità se può essere guarito.

Cinzia Agrizzi



RifIQA10

 


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