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01 luglio 2022

Treviso

Se i tamponi molecolari sono “gold standard” quelli rapidi sono forse di “ottone”?

EDITORIALE - Siamo sempre sicuri che le negatività certificate siano corrette? Quali sono i margini di errore nei tamponi rapidi?

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

tamponi rapidi

EDITORIALE - Quando è iniziata la pandemia a quanti avessero dovuto fare un tampone per accertare il contagio, il medico di famiglia sull’impegnativa avrebbe scritto “tampone molecolare”. Ora non è più così! Nel migliore dei casi viene richiesto un tampone rapido di terza generazione. Ma perché e soprattutto quali sono le differenza tra i due tipi?

A spigarcelo è lo stesso Ministero della Salute nella sua ultima circolare in materia,  in cui si legge: “Il test molecolare rappresenta il gold standard internazionale per la diagnosi di COVID-19 in termini di sensibilità e specificità”. Quanto ai test rapidi la spiegazione è ben più lunga ed articolata con tutta una serie di distinzioni in merito alle differenti tipologie.

Tra i passaggi più interessanti della circolare si nota: “I tempi di lettura dell’esame sono brevi, ma la sensibilità e specificità dei test di prima e seconda generazione tendono ad essere inferiori a quelli del test molecolare e variano sensibilmente in funzione del momento di prelievo del campione…”. Quanto ai tamponi di terza generazione: “I test di ultima generazione (immunofluorescenza con lettura in microfluidica) sembrano mostrare risultati sovrapponibili ai saggi di RT-PCR…”.

Doveroso chiarire che RT-PCR sta per “Reverse transcriptase-polymerase chain reaction”, vale a dire i test molecolari ma altrettanto doveroso notare che lo stesso Ministero usa il termine “sembrano” che non è il termine con cui si esprime una certezza.

Insomma, se davvero vogliamo essere sicuri del contagio, ad oggi lo strumento “gold standard” resta il tampone molecolare. Ricordiamo che i primi tamponi rapidi davano mediamente un margine di errore intorno al 30 %. Oggi certo ne esistono di più efficienti ma non ci sono conferme provate e ufficiali che siano paragonabili al molecolare.

Se ne deduce che facendo un tampone rapido il rischio di essere positivi e di risultare invece non infetti è concreto. In che misura lo spiegano in maniera esaustiva dall’Università di Padova, in un articolo del “Il Bo Live” dove con tanto di tabella si apprende che la sensibilità dei tamponi rapidi di ultima generazione è mediamente intorno al 95% ma che, in base a quando viene fatto, può scendere e di molto come mostrano le tabelle allegate (ndr - che riportiamo a fine articolo).

Per evitare la lunga attesa ci sono i test rapidi antigenici. Questi tamponi si basano su un principio diversi rispetto ai molecolari. Le modalità di raccolta del campione sono del tutto analoghe a quelle dei test molecolari, cioè viene effettuato un tampone naso-faringeo. I tempi di risposta però sono molto brevi (circa 15 minuti) e non viene più cercato l’RNA del virus bensì si ricerca la presenza degli antigeni, le proteine che sono riconosciute come estranee dal sistema immunitario, cioè di fatto quelle sostanze estranee che provocano una reazione. Come ricorda la circolare del ministero “sono disponibili diversi tipi di test antigenico, dai saggi immunocromatografici lateral flow (prima generazione) ai test a immunofluorescente (seconda generazione), i quali hanno migliori prestazioni” (nella tabella che segue ci sono i risultati e la relativa sensibilità, al 9 novembre 2020, di diverse tipologie di test antigenico ndr)”. VEDI TABELLE *

Ciò premesso per ribadire che quanto le autorevoli istituzioni sanitarie ci chiedono di fare per accertare la nostra positività covid, presenta delle incognite. Perciò può capitare che dopo aver fatto diligentemente anche 5 o 6 ore di fila per fare un tampone ci si rallegri, una volta a casa, quanto giunge nel nostro telefonino il responso ufficiale “negativo”.
Questo in buona parte dei casi, ma per alcuni di noi (fortunatamente una minoranza) dietro alla soddisfazione di averla scampata ci può essere l’inconsapevole contagio. Così rassicurati continueremo a fare la nostra vita di tutti i giorni, infettando coloro con cui veniamo a contatto a cominciare dalla nostra famiglia.

Beh, pur comprendendo tutte le ragioni di opportunità dettate dalla scelta dei tamponi rapidi, dal punto di vista sostanziale si tratta di una sorta di resa, da parte del sistema sanitario. Come dire: “non siamo in grado di processare tutti i tamponi e quindi dobbiamo ricorrere ai test rapidi pur se con standard diversi dal molecolare… e se qualche contagiato ci scappa… pazienza”. Ma non stiamo parlando di un raffreddore o di un’unghia incarnita!

Ci sono persone che in una decina di giorni, avendo avuto contatti stretti o accusando sintomi chiari, hanno dovuto fare ben tre tamponi rapidi: i primi due rigorosamente negativi per poi arrivare positivi al terzo quando oramai avevano la febbre altra ed erano palesemente in Covid conclamato. Viene da chiedersi se non fosse stato più sensato fare subito un molecolare, evitando che potenziali contagiati andassero in giro a infettare altri, per di più senza accalcare le file dei covid point, per svariate volte. 

È noto che ogni contagiato potenzialmente può infettare un numero elevato di persone e certificare che qualcuno è sano quando non lo è, di certo non aiuta a debellare questa pandemia. Già perché anche se il margine d’errore è tutto sommato esiguo resta il fatto che con la nuova variante Omicron è aumentata in maniera esponenziale la contagiosità.

Come se non bastasse un recente studio condotto dall'Università del Minnesota (pubblicato nel Journal of Autoimmunity) ha contato ben 46 mutazioni della variante COVID-19 Omicron di cui non si sa ancora abbastanza. Ora è palese che non possiamo arrenderci a questa pandemia ma è altrettanto deleterio cercare scorciatoie a livello diagnostico o negare la realtà dei fatti rivendicando una normalità che di fatto ha oramai i contorni di un miraggio.

TABELLE * Fonte: https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/Options-use-of-rapid-antigen-tests-for-COVID-19_0.pdf

 

 


 

 


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Ingrid Feltrin Jefwa
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