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01 dicembre 2021

Treviso

L'oro e il nero della “Casa di bambola” di Claudia Buttignol all'Atelier Davanzo

La mostra dell'artista di Orsago visibile su appuntamento a Povegliano fino a domenica 4 luglio

| Lieta Zanatta |

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Claudia Buttignol. Casa di bambola.

 

POVEGLIANO - Per uscire dal dolore occorre ripercorrerlo da fuori, come lo si osservasse clinicamente al microscopio o come si fosse in terza persona, distaccati. E' un modo di affrontarlo, di capirlo, di anestetizzarlo e quindi di lasciarlo alle spalle.

Nella foto: l'artista Claudia Buttignol

L'artista di Orsago, Claudia Buttignol, fa molto di più: ricostruisce il suo percorso di sofferenza con un'interessante escamotage, una serie di opere miniaturizzate che compongono una Casa di bambola, in mostra fino a domenica 4 luglio alla casa d'artista di Valter Davanzo, a Povegliano in Borgo San Daniele 72.

Arte nell'arte, dove le realizzazioni di Claudia lasciano il posto al colore rosso, da lei usato ultimamente, a quello nero.

«Prima di lamentarmi, faccio poetica» esordisce l'artista.

«Sono piccoli quadri con cornici modanate, piccole scatole, piccoli abiti – spiega Stefano Pillon, curatore dell'esposizione - Le ultime opere di Claudia Buttignol sono orientate ad un processo di miniaturizzazione, come arredi o suppellettili di una casa di bambola, e il suo guardaroba. Ma - fatto inatteso - tutto è coperto da una spessa coltre di colore scuro, na man de nero»

«Il nero è il colore che ho dentro e che sto riversando sui miei lavori, il colore della mia disabilità, il disagio della reclusione durante il periodo di confinamento» specifica l'artista. Anche se si tratta di nero su nero, lucido nelle sue variazioni, opaco nelle sue declinazioni.

«Protegge eppure occlude, il nero – riprende Pillon - E il rifugio della Casa di Bambola diventa prigione, luogo di reclusione e di tortura. Il nero denuncia e smaschera, ora: quella casa di bambola è la casa di tutte le donne che fra le mura domestiche sono umiliate ed offese, violate e trucidate. La casa degli orrori. E tutto, anche la dimensione tessile dell’opera, si rovescia nel suo contrario. I bendaggi, i legami, le cuciture - gesti pietosi e pazienti della mano femminile - non curano più, non rammendano e non suturano le ferite e gli stupri dell’esistenza. Sono segni di corpi, imbavagliati, incatenati, infibulati. I buchi e i tagli, inferti alla tela, non sono puro sadismo, sono disperati tentativi di evasione. Così nei “quadri-corsetto” col laccio sfilato a liberare ogni stretta, camicia di contenzione, cintura di castità»

Casa di bambola, non si limita a denunciare. E' un lento liberarsi dalle costrizioni che viene evidenziato dall'uso dell'oro che risalta sul nero, lo eleva e lo nobilita.

E anche se «L'oro non basta» come avverte l'artista, potrebbe essere matto o fasullo. Ma intanto, una via di uscita è stata finalmente tracciata e visibile nel percorso fisico disposto lungo e attorno al tavolo – esposizione dell'Atelier Davanzo. La mostra è visibile su appuntamento telefonando ai numeri 3474546170 e 3477207675

 


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Lieta Zanatta

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