01 ottobre 2020

Cronaca

Rapporto Caritas: "Aumentano usura e disoccupazione, allarme gioco d’azzardo"

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Rapporto Caritas:

Allarme per l'impennata di disoccupazione e ricorso all'usura. Preoccupano anche i dati legati all’aumento delle violenze domestiche e alla corsa al gioco d’azzardo e alle scommesse. Lo segnala la Caritas nella seconda rilevazione nazionale condotta dal 3 al 23 giugno. I dati raccolti si riferiscono a 169 Caritas diocesane, pari al 77,5% del totale.

 

Nella fase attuale, il 95,9% delle Caritas segnala un aumento dei problemi legati alla perdita del lavoro e delle fonti di reddito, mentre difficoltà nel pagamento di affitto o mutuo, disagio psicologico-relazionale, difficoltà scolastiche, solitudine, depressione, rinuncia/rinvio di cure e assistenza sanitaria sono problemi evidenziati da oltre la metà delle Caritas.

 

Nel dettaglio, rispetto alle condizioni occupazionali si sono rivolti ai centri Caritas per lo più disoccupati in cerca di nuova occupazione, persone con impiego irregolare fermo a causa della pandemia, lavoratori precari/saltuari che non godono di ammortizzatori sociali, lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria/cassa integrazione in deroga, lavoratori autonomi/stagionali in attesa del bonus 600/800 euro, pensionati, inoccupati in cerca di prima occupazione, persone con impiego irregolare, casalinghe.

 

Il Rapporto della Caritas segnala inoltre problemi legati all‘eccesso di burocrazia, difficoltà delle persone in situazione di disabilità/handicap, mancanza di alloggio in particolare per i senza dimora, diffusione dell'usura e dell'indebitamento, violenza/maltrattamenti in famiglia, difficoltà a visitare/mantenere un contatto con parenti in carcere; diffusione del gioco d’azzardo/scommesse.

 

E nel periodo più acuto della pandemia anche gli uomini e le donne delle Caritas diocesane hanno pagato un duro prezzo. Tra operatori e volontari sono stati 179 i contagiati dal Covid-19, di cui 95 ricoverati e 20 morti. Ma non è mancato l’aiuto di migliaia di volontari tra cui molti giovani che nella fase acuta della pandemia hanno garantito la prosecuzione dei servizi sostituendo i volontari anziani più a rischio contagio.

 



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