14 luglio 2020

Conegliano

"Provate voi a lavorare con le mascherine FFP2 e 3"

Il sindacalista Giorgio Cremaschi già presidente del Comitato centrale della FIOM CGIL si schiera dalla parte dei lavoratori di Electrolux che hanno scioperato

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Electrolux Susegana

SUSEGANA – Il sindacalista Giorgio Cremaschi già presidente del Comitato Centrale della FIOM CGIL e ora Portavoce nazionale di Potere al Popolo difende lo sciopero dei lavoratori di Electrolux. Cremaschi si pronuncia sulla vicenda in un post sulla sua pagina social dopo che la Cisl si è pubblicamente dissociata e anche la Cgil ha commentato con qualche perplessità la scelta dei lavoratori di incrociare le braccia. Ecco il post integrale di Cremaschi sullo stabilimento Electrolux di Susegana.

“Le mascherine FFP2 e 3 sono le sole che garantiscano una buona protezione dal contagio COVID e sono i soli veri DPI, dispositivi di protezione individuale, da adottare nei luoghi di lavoro dove ci sia affollamento. C’è però un ma. Provate a indossare una di queste mascherine e poi fate un’ora di corsa o di esercizi fisici faticosi, magari al caldo... La grande maggioranza di voi non ce la farà, ben prima della fine dell’ora sentirà soffocamento, irritazioni, fatica supplementare e verrà colta dal bisogno irresistibile di strapparsi la mascherina dal volto e respirare liberamente.

Alla Electrolux di Susegana, Treviso, come in tanti lavori ripetitivi, faticosi e stressanti, questo peso che a noi pare insopportabile in un’ora ne dura sei. Durante le quali le operaie e gli operai della catena di montaggio producono a ritmo frenetico, con operazioni che durano meno di un minuto e poi devono essere ripetute eguali. La direzione aziendale ha adottato tutte le misure di sicurezza previste per impedire il contagio, ma ha rifiutato di discutere con i delegati sindacali tutto ciò che riguarda la maggiore fatica degli operai.

Non si respira in capannoni sempre più caldi ore e ore al ritmo della catena. La soluzione sarebbe semplicissima: abbassare il ritmo del lavoro, aumentare le pause, produrre di meno e poi magari assumere più persone per dividere meglio il peso della fatica. Guai mai, la direzione Electrolux, dal chiuso delle stanze ben climatizzate, dove comunica con i dipendenti via video, ha respinto ogni discussione in merito. E allora giustamente i delegati di fabbrica hanno proclamato lo sciopero, cui gli operai hanno aderito in massa. La stampa lo ha chiamato lo sciopero delle mascherine, facendo capire che si trattasse di uno sciopero irresponsabile verso un’azienda che in fondo sarebbe in regola con le protezioni dal contagio.

Anche il segretario locale della FIOM si è dissociato dalla lotta, lamentando che essa sarebbe in spregio verso chi più soffre per la pandemia. La cosa non stupisce, da anni nei sindacati e nella sinistra prevalgono coloro che dicono ai lavoratori di guardare a chi sta peggio e non a chi sta meglio. Esattamente come da sempre indica la destra. Invece lo sciopero “delle mascherine” è sacrosanto e dovrebbe essere considerato un esempio per tutto il mondo del lavoro. Gli operai non sono robot da esaltare come eroi solo quando si fanno schiavizzare. Lavorare con le protezioni necessarie a fermare il contagio è giusto, ma è anche una fatica ed un impegno in più che si chiedono a chi lo deve fare. E dunque l’organizzazione del lavoro deve cambiare, e gli industriali devono capirlo, con le buone o con le cattive necessarie.

Certo se gli operai alzano la testa la Confindustria ed i suoi tanti complici avranno un bel pò di problemi e magari alzeranno il tono dei loro deliri in nome del profitto. Ma ci provino Bonomi e chi è d’accordo con lui a resistere sei ore alla catena di montaggio con guanti tuta e FFP2. Basta con un sistema ove si organizzano il lavoro senza sentire gli operai, la sanità ignorando medici ed infermieri, la scuola lasciando all’oscuro insegnanti studenti famiglie, l’economia contro le persone e l’ambiente. Grazie agli operai Electrolux che scioperano per il respiro, cioè per la vita, anche a nome dei tanti che sentono la rabbia e l’urgenza di fare come loro, ma che ancora non ne hanno la forza. Arriveranno”.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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