27 maggio 2020

Lavoro

Crisi d'impresa e Coronavirus

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Crisi d'impresa e Coronavirus

È certo che, uno degli effetti del coronavirus, sarà un aumento delle imprese in crisi. Questa nuova situazione merita una riflessione in funzione della prossima entrata in vigore del codice della crisi di impresa che regola tutta la materia, al di là della terminologia liquidazione giudiziaria anziché fallimento. Per quanto riguarda le procedure di allerta, ci sono alcuni problemi relativi alla gestione delle crisi demandata a soggetti che purtroppo non hanno collegamento con chi gestisce realmente l'impresa.

Gli organismi di composizione della crisi (OCRI), appaiono solo dei meccanismi burocratici perché, al loro interno non hanno alcun rappresentante dell'azienda che possa prendere parte alle discussioni su tutte le attività e i problemi aziendali. La procedura di allerta sembra essere soggetta a un sistema sanzionatorio invece che collaborativo, infatti, gli organi di controllo interni e i creditori pubblici qualificati sono obbligati, se non incentivati a segnalare la crisi, al fine di limitare la propria responsabilità, e questo porterà un grande numero di segnalazioni. In questo momento è allo studio il rinvio delle regole del codice della crisi di impresa e dell’insolvenza.

L'Italia potrebbe seguire l'esempio di altri stati come Svizzera Spagna e Austria che hanno previsto di sospendere e attenuare gli atti esecutivi contro i debitori, comprese le dichiarazioni di fallimento. Quanto previsto dal codice della crisi impresa è adatto quando gli indicatori riguardano un numero limitato di imprese e non la maggioranza di esse, come purtroppo si sta verificando in questo momento emergenziale a causa del coronavirus. La chiusura delle attività ha messo in ginocchio molte imprese che prima non presentavano alcun rischio o problema di continuità aziendale.

L’articolo 2086 del Codice civile, già in vigore da marzo 2019, dice che l’imprenditore ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi d’impresa e della perdita della continuità aziendale. Alcune società specializzate in proiezioni, dicono che nei prossimi mesi potrebbero chiudere o portare i libri in tribunale tra il 40% e il 50% delle imprese.

Questa situazione non è paragonabile ad una crisi aziendale e, gli strumenti di risanamento vigenti, sembrano non essere appropriati né adeguati. Oggi si sta cercando di far partire un nuovo sistema che va a sopperire alla vecchia legge fallimentare, ma non abbiamo ancora informazioni relative alle attività e sentenze fatte dagli organi di composizione della crisi. Non possiamo quindi fare ragionamenti o valutazioni su dati. Già ad inizio anno il governo aveva predisposto di rinviare a febbraio 2021 la segnalazione delle società in difficoltà per eccessivi debiti fiscali o previdenziali con le relative segnalazioni agli organismi di composizione della crisi. Organi che dovrebbero essere costituiti presso ogni Camera di Commercio entro Ferragosto del 2020.

Quando finirà l’attuale fase di chiusura, molte imprese dovranno difendersi da iniziative di creditori e dovranno predisporre strumenti di recupero della continuità aziendale, come previsto dal sistema di monitoraggio della crisi di impresa di cui all’articolo 2086 del Codice civile già in vigore. Lo spirito della norma è quello di Intercettare la crisi mediante una diagnosi precoce, favorendo un intervento tempestivo secondo la logica della prevenzione con l’obiettivo di percepire, in via immediata, i segnali della crisi al fine di evitare che essa si traduca in insolvenza irreversibile.

Il legislatore nel riformare la disciplina delle procedure concorsuali con l’istituzione del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, su sollecitazione dell'Europa (regolamento 2015/848/UE e la raccomandazione n. 2014/135/UE della commissione), si è posto un duplice obiettivo: primo, garantire alle imprese sane in difficoltà finanziarie di ristrutturarsi in una fase precoce e, secondo, dare un’altra possibilità agli imprenditori onesti che falliscono.

Studi e statistiche, hanno dimostrato che i risultati, in termini di recupero del credito, sarebbero stati molto più alti se le procedure concorsuali fossero scattate in anticipo e hanno evidenziato un ritardo medio, nell’apertura delle procedure concorsuali, di 2-3 anni rispetto al manifestarsi dei primi sintomi della crisi. Dati che evidenziano l’utilità della norma. Detto ciò, proprio per la particolare situazione in cui siamo finiti, credo sia necessario derogare alcune regole di base dell'attuale ordinamento, ora che il covid-19 ha messo in evidenza alcune debolezze del sistema.

In questo momento, credo si debba dare la massima flessibilità alle imprese, nel trovare soluzioni per uscire dalla crisi. Il nuovo sistema va visto non solo come un insieme di norme ma anche come propulsore della cultura d’impresa in quanto aiuta, soprattutto le micro e piccole imprese, al “looking forward”. Quel guardare avanti, in termini economici e finanziari, che porta a prendere decisioni consapevolmente.

Claudio Bottos
Consulente del Lavoro e direzione strategica aziendale.

 

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