06 aprile 2020

Castelfranco

“Le faccine stanno sostituendo le parole sui social network”

Il professor Daniele Pauletto, lancia un monito sui fenomeni del web

| Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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Emoji

CASTELFRANCO Daniele Pauletto, il professore di Castelfranco che studia i fenomeni del web ha fatto uno studio dettagliato per rispondere ad un quesito: “Le emoji (faccine) stanno sostituendo le parole sui social network, c'è da preoccuparsi?”. Dalla sue ricerca emerge che si tratta ben più di un fenomeno relegato ad Internet poiché influenza la vita sociale di tutti in maniera rapida e con risvolti ad ora imprevedibili.

Se originariamente con i primi cellulari era stato introdotto un linguaggio fortemente basato su pseudo acronimi ora tutto è mutato, come spiega il professore: “Con l'ampia diffusione degli smartphone che hanno soppiantato i vecchi cellulari la comunicazione si è fatta più colorata nei social network attraverso l'uso delle faccine. I dati Audiweb (2019) mostrano che su 41,6 milioni di italiani online, l'81% naviga e comunica via smartphone, per un tempo medio di circa 4 ore. Gli strumenti di comunicazione più usati: WhatsApp (83% degli utenti), Facebook (80% degli utenti) e Instagramm (64% degli utenti)”.

Quanto alle “faccine” Pauletto spiega che: “Le emoji sono ormai una risorsa per molti testi digitali, soprattutto con gli smartphone.Emoji, si sono meritate l'inserimento per la prima volta nella storia nel prestigioso l’Oxford Dictionary Word (nel 2015). Molti le chiamano faccine, smile, emoji e sono ben 845 presenti nella chat di WhatsApp, divise in 5 macro-categorie: Persone, Natura, Oggetti, Luoghi, Simboli. Il problema è che ogni persona interpreta la stessa emoticon in modi diversi, come dimostra uno studio dell'Univesità del Minesota quindi possono nascere incomprensioni o gaffe, spesso da parte degli adulti, che infastidiscono i giovani ragazzi digitali (Millenians)”.

Ma le faccine cambiano anche a seconda dello strumento usato, se pc o smartphone oltre che in base al sistema operativo o software usati nei cellulari o nelle varie app. “I millennials amano i telefonini più dei contatti reali, preferiscono il texting (la scrittura di messaggini Whatsapp) alla conversazione effettiva, gli emoji alle emozioni quelle vere. Tale moda poi sta "contaminando" anche i genitori, adulti e anziani con messaggi infarciti di faccine e di selfie. Bon ton dei Millennial vuole che in un messaggio vengano usate poche faccine, una o due, usarne più di tre sembrerebbe di cattivo gusto”.

Un fenomeno che apre incognite a cui è difficile rispondere come spiega il professore di Castelfranco: “Che ci piaccia o meno, le emoji stanno cambiando il nostro modo di comunicare, da WhatsApp, ai social network Facebook, Instagram, perché sono capaci di dare emozioni alle veloci parole scambiate. Alcune ricerche parlano di comunicazione empatica altre invece di analfabetismo digitale. È arrivata anche una Lettera di 600 professori universitari: «I giovani non sanno più scrivere». Che sia giunto il momento di preoccuparsi?”. Solo il futuro decreterà l'esito di questa tendenza.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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