07 aprile 2020

Treviso

Accoglienza migranti, l'esempio del professor Calò diventa un progetto da seguire

Padova adotta il modello del professore trevigiano che nel 2015 ha accolto sei migranti

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famiglia Silvio calò

TREVISO - Replicare il modello di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati messo in pratica dalla famiglia trevigiana del professor Antonio Silvio Calò in sei Paesi europei, Italia, Slovenia, Grecia, Cipro, Spagna e Svezia. E’ questo l'obiettivo del progetto "Embracin", finanziato dall'Unione europea con 1,9 milioni di euro per tre anni.

In questi giorni i nove partner dell'iniziativa si sono riuniti per la prima volta a Padova, Comune capofila del progetto. All’incontro ha partecipato anche il professore di storia e filosofia al liceo classico Canova di Treviso, che, insieme alla moglie e ai figli, nel giugno 2015 ha aperto le porte della sua casa di Povegliano a sei giovani migranti, oggi autonomi e indipendenti con un lavoro. E il progetto segue lo schema di accoglienza "6+6x6", che prevede sei migranti ogni 5.000 abitanti e un gruppo di sei operatori (dal medico allo psicologo, dal mediatore culturale all'avvocato) in grado di seguire sei gruppi da sei migranti ciascuno.

 "Da inizio anno - ha detto Calò - i miei ragazzi sono tutti autonomi, sia come lavoro che come residenza. Non è vero che questo tipo di accoglienza non si può fare: se ce l'ha fatta la nostra famiglia, ce la può fare anche lo Stato".

Per l'assessore comunale all'Integrazione e all'inclusione sociale, Marta Nalin "il progetto Embracin è aperto sia alle famiglie che ad altre reti di persone. Vogliamo dimostrare che questo tipo di accoglienza può avere un impatto positivo e può dare una risposta alternativa alla chiusura dei porti".

 

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