04 aprile 2020

Benessere

Ricerca: così il cervello 'sente' le emozioni nella musica, studi Bicocca.

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Ricerca: così il cervello 'sente' le emozioni nella musica, studi Bicocca.

Milano, 20 dic. (Adnkronos Salute) - La musica è un linguaggio universale e innato, e a confermalo è la scienza. Ricerche dell'università degli Studi di Milano-Bicocca dimostrano che il cervello umano 'sente' le emozioni veicolate da una melodia in maniera identica a come capta quelle trasmesse dalla voce. In altre parole, spiegano gli autori, esiste "un meccanismo neurale comune che permette di percepire la musica come triste oppure allegra allo stesso modo in cui cogliamo le emozioni espresse dalla voce umana sotto forma di linguaggio verbale o di vocalizzazioni".

Due i lavori in materia, condotti da un team del Dipartimento di Psicologia di Milano-Bicocca coordinato da Alice Mado Proverbio e pubblicati su 'iScience' e sull''European Journal of Neuroscience'. E' stata registrata la risposta bioelettrica cerebrale spontanea, combinata con immagini anatomiche di risonanza del Montreal Neurological Institute, attraverso 128 sensori metallici posti sul cuoio capelluto di 60 studenti universitari maschi e femmine. E altri 32 studenti hanno valutato la componente emotiva degli stimoli, stabilendone la valenza negativa o positiva. In totale sono stati quindi 92 i partecipanti al progetto, durato più di 2 anni.

Gli stimoli erano di tipo verbale, vocale o musicale, riferisce una nota. C'erano 200 enunciati verbali con valenza emotiva (per esempio 'Tutti mi disprezzano', 'Assolutamente fantastico!'), oltre a 25 frasi neutre contenenti un nome, tutti pronunciati da speaker professionisti. Inoltre sono stati proposti 64 file audio di vocalizzazioni spontanee di uomini e donne adulti e bambini (gridolini di gioia, grida di sorpresa o di paura, risate, pianti, lamenti di tristezza). Sia le voci che le parole sono stati poi trasformate digitalmente in melodie eseguite al violino o alla viola/violoncello, proposte in cuffia. E' risultato che i partecipanti erano in grado di riconoscere le sfumature emotive, distinguendole in negative e positive, per le vocalizzazioni tra i 150 e i 250 millisecondi (ms) dopo l'inizio dell'emissione, verso i 350 ms per il linguaggio verbale e a partire dai 450 ms per la musica strumentale. Da questo istante, il cervello esibiva risposte bioelettriche simili per i tre tipi di segnale (voce, musica e linguaggio) nella comprensione del loro significato emotivo.

Dall'analisi dei generatori cerebrali - prosegue la nota - è emerso che solo per la musica si attivavano l'area paraippocampale destra, il lobo limbico e la corteccia cingolata destra; solo per le vocalizzazioni la corteccia temporale superiore sinistra BA39; solo per il linguaggio verbale la corteccia temporale superiore sinistra BA42/BA39.

Le aree comuni che, a prescindere dalla tipologia di suoni, erano attive nel comprenderne la natura emotiva risultavano per gli stimoli negativi il giro temporale mediale dell'emisfero destro, per quelli positivi la corteccia frontale inferiore. La notazione ottenuta trasformando i segnali acustici in note musicali ha mostrato come i suoni emotivamente negativi tendevano a essere in tonalità minore o a contenere più dissonanze di quelli positivi.

"Questi dati - commenta Mado Proverbio - mostrano come il cervello sia in grado di estrarre e comprendere le sfumature emotive dei suoni attraverso popolazioni neurali specializzate della corteccia fronto/temporale, e dedicate a comprendere il contenuto prosodico e affettivo delle vocalizzazioni e del linguaggio umano. Questo spiega la relativa universalità di certe reazioni innate alla musica, che prescindono dall'età e dalla cultura dell'ascoltatore".

 



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