Natale è alle porte, torna il "Pan d'oro"

La storia del celebre dolce nato in Veneto

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Giampiero Rorato | commenti |

TREVISO - Natale è sempre più vicino e desidero raccontare la storia di un dolce natalizio nato nel Veneto, poco più di 100 anni fa, e ormai conosciuto, richiesto e gustato in tutto il mondo.

È un dolce che non ha una lunga storia ma la sua bontà, delicatezza, morbidezza gli ha fatto conquistare i palati in ogni parte del mondo.

Ed ecco, in breve, la sua storia.

Nonostante certe storie raccontino di tante prove compiute all’inizio degli anni ’90 dell’800 dal pasticcere veronese Domenico Melegatti è probabile che il Pandoro sia nato per caso, per l’eccessiva lievitazione di un antico dolce natalizio veronese il Nadalin, fatto sta che una volta che il pasticcere Melegatti s’è trovato in laboratorio questo dolce alto, soffice, delicato, elegante, dopo averlo fatto gustare dai suoi clienti che se ne sono innamorati, gli ha dato un nome che riecheggiava i fasti della Serenissima.

Ricordiamo che quando il doge riceveva re e regine, il cerimoniale prevedeva anche un grande banchetto che si teneva in un salone di palazzo Ducale. Alla fine del pranzo, presenti con l’illustre ospite, le massime magistrature veneziane e gli ambasciatori accreditati, veniva fatta entrare in sala una fila di commessi che portavano sulla mano destra ben alta un dolce ricoperto di lamine d’oro che rilucevano ai raggi solari che entravano dalle finestre.

Quel dolce ricoperto d’oro, che aveva un valore politico, mostrando la ricchezza di Venezia, era chiamato Pan de oro e Domenico Melegatti volle dare al suo nuovo dolce un nome uguale e lo chiamò Pan d’Oro.

Il 14 ottobre 1894, Melegatti, orgoglioso della nuova creazione, depositò il nome e la ricetta presso il Ministero dell’Agricoltura e Commercio, per averne l’esclusiva. Gli ingredienti che Melegatti impiegò sono stati: farina di frumento, zucchero, uova di gallina (non meno del 4%), burro (non meno del 20%), pasta acida, vaniglia.

Sulla forma abbiamo detto che il Pandoro è una specie di Nadalin molto lievitato, quindi cresciuto in altezza. La base è a forma di stella ad otto punte e la base si è conservata immutata nel tempo perché Melegatti chiese all’amico pittore Angelo Dall’Oca Bianca di realizzare uno stampo in metallo che diventasse il modello da seguire anche in futuro.

La superficie del Pandoro è liscia e non crostosa come il Panettone milanese, l’interno è soffice e, grazie al burro, molto setoso. Al taglio il Pandoro diffonde nell’aria la sua essenza burrosa, con note di vaniglia.

Quando Domenico Melegatti fu pienamente soddisfatto del suo nuovo dolce, le fece pubblicizzare e il 21 e 22 marzo 1894, L’Arena, il quotidiano di Verona, così scrisse della nuova creazione del pastificio Melegatti, con le parole stesse del pasticcere che annunciava a “la benevola e numerosissima sua clientela di aver allestito un nuovo dolce che per la sua squisitezza, leggerezza, inalterabilità e bel formato, l’autore lo reputa degno del primo posto, nomandolo Pan d’Oro”.

Erano gli ultimi anni dell’Ottocentesco quando nacque il Pan d’Oro, divenuto nel secolo successivo Pandoro, continuando a soddisfare i buongustai di Verona e di tutto il mondo.
 

 



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Giampiero Rorato

 

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