La frittata di San Marco

Una bella e antica tradizione delle nostre zone

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Giampiero Rorato | commenti |

TREVISO - Bella e antica tradizione quella di festeggiare il giorno di San Marco, patrono della città di Venezia e del Veneto, uscendo lungo gli argini dei fiumi, nelle radure collinari e nella campagna attorno casa per mangiare la frittata (sopra, una frattata di patate).

La tradizione è davvero molto antica. In epoca preistorica si celebrava in questo giorno l’inizio della nuova stagione.

Nell’antica Roma era la festa della dea Robigo e si celebravano le Robigalie, celebrazioni per implorare dalla dea la protezione contro la ruggine del grano.

Poi nell’828, i mercanti veneziani, fra i quali sono ricordati Bono da Malamocco e Rustico da Torcello trafugarono ad Alessandria d’Egitto il corpo dell’evangelista San Marco, portandolo a Venezia e, da allora, a Venezia e nelle terre della Serenissima si fece festa grande.

Poi il 25 aprile, grazie all’eroismo dei parigiani italiani, sostenuti dalle armi alleate, liberarono l’Italia dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista.

E subito dopo il 25 aprile fu proclamata festa nazionale, per onorare i partigiani caduti nella lotta al nazifascismo e in provincia di Treviso i caduti, giovani eroi della resistenza, fucilati e impiccati, furono numerosi.

Il 25 aprile è dunque una festa più volte ribadita nel corso del tempo, ma l’andare per le campagne a cuocere e gustare la frittata – col salame, con le patate, da sola o con altri prodotti (l’uovo, infatti, si sposa bene con molti altri prodotti) – risale probabilmente a epoche preistoriche, quando gli uomini, per ingraziarsi la natura e gli dei del cielo, offrivano loro il simbolo stesso della vita, l’uovo, trasformato in ciò che garantisce la vita, cioè il sole. L’uovo veniva quindi cotto su pietre roventi e trasformato in disco per assomigliare al sole.

Ecco una tradizione che ha attraversato i millenni e che ora si unisce a due feste, celebrate entrambi il 25 aprile, molto importanti per il nostro territorio: la millenaria festa di San Marco e in questo giorno a Venezia gli innamorati offrono il “boccolo”, un bocciolo di rosa rossa, alle donne amate (fidanzate, mogli, madri) e la festa della Liberazione.

Due momenti fondamentali della storia da non confondere – come qualcuno ignorantemente fa – con il 4 novembre (fine della prima guerra mondiale e festa in onore delle forze armate), perché sono celebrazioni che hanno una loro storia, un loro valore e un loro significato che non si può dimenticare.
 

 



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Giampiero Rorato

 

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