07 aprile 2020

Vittorio Veneto

Un asilo che non ha pareti. Ma alberi

Il ‘Progetto di Educazione parentale’ ideato da un gruppo di genitori è un successo. Soprattutto per i bambini dalle guance rosso-ciliegia

| Emanuela Da Ros | commenti |

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Un asilo che non ha pareti. Ma alberi

VITTORIO VENETO - Sono i giorni della merla (i più freddi dell’anno, secondo la tradizione) quelli in cui incontro i bambini. Stivali di gomma imbottiti, tute multifluo, giubbotti così ampi da farci stare anche la bambola, berrettone di lana ben calato sulla fronte, i tre/quattrenni corrono nel fango del parco Fenderl. M’inzacchero anch’io. Non ho scelta. Li intervisto tra l’altalena e una scala artigianale (l’hanno fatta i papà) con la quale i bimbi cercano di conquistare la cima di un albero. Sotto la supervisione del ‘maestro’ Andrea. I bimbi mi fanno corolla. Martino mi spara con un rametto spezzato: pum! Sopravvivo.

 

Sono dentro ‘l’asilo aperto’ (lo chiamo così, anche se i genitori non sono proprio d’accordo).

 

L’asilo che non ha pareti, orari, tasse di iscrizioni. Né riscaldamento. L’asilo in cui tre/quattrenni si sporcano di fango e terra e si colorano di rosso ciliegia le guance. Non per merito di belletti, ma dell’azione cosmetica del freddo di gennaio, del vento di febbraio, del sole timido di aprile e di quello sfrontato di ‘presto che arriva l’estate’.

 

L’asilo senza pareti (ma meglio non chiamarlo così) nasce come ‘progetto di Educazione parentale’ per volontà di alcuni genitori. “Un piccolo gruppo di famiglie - spiega Elisa Bernardi - ha deciso informalmente di impegnarsi in un progetto che non ha fini di lucro, non fornisce servizi pubblici e nemmeno servizi dell’infanzia.

 

L’educazione parentale a cui facciamo riferimento si basa sul principio che ogni bambino possiede la capacità intrinseca di apprendere e che l’infanzia è il momento della vita migliore per scoprire il proprio potenziale.” Elisa, che è una mamma oltre che una delle coordinatrici dell’iniziativa, con altre mamme e papà ha insomma riunito le forze, aggregato alcuni genitori per fare in modo che i figli in età prescolare si trovassero insieme (per diverse ore: dalle otto del mattino fino alle 16 o anche più tardi se il tempo è bello) in un luogo aperto, verde...in qualunque stagione.

 

“La dimensione all’aria aperta è una caratteristica imprescindibile del progetto - aggiunge Elisa - perché in natura le esperienze sensoriali sono presenti nella loro pienezza e coinvolgono tutti e cinque i sensi. I bambini sono spronati in modo naturale a sperimentare le loro capacità. Possono ad esempio allenare il senso dell’equilibrio camminando sui tronchi, toccano e annusano fiori e bacche, possono rotolare nell’erba…e molto altro. Muovendosi in natura i bambini fanno esperienze che risulteranno importanti nella loro vita. All’aperto respirano aria fresca e giocano alla luce del giorno, i vari fenomeni atmosferici sono presenti nella loro pienezza. Ecco queste sono componenti a nostro giudizio importanti per la crescita dei bambini”.

 

Ha una sede legale questo gruppo parentale?

Sì, presso l’abitazione del referente legale del gruppo, mentre per svolgere le attività abbiamo presentato il progetto l’anno scorso alla Consulta dell’Associazionismo Culturale Vittoriese, chiedendo la possibilità di usufruire di alcuni spazi interni ed esterni (i quali ovviamente vengono condivisi anche con la restante comunità per compleanni e altro..). Di fatto però non abbiamo una sede fissa, siamo itineranti.

 

Avete orari/giornate specifiche?

Non seguiamo il calendario scolastico, in quanto non siamo una scuola o un servizio all’infanzia.

 

Che attività fanno i bambini?

Prevalentemente gioco libero vista la sua valenza educativa e sociale, poi ci sono attività destrutturate, passeggiate nei boschi con una guida naturalistica per imparare a riconoscere la flora e fauna locale, attività musicale grazie a una mamma insegnante di musica, doing che è un arte marziale… Prevalentemente le attività vengono svolte all’aperto: una dimensione che offre la possibilità di far vivere il “movimento”.

 

Quanti genitori e bambini sono coinvolti?

Siamo una ventina di famiglie e i bambini sono venticinque.

 

Avete qualche “riconoscimento “ o “finanziamento”?

 

No: ci autofinanziamo. Avviando il progetto abbiamo aperto un conto in cui facciamo dei versamenti per acquistare, se serve, del materiale o il sapone, la carta igienica...

 

I bambini sono vittoriesi? Italiani di origine o ci sono anche stranieri?

I bambini non sono solo vittoriesi. Ma non ci sono bambini stranieri, anche se il nostro progetto è aperto a tutta la comunità’ e in particolare alle famiglie che vogliono mettersi in gioco in un’esperienza educativa differente. Noi adulti abbiamo il potere e il dovere di depositare nella memoria dei nostri bambini dei ricordi, i momenti di vita gioiosi che in questo caso può dare l’outdoor education. Stando al parco tutta la giornata, i bimbi consumano qui pranzo e merenda. “Il pranzo - spiega la mamma Francesca - è rigorosamente al sacco, e per lo più viene consumato all’aria aperta, anche se fa freddo. La merenda è costituita da frutta, pane (spesso fatto in casa) col miele o da torte portate dalle mamme”. I bambini vengono lasciati sotto la sorveglianza dei genitori che non hanno impegni di lavoro, ma anche di volontari. Tra questi c’è Andrea Mariotto, 27 anni, educatore socio-sanitario professionale che, dopo il lavoro alle piscine Nottoli (dove segue bambini di diversa età) arriva al parco a dare il suo contributo al progetto. E’ il maestro Andrea che aiuta i piccoli a raggiungere la cima dell’albero, che segue le loro conquiste motorie, che li invita a raggiungere la ‘Base 1’ (uno spazio attrezzato alla base della collina). “Sembrate dei piccoli esploratori!” dico ai bambini che ancora mi girano intorno. “Lo siamo!”, risponde fiero Ruggero. “Io, Leonardo, Dafne, Gioia, Ania e Giacomo scaliamo anche gli alberi!”

 

Come le scimmie o come i gatti?

“Come gli scoiattoli!”, mi chiude la bocca il quattrenne. “E poi - aggiunge Martino - andiamo a vedere dove i camion buttano la spazzatura che raccolgono: e io sto attento che la buttino bene bene nei bidoni”. Sei bravissimo!, dico. E Martino (col rametto tra le mani): “Posso spararti un’altra volta?”. Pum!

 



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Emanuela Da Ros

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