22 settembre 2021

Treviso

No vax tra infermieri e operatori socio-sanitari: "Segnalati due casi tra gli infermieri"

Benazzi: "Serve una norma per intervenire", la Fp Cgil Treviso: “La vaccinazione è segno di responsabilità”

| Isabella Loschi |

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Francesco Benazzi

TREVISO - Anziani positivi al Covid in alcune strutture della Marca, contagiati da alcuni operatori sanitari no vax o che hanno rifiutato la vaccinazione per altri motivi. Ad oggi su quasi 6mila operatori in servizio nelle 54 case di riposo della Marca, infatti, sono circa mille quelli che non si sono ancora vaccinati, circa il 20%. Numeri importanti anche se per la maggior parte, ha spiegato l’Ulss2, la mancata vaccinazione è solo dovuta a ritardi, mentre sono due i casi no vai già segnalati.

Il problema degli operatori che non si vaccinano resta sempre sospeso in attesa che venga risolto dal governo che a giorni dovrebbe chiarire come agire nei casi di operatori che rifiutano di vaccinarsi. “Chi lavora in sanità, chi lavora nel sociale e con persone fragili ha l’obbligo morale ed etico di vaccinarsi”, ha sottolineato il direttore generale dell’Ulss2, Francesco Benazzi. “Al momento sanitari e operatori socio-sanitari che rifiutano il vaccino li spostiamo dall’attività di degenza e quindi dal contatto con i malati e li mettiamo a fare altro, ma serve una norma su come agire in questi casi. Al momento abbiamo segnalato due infermieri all’Ordine delle professioni infermieristiche di Treviso”.

Sul tema è intervenuta anche la Cgil di Treviso: “È giunto il momento che il Governo e il Parlamento prendano una decisione e che anche la politica del nostro territorio getti la maschera, rivedendo certe posizioni assunte nel tempo”, ha affermato Marta Casarin, segretaria generale Fp Cgil di Treviso.  “Per tutti coloro che per attività lavorativa operano con le persone, e nel caso del socioassistenziale con quelle più esposte e fragili, la vaccinazione oltre che una protezione per sé rappresenti anche un segno di responsabilità verso gli altri: per le persone che si assistono e per i colleghi con i quali si lavora”. 

“In queste giornate in molti hanno invocato una linea dura nei confronti di questi lavoratori, ma intanto la politica sta a guardare – punta il dito Marta Casarin –, con il serio rischio di decisioni discrezionali e discriminatorie in assenza di una norma che regoli con chiarezza una materia così delicata. Perché in assenza di obbligatorietà vaccinale non è comunque possibile, per come stanno le cose, e per la dimensione delle case di riposo del nostro territorio, che i lavoratori che rifiutano il vaccino cambino mansione, cosa che solo poche strutture potrebbero attuare. Il rischio, infatti, è quello di sguarnire il servizio di assistenza e di cura”.  

 


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Isabella Loschi

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