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30 novembre 2021

Treviso

Niente più usa e getta, con Aroundrs il packaging diventa circolare

L’idea innovativa di Giulia Zanatta, avvocato trevigiano dall’animo imprenditoriale

| Leonardo Beraldo |

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Giulia Zanatta, fondatrice di Aroundrs

TREVISO – “E’ stato durante la pandemia” dice Giulia Zanatta, trevigiana classe 1989, “che mi sono resa conto di quanto materiale finisse nei rifiuti. Ho sfruttato spesso i servizi di food delivery e, vedendo che ogni contenitore per il cibo esauriva il suo ciclo di vita nei bidoni dell’immondizia, mi sono chiesta se e come si potesse evitare uno spreco del genere.” Se questa è la genesi dell’idea di Giulia, lo spirito creativo ed imprenditoriale nasce da più lontano.

“Mi sono laureata in giurisprudenza. Poi ho conseguito l’MBA all’ESCP Business School, frequentando corsi sia a Torino che a Berlino. Ho fatto un’esperienza di lavoro in Lamborghini, settore business development, e in uno studio internazionale di Milano, mi occupavo di diritto societario. Nel frattempo mi sono appassionata al mondo delle startup legate alla sostenibilità, facendo anche qualche attività di volontariato.” Giulia si rende conto che a mancarle, per sentirsi pienamente soddisfatta, è dare, attraverso le sue competenze e conoscenze, un contributo in termini sociali: “Una volta superato l’Esame di Stato per diventare avvocato, ho deciso di cambiare completamente strada. Ora seguo lo sviluppo delle startup high-tech della ricerca all’HIT -Hub Innovazione Trentino- e ho fondato Aroundrs srl, una società di tipo benefit, ovvero che si pone, oltre al profitto, uno scopo di beneficio comune.

E’ quest’ultima creatura a voler rivoluzionare il mondo del packaging. “Sottoscrivendo un abbonamento” spiega Giulia, “i ristoranti vengono riforniti di un numero di contenitori targati Aroundrs, riutilizzabili e durevoli. Tramite l’app la clientela prenota il ritiro del cibo ad asporto dentro i contenitori, i quali possono essere tenuti gratuitamente fino a sette giorni, per poi venire riconsegnati ad un ristorante qualsiasi iscritto al nostro servizio.” A cambiare è proprio questo punto di vista: “Vedere l’imballaggio non come un prodotto ma come un servizio. Un passaggio inevitabile, sia per aumentare la sostenibilità ambientale –il sistema è tracciabile, tramite l’app riusciamo a calcolare il risparmio di CO2 e a comunicarlo al locale- sia per permettere, nel lungo termine, un notevole abbassamento dei costi per gli imballaggi stessi.

Ora la startup opera a Milano, Firenze e Torino ma Giulia spera di riuscire ad ingrandire il suo bacino di utenza. “Sicuramente per ambizione personale” confessa, “ma anche perché, se vogliamo davvero ridurre lo spreco, la filosofia della circolarità è l’unica scelta rimasta.
 

 


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