05 agosto 2021

Treviso

"Nessuno venga lasciato indietro nel tempo della crisi per la pandemia"

Celebrata in Cattedrale dal Vescovo Tomasi la festa del patrono San Liberale. Consegnato alle autorità civili e politiche il progetto di solidarietà "“Sta a noi. Per un patto di comunità”.

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

TREVISO - Ha colto l’occasione della festa di San Liberale, patrono della diocesi e delle città di Treviso e di Castelfranco, per consegnare al prefetto Maria Rosaria Laganà e al Sindaco del capoluogo il progetto diocesano per il fondo di comunità a favore di famiglie e imprese. Una iniziativa voluta fortemente dal vescovo Michele Tomasi per offrire un sostegno economico alle famiglie e microcredito alle imprese colpite dalla crisi dovuta alla pandemia, con un fondo dedicato al quale sono invitati a contribuire tutti, in particolare coloro che non hanno visto il proprio reddito intaccato durante questo anno difficile. Oltre duecento i volontari formati, nei 5 sportelli locali.

Un contributo dalla diocesi di Treviso di 550mila euro derivanti in gran parte dai fondi dell'8 per mille. Il progetto, insieme alla Diocesi, attraverso la Caritas, vede coinvolti molti soggetti istituzionali, associazioni, volontariato, in una rete comunitaria importante. Alle autorità presenti in Cattedrale per là solenne celebrazione del santo patrono, mons. Tomasi ha raccomandato di ascoltare l’appello che la nostra vicenda ci rivolge: alla solidarietà, alla responsabilità, all’identità vera e profonda delle nostre comunità. “Ripartiamo da qua e tessiamo reti di amicizia e di solidarietà per il bene di tutti, perché chi ha bisogno sia accolto ed aiutato e chi può contribuire al bene degli altri lo possa fare con animo lieto. In questo senso abbiamo proposto l’iniziativa “Sta a noi. Per un patto di comunità”. Di una rete di ascolto e di aiuto nella comunità per la comunità”.

E ricordando la figura e la testimonianza di San Liberale, il Vescovo non ha potuto non pensare alla prova della pandemia che da oltre un anno stiamo attraversando. E alle “priorità” che si sono inevitabilmente imposte per la stessa Chiesa trevigiana: “Chiesa di Treviso, che cosa porti con te, nel momento della crisi, della difficoltà e della prova? Per te, cos’è davvero importante? Qual è la fede a cui non vuoi, a cui non puoi rinunciare?” - si è chiesto il presule durante l’omelia. Per poi confidarsi: “Io ci pensavo, ve lo confesso, nelle celebrazioni di questa solennità l’anno scorso, vissute allora in questa Chiesa quasi vuota di popolo. Ci penso ora, in un tempo della nostra storia in cui affiora sempre più la fatica di questo lungo tempo di pandemia, in cui lo stillicidio delle notizie sanitarie – vaccini, varianti, contagi – si intreccia con le difficoltà reali della vita sociale ed economica, vissute da molti come macigni che pesano sulla percezione e sulla coscienza di sé e del futuro e sulle concrete prospettive di vita”.

Per mons. Tomasi la solidarietà è la sola che conta; qualora anche le continue novità e prove di questo tempo ci aprissero delle vie di fuga individuali o di piccolo gruppo “possiamo essere per i nostri compagni di viaggio quella voce amica, serena e forte che dice: siamo qui, tutti e non vogliamo che nessuno venga dimenticato, che nessuno resti indietro”.

 



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Roberto Grigoletto

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