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24 gennaio 2022

Italia

"Nessun cambiamento con Papa Francesco"

L'impressione di Massimo Franco, autore del libro "La crisi dell'impero Vaticano"

| Pietro Panzarino - Vicedirettore |

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| Pietro Panzarino - Vicedirettore |

Nelle scorse settimane è stato pubblicato da Mondadori il saggio "La crisi dell'impero Vaticano" del politologo Massimo Franco, già redattore di Avvenire, attualmente notista del Corriere della Sera, molto apprezzato per i suoi interventi come ospite in diverse trasmissioni televisive.

Il saggio per le suggestioni e le relazioni che il Vaticano trattiene a livello internazione come capitale del cattolicesimo suscita la curiosità del lettore. La presenza di numerosi prelati italiani nella struttura del Vaticano ha favorito un rapporto speciale tra Santa Sede e l'Italia, nazione in cui il cattolicesimo rappresenta una fetta notevole della società. Inoltre il libro coglie sfaccettature e curiosità sul cattolicesimo nel mondo, la sua autorevolezza morale nel contesto internazionale. Queste alcune delle motivazioni che hanno spinto a presentare la recensione del saggio, accompagnata dall'intervista all'autore.

La recensione si articola in due parti: la prima presenta l'introduzione generale e il capitolo riguardante il Vaticano, la Curia, la Conferenza Episcopale Italiana, Papa Benedetto e Papa Francesco; la seconda parte, che sarà pubblicata domani, riguarderà il mondo cattolico e la politica italiana degli ultimi tempi.

 

La crisi dell'impero Vaticano presenta le molte sfaccettature della massima istituzione del mondo cattolico storico, come si è evoluta nel tempo, con occhio di riguardo al presente, approfondito in rapporto ai molteplici fenomeni storici, che hanno attraversato la società mondiale. Il quadro non idilliaco del Vaticano, alla vigilia dell'ultimo conclave, viene evidenziato dallo stesso titolo.

Capitolo1. Il Vaticano degli ultimi tempi viene percepito con i connotati dell'imputato, con qualche analogia con il Cremlino comunista. Il berlusconismo, lo scandalo della banca vaticana (IOR), la presenza di cosiddetti corvi sono presentati come le cause, che hanno influito maggiormente a creare tale situazione. Anche il declino degli Stati Uniti e dell'Unione Europea nel mondo globalizzato hanno contribuito a sviluppare il declino del Vaticano.

Il venir meno del comunismo internazionale, contro cui il Vaticano era percepito come lo strenuo difensore e il baluardo della democrazia occidentale e della religione cristiana, ha comportato, come conseguenza diretta, il ridimensionamento del Vaticano. Inoltre viene esaminato il rapporto nord-sud in Europa ossia l'alleanza del Nord protestante rispetto al Mediterraneo latino e cattolico, maggiormente condizionato dal Vaticano.

Particolarmente intrigante su questo versante l'atteggiamento diverso della stessa Germania, nella fase in cui era guidata dal cattolico Kol, rispetto alla protestante Merkel, avendo come spettatore ed attore Joseph Ratzinger, bavarese, dapprima Cardinale e dopo Papa Benedetto XVI. Gli ultimi passaggi del capitolo toccano la sfera economica. La stessa bocciatura del bilancio europeo del novembre 2012 sarebbe figlio del NO ai paesi latini, mentre lo stesso il ministro Andrea Riccardi, storico, ha evocato il periodo delle guerre di religione.

Nella conclusione Massimo Franco lancia un messaggio ai lettori: è stato stimato che l'eventuale uscita dall'euro comporterebbe un calo e una riduzione del 40-50% del prodotto lordo.

 

Intervista all'autore

Secondo una fonte autorevole, papa Benedetto, anche da cardinale , non era riuscito a capire la politica italiana nel complesso, se ne era disinteressato e aveva delegato Bertone e Bagnasco ossia la Curia vaticana e la Conferenza Italiana. Anche da ciò sarebbero derivate le molteplici contraddizioni dei cattolici impegnati in politica, a cui accenna pure lei in modo esplicito.

Non credo che non la capisse, né che fosse disinteressato. Più in generale, il suo pontificato ha coinciso con una fase acuta di crisi del cattolicesimo politico. A questa crisi la Chiesa cattolica e il Vaticano non hanno saputo offrire una sponda né una strategia, e forse non potevano perché la stessa istituzione ecclesiastica era divisa, sovrastata da problemi di governo; e perché il Segretario di Stato, Tarcisio Bertone e il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, erano i primi a non essere in grado di trovare un accordo su chi dovesse avere i rapporti con la politica italiana. Di qui molte tensioni e malintesi.

 

Valori non negoziabili e temi sensibili. Nel saggio offre una ricca panoramica del movimento cattolico nel mondo. Tali categorie sono interpretate fuori dell'Italia con le stesse modalità attuate in Italia? Il Cardinale Martini aveva cominciato ad "aprire" su qualche tema... l'attività del cardinale Bergoglio e i primi messaggi di Papa Francesco possono essere interpretati come forieri di novità? In tempi brevi?

E’ presto per dirlo, ma l’impressione è che Papa Francesco non introdurrà cambiamenti di rilievo: sul piano dottrinale è estremamente "continuista", se si può definire così. La sua apertura sociale sarà anzi è già vistosa. I gesti vanno verso una Chiesa più frugale e pastorale. Ma sui cosiddetti "valori non negoziabili" non ci si debbono attendere strappi rispetto al passato: la Chiesa perderebbe la propria funzione. Semmai, saranno interessanti i primi atti di governo: la scelta del Segretario di Stato e la riforma dello Ior, la "banca del Vaticano". Lì potrebbero arrivare delle sorprese. Anche perché la crisi vaticana e le dimissioni di Benedetto XVI nascono da questioni tutte vaticane. Se vuole ritrovare legittimazione e capacità di incidere anche a livello internazionale, l’impero vaticano deve riformarsi a partire da lì.

 


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