31 ottobre 2020

Treviso

Nel piazzale spazi delimitati per ogni classe e temperatura a campione: alle Felissent tutto pronto per accogliere gli studenti

La preside Magnano: “Mancano ancora una ventina di insegnati”

| Isabella Loschi |

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scuola felissent

TREVISO - Classi separate fin dall’entrata nel cortile della scuola dove ad ogni classe sarà assegnata un’area di 25 metri quadrati, per la raccolta degli studenti, disegnata sull’asfalto con del colore rosso e un cartello ad indicare la classe. Qui l’insegnante aspetterà l’arrivo di tutti gli alunni e poi entrerà a scuola, dall’ingresso prestabilito, per l’inizio delle lezioni in aula.

 

Così lunedì mattina partirà l’anno scolastico alle scuole Felissent di via Caduti di Cefalonia. “Partiamo con orario ridotto, il tempo pieno partirà ufficialmente il 28 settembre, così come il servizio mensa che funzionerà su due turni” - spiega Francesca Magnano, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Felissent che comprende 8 plessi: una scuola dell’infanzia, 6 primarie e 2 secondarie per 1.320 alunni.

 

Lunedì riaprono le scuole ma in cattedra non ci saranno tutti gli insegnati e il rischio è di lasciare gli alunni più piccoli da soli: “A noi mancano come istituto comprensivo circa 20 insegnati - spiega la preside - Per l’emergenza coronavirus ne abbiamo chiesti solo una decina in più perché rivedendo gli spazi e la capienza delle aule dei nostri plessi siamo riusciti a garantire il distanziamento in quasi tutte le classi tradizionali per tutti gli alunni”.

 

Agli insegnati anche il compito di misurare la temperatura: a tutti gli alunni per le scuole dell’infanzia, mentre a campione per i ragazzi delle scuole elementari e medie. Su questo la dirigente ha chiesto la collaborazione dei genitori: “Ho incontrato “online” tutti i genitori dei nostri alunni per far capire loro l’importanza di misurare la temperatura a casa. Ci deve essere una grande responsabilità anche da parte delle famiglie nel mandare il figlio a scuola solo se perfettamente in salute. Altrimenti si crea un effetto domino e nel giro di poco rischiamo di chiudere una classe, un piano, un’intera scuola e diventa una situazione ingestibile”.

 



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Isabella Loschi

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