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28 giugno 2022

Nord-Est

'Ndrangheta: 4 arresti per estorsione ed usura

L'operazione scaturisce dalle indagini "Camaleonte" e "Avvoltoio", dirette dalla Procura distrettuale anti mafia

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foto d'archivio

VENEZIA - I Carabinieri di Padova e i Finanzieri di Mirano hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare dal Gip di Venezia a carico di quattro persone aderenti alla 'Ndrangheta, per diversi episodi di estorsione e usura in concorso con metodo mafioso. Nel corso dell'inchiesta son state effettuate diverse perquisizioni locali e domiciliari nelle provincie di Venezia, Padova, Vicenza e Treviso, mentre sull'isola di Mazzorbetto, nella laguna veneziana, è stato posto sotto sequestro preventivo un immobile,, "Villa Ducale", valutato 2 milioni di euro.

L'operazione scaturisce dalle indagini "Camaleonte" e "Avvoltoio", dirette dalla Procura distrettuale anti mafia di Venezia. L'inchiesta è legata al contrasto dell'attività dell'organizzazione mafiosa di matrice 'ndranghetista denominata "Grande AracriI", che sarebbe stata rappresentata dal gruppo Bolognino, di cui alcuni componenti sono già stati condannati in primo grado.

Gli investigatori in particolare si sono avvalsi di pedinamenti, intercettazioni nonché di controlli bancari e contabili nei rapporti commerciali tra imprese riconducibili agli indagati.
I quattro, secondo la Procura, avrebbero applicato tassi di interesse su prestiti a imprenditori in difficoltà superiori al 200% annuo. Per 'recuperare' il denaro non avrebber esitato ad utilizzare metodi mafiosi.

Singolare è la vicenda che riguarda "Villa Ducale", a Venezia. Il proprietario secondo la ricostruzione degli investigatori, non riuscendo ad onorare i prestiti usurai sarebbe stato costretto a cedere agli indagati la proprietà.
Questa sarebbe poi stata proposta, per l'acquisto, ad un broker svizzero. Una volta che l'affare non è stato concluso gli indagati sono passati alle vie di fatto estorcendogli, con minacce, 85mila euro, consegnati a più riprese in contanti.
Gli episodi contestati avrebbero fruttato agli indagati profitti illeciti per oltre 600 mila euro.

 



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