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27 novembre 2021

Vittorio Veneto

Nasceva cento anni fa il "Nibbio", l'unica medaglia d'oro del Vittoriese

In uscita per le Edizioni De Bastiani l'ultimo romanzo della saga dei Tandura, scritta da Alessandro Valenti, nipote del partigiano Luigino: "Su mio zio un silenzio assordante".

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Luigino Tandura, il partigiano “Nibbio”

VITTORIO VENETO - Si chiama Alessandro, come il nonno che è stato il primo paracadutista al mondo in azione di guerra il 9 agosto del 1918, medaglia d'oro al valor militare, 4 medaglie d'argento in Libia, Cirenaica, Somalia e Abissinia, una promozione sul campo da capitano a maggiore. Ma è dello zio, fratello della mamma, Luigino Tandura, il partigiano “Nibbio” - come il capo dei bravi nei “Promessi sposi” ma di tutt’altro temperamento - che Alessandro Valenti ha scritto, facendone il protagonista dell’ultimo racconto della “saga” familiare dei Tandura.

Dopo la pubblicazione "Due centimetri più alto del re", l'omonimo copione teatrale, la drammaturgia "Alessandro e Maddalena" e la recente commedia in dialetto vittoriese "Vinze a guera e te spose", Valenti racconta di Luigino, medaglia d’oro ma sul quale nessuna riga è “stranamente” (si fa per dire) mai stata scritta. Il 26 aprile prossimo si ricorderà il centesimo anniversario dalla nascita del partigiano tenente-capo distaccamento del battaglione Mazzini della Divisione Garibaldi Natisone operante in Friuli e Venezia Giulia, sola e unica medaglia d'oro al valor militare del Vittoriese, morto (28 giugno 1944) nel Collio goriziano al termine di assalto a un convoglio tedesco e dopo aver messo in salvo i suoi diciannove uomini. Mentre lui - ferito - decide di spirare sul campo di una lotta che per il suo “credo” non poteva che essere solo e soltanto di “liberazione”, non di resistenza.

 

Come te papà" – vita di Luigino Tandura "Nibbio", caparbiamente italiano, medaglia d'oro al valor militare della Lotta di Liberazione” in uscita nei prossimi giorni per i tipi delle Edizioni De Bastiani, è quello che un romanzo storico dovrebbe essere. “Non ho scritto né la storia dei vincitori né quella dei vinti e dei revisionisti” - premette l’autore. E del resto, parlando di “Nibbio”, difficile sposare una posizione che anche lontanamente odori di ideologia: un partigiano non di partito. Aveva fatto ritorno a casa, dalla campagna di Russia, ancora con la divisa addosso: dell’esercito però più neanche l’ombra. Spaesamento il suo, disillusione che si trasforma ben presto in ribellione verso i tedeschi. Prende la via del Cansiglio. Combatte il fascismo, affronta con coraggio, sino all’ultimo giorno, i tedeschi. In nome dell’italianità: “caparbiamente italiano” recita il sottotitolo del libro scritto da Valenti, suo nipote: “Contestava Tito, rifiutava la Slavia italiana”. Una storia umana quella di Luigino, come quella di tanti altri giovani che hanno lottato per la liberazione dalla dittatura ma non per conto di un partito. “Forse per questo su mio zio è calato per tutti questi anni un silenzio assordante”?

 

 


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Roberto Grigoletto

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