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28 settembre 2022

Oderzo Motta

Motta, "Le due chiese" di Vesentini

L'architetto ha presentato la sua ultima fatica letteraria relativa alla storia del Duomo di San Nicolò e della Basilica della Madonna dei Miracoli

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Alfonso Vesentini

MOTTA DI LIVENZA - È uscito il libro "Le due chiese" per Apostrofo Edizioni Cremona. Si tratta dell'ultima fatica letteraria di Alfonso Vesentini, architetto di lungo corso con studio in centro a Motta e appassionato di storia locale.
Il libro parla appunto delle due Chiese di Motta, ossia la Basilica della Madonna dei Miracoli e il duomo di San Nicolò. L'analisi è stata sviluppata il maniera armonica e parallela in quanto le due Chiese nacquero indicativamente nello stesso periodo, caratterizzando la vita paese nei secoli a venire.

Spiega l'autore: «Dovendomi occupare professionalmente dei restauri di antiche dimore oltre che di centri storici, mi sono documentato con ricerche sul passato. Di fatto è stata la mia seconda attività per molti anni».

Un’attività che l’ha portata a Venezia…
«È una città sacra e cosmopolita, unica per stile bellezza e cultura, si è trattato di un’esperienza unica».

Perchè?
«Mi sono laureato allo IUAV negli anni di Carlo Scarpa, il quale ha insegnato magistralmente ad interpretare in chiave moderna la tradizione architettonica di questa straordinaria città. Qui palazzi e dimore ma soprattutto pensieri e persone costituiscono il passato e il presente del Veneto e non solo. Assimilare Venezia, la sua storia ed il suo slancio verso la modernità ed il progresso, nel dialogo costante tra le culture antiche e moderne, è sentirsi al tempo stesso nella storia e nella contemporaneità».

Ma di cosa parla nello specifico questo libro?
«La mie ricerche si sono concentrate anche sui personaggi della Religione tra Cattolicesimo e Protestantesimo dove quest’ultimo era fortemente presente attorno al ‘500 ma che con la Controriforma è stato un fenomeno prevalentemente del nord Europa e Americano».

Dunque un libro non solo “locale”.
«La storia di Venezia e dell’Italia per duecento anni con la Chiesa ci ha visti assieme alla Spagna. La mia professione di architetto mi ha portato a vedere da vicino atteggiamenti e mentalità che ho cercato di riallacciare al passato. Dunque occupandomi di architettura mi sono ritrovato a ristudiare la storia. Sembra un’ovvietà ma essere contemporanei, senza farsi prendere dalle nostalgie del passato e dalla smania di anticipare il futuro. Un atteggiamento impegnativo, lo assicuro».
 

 


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