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08 dicembre 2021

Castelfranco

La morte di Serena Fasan: un dramma che chiede risposte

La ricostruzione dei fatti sulla triste vicenda

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La morte di Serena Fasan: un dramma che chiede risposte

CASTELFRANCO - La Procura della Repubblica di Treviso ha aperto oggi un fascicolo d'indagine sul caso di Serena Fasan, la farmacista di 37 anni di Castelfranco Veneto trovata esanime dal compagno, al suo rientro a casa, la notte tra mercoledì e giovedì scorsi. Una tragedia che si è intrecciata con un'altra morte, quella per suicidio dello zio della donna, scoperta alcune ore dopo, e che getta ombre inquietanti sull'intera vicenda, anche se al momento restano solo congetture.

L'ipotesi di reato formulata dal sostituto procuratore Mara De Donà è di omicidio volontario, anche se negli atti relativi non vi sono indicazioni su persone sospettate. Sarà necessario, per ottenere indicazioni decisive sull'indirizzo da dare all'indagine, attendere l'esito dell'autopsia, che è stata fissata per i primi giorni della prossima settimana ed affidata stamani dal magistrato al medico legale Alberto Furlanetto.

Secondo la ricostruzione più accreditata, la donna era in casa con il figlio, di tre anni, che dormiva nella propria cameretta, e con un piccolo cane. Il compagno, suo coetaneo, che si trovava al lavoro nel pub di sua proprietà, nel tardo pomeriggio è rincasato su richiesta del padre di lei, che non riusciva a rintracciarla e gli ha chiesto di verificare se fosse successo qualcosa. Qui ha trovato Serena, a terra, priva di conoscenza; l'uomo ha cercato di rianimarla e poi ha chiamato il Suem 118, i cui operatori però non hanno potuto far altro che constatare la morte della donna.

Sul posto oltre ai militari del Nucleo Investigativo di Castelfranco, sono giunti il magistrato e il medico legale. Sul collo di Serena Fasan sono stati trovati dei segni, che sarebbero da ricondurre ai tentativi di rianimazione, prima da parte del compagno e poi degli operatori sanitari. Le braccia della donna non evidenzierebbero i segni classici di tentativi di difesa, come graffi ed escoriazioni. In casa nessuna traccia di violenza, nessuna effrazione. A poca distanza dal corpo, che era steso nel corridoio dell'abitazione, è stato rinvenuto a terra lo smartphone della 37enne.

A rendere ancor più tragica e complessa la vicenda è stato, verso le 3.00 del mattino di giovedì, il ritrovamento ai piedi del “ponte dei suicidi” a Pieve del Grappa, a pochi chilometri da Castelfranco, del corpo di uno zio della donna, un uomo di 55 anni che risultava sofferente da anni di depresione e che, secondo indiscrezioni, avrebbe in altre circostanze tentato di togliersi la vita. Da alcuni accertamenti svolti dai carabinieri, sembrerebbe che quella stessa notte aveva già cercato di togliersi la vita in casa, senza però riuscirci. Sarebbe dunque uscito in auto verso il ponte da cui si è gettato nel vuoto.

Secondo le ipotesi ad oggi più accreditate, all'origine del gesto ci potrebbe essere l'aver appreso della morte della nipote; non ci sono invece elementi tali da far supporre un loro incontro nelle ore precedenti. Il dubbio su una eventuale aggressione da parte del parente, insomma, pare inconsistente, così come sembra stiano perdendo spessore altre letture dell'evento orientate ad immaginare una qualsiasi forma di violenza.

Sarà dunque l'autopsia a dare indicazioni precise sulle cause della morte di Serena. Già oggi, anche l'anatomopatologo ha detto di ritenere una crisi epilettica la causa del decesso, circostanza ritenuta "compatibile" con gli altri elementi riscontrati. Lo stesso professionista dice anche che, praticando l'autopsia, si riterrebbe "stupito di trovare conferme all'ipotesi di aggressione" dato che "i segni che lo fanno supporre sono molto modesti".


(di Gianni Favero)
 

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