27 febbraio 2021

Italia

Monti: "L'Imu va data ai Comuni"

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Monti:

ROMA - L'Imu va modificata, con la maggior parte del gettito ai comuni. Le tasse vanno ridotte, ma con cautela: con il taglio alla spesa pubblica, è possibile una riduzione dell'Irpef e il congelamento dell'aumento dell'Iva. Mario Monti, nella sua lunga intervista a SkyTg24, rilancia sui temi economici. E lo fa confrontandosi proprio sul terreno, quello fiscale, più battuto finora da Berlusconi e dal Pdl.

Il Professore vuole rimarcare proprio la discontinuità con il suo predecessore. A novembre 2011 la situazione era catastrofica; oggi, salvo imprevisti, non serve una nuova manovra, perché i conti sono a posto. Sul fronte del lavoro, invece, è stato il Pd a frenare la riforma Fornero. Ancora, basta con il 'Monti amico delle banche' e nessun dogma nella politica industriale, anche per Alitalia. Monti non vuole fare promesse facili, ma ha già imparato a muoversi nel clima della campagna elettorale. A partire dal tema tradizionalmente più caldo, quello delle tasse. "Vanno ridotte, ma con cautela", spiega, tornando sull'ipotesi di un intervento sulla pressione fiscale verso cui ha già aperto nei giorni scorsi. "E' da rivedere l'intera struttura fiscale" e "va fatto nell'arco di un po' di anni". La strada per far scendere le tasse, comunque, è quella di "ridurre di più la spesa pubblica".

Nel documento in cui ha sintetizzato la sua agenda, che, puntualizza, "non è un programma", ci sono l'ipotesi di abbassare di un punto le aliquote più basse dell'Irpef e di congelare definitivamente l'aumento dell'Iva previsto a luglio prossimo. "Ci sono tutte queste possibilità. Queste e anche di più. Qual è la via maestra? Ridurre la spesa pubblica". Il Professore, quindi, fa riferimento alle resistenze incontrate proprio su questo fronte. "Noi ci siamo messi all'opera, ma sulla spending review abbiamo trovato in Parlamento molte difficoltà. Ad esempio, il provvedimento sulla Province non corrisponde" a quanto aveva previsto il governo.

Altrettanto chiara l'indicazione che arriva sull'imposta più contestata, l'Imu. "Va modificata" e "il gettito va dato maggiormente ai Comuni", dice Monti, puntualizzando ancora una volta che l'Imu "è un frutto del precedente governo". Che pesa sui conti delle famiglie italiane. Quanto ha pagato di Imu? "Parecchio, ma non ho qui la cifra. Si occupa mia moglie di queste cose", replica il Professore. Resta sempre fermo, poi, l'impegno per la lotta all'evasione. "Sono pronto a continuare la battaglia di civiltà", assicura, ricordando che il suo governo ha adottato "misure senza precedenti" contro l'evasione che hanno portato a un gettito "superiore ai dieci miliardi di euro".

Le considerazioni su quanto fatto dal suo governo portano Monti anche a evidenziare la discontinuità che si è prodotta con il suo intervento rispetto al precedente governo Berlusconi. "A novembre 2011 c'era il rischio che la situazione diventasse tecnicamente catastrofica", torna a sottolineare, come ha già fatto più volte in passato. Con lo spread sotto i 300 punti, invece, "si risparmiano molti miliardi e questo risparmio va contato sul debito pubblico per gli interessi, ma anche su quello privato. Un risparmio che può essere calcolato come superiore al gettito Imu". Insomma, fa notare, tredici mesi sono serviti a cambiare rotta. Tanto che può escludere una nuova manovra, salvo imprevisti. "Sarà il nuovo governo a decidere", dice, rispondendo a una domanda. Le organizzazioni internazionali, ricorda, "ci riconoscono di avere portato il bilancio al pareggio strutturale"; i conti "sono in ordine" e una manovra potrebbe essere necessaria solo "se ci dovessero essere eventi non previsti".

Risposte anche per chi continua a rimarcare la 'vicinanza' di Monti ai salotti buoni della finanza e alle banche. "E' uno dei segni di superficialità nel dibattito pubblico", replica il Professore, ricordando che "il governo Berlusconi era contro la tassazione delle transazioni finanziarie. L'Italia bloccava la Tobin Tax, io ho cambiato posizione e ora si sta facendo". Infine, una scelta di campo per la politica industriale. "No a posizioni astratte o dogmatiche", anche su Alitalia.

A proposito della sua decisione di salire in politica, Monti dice che la stava "covando già da prima", ma a fare da acceleratore è stato l'atto di sfiducia del Pdl che gli "ha rafforzato il convincimento". Alla domanda se ci fosse un patto con Alfano, Bersani e Casini per escludere una sua candidatura, Monti risponde: "Un patto no, ma io stesso pensavo che non mi sarei candidato perché non sarebbe stato necessario farlo, ero ottimista sulla possibilità che il Paese, dopo lo sforzo intenso di tredici mesi, continuasse in direzione della crescita con le riforme. Poi, con le preoccupazioni emerse in Italia e all'estero sul dopo elezioni, ho pensato di promuovere uno sforzo nella società civile, accanto a politici ben filtrati dal punto di vista del rigore di comportamento, per aiutare l'Italia a riformarsi e a riavvicinare politica e società".

Il Capo dello Stato Napolitano "è stato tenuto al corrente dei miei travagli interiori, non credo che abbia avuto nessuna sorpresa". Certo, aggiunge, "una sorpresa c'è stata", la sera dell'8 dicembre quando ha annunciato le sue future dimissioni.

Sulla decisione di presentare più liste alla Camera per la coalizione di centro assicura di "non aver subito diktat" e aggiunge "sono convinto che sia meglio così". "Spero che non sia scritta la parola fine", aggiunge Monti, nel rapporto con il ministro Passera. "Ha lavorato bene e ha molto da dire al Paese. Ha preso, secondo me a torto, una posizione più rigida di me sulla lista unica anche alla Camera".

Quanto ai tempi di ufficializzazione delle candidature della sua lista dice che li presenterà "nei prossimi giorni, non so se già martedì". Conferma poi a Sky Tg24 che con ogni probabilità Luca di Montezemolo non sarà in lista, mentre per quanto riguarda esponenti di Italia Futura "sono vagliati a uno a uno da me, così come molti esponenti della società civile". Inoltre, aggiunge Monti, non ci saranno 'premi' per i fuoriusciti di Pd e Pdl: "No, anche perché non è un premio. Queste persone le desideravamo. Pensi a Ichino che sempre meno si è ritrovato nelle politiche del Pd come, ad esempio, sul fronte del mercato del lavoro. Un posto glielo avremmo offerto anche se non fosse stato in Parlamento".

Il simbolo non corrisponde, invece, del tutto alla sua idea originaria. "Avrei preferito - spiega - non figurasse il mio nome: non mi piace espormi così. Ma essendo connotante...".

Rispetto a una sua eventuale elezione a presidente della Repubblica Monti dice di non credere di "avere aumentato" le sue probabilità. Comunque, aggiunge, "a eventuali richieste si risponde se e quando arrivano".

Mario e Barack ormai si chiamano così. Sente molto, ammette Monti, questa vicinanza con Obama "soprattutto questa grande facilità di rapporto sulla comprensione delle cose e delle persone". Si dice "lieto" di aver ricevuto "buoni giudizi" dall'Osservatore Romano e da esponenti del Vaticano. "Questo mi incoraggia a impegnarmi anche di piu'"."Non credo che mi sia stata una 'patente' di cattolicita', non l'accetterei da nessuno". Monti spiega poi a Sky Tg24 che aveva dato disponibilità a partecipare a una trasmissione in Rai oggi, ma "ci hanno detto che essendo un giorno di festa era proibito e abbiamo subito risposto: va bene". E' la dimostrazione, sottolinea, che "Tarantola e Gubitosi non siano uomini miei. Hanno dimostrato indipendenza".

Accetto con piacere un confronto con Berlusconi e Bersani, conclude a Sky Tg24, "sarò onorato di essere a fianco di questi veri politici".

(Adnkronos)

 



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