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01 dicembre 2021

Vittorio Veneto

Il mistero delle caserme (soppresse)

La Gotti e le altre sono all’asta, ma il comune spende 12 mila euro per delle perizie

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

Il mistero delle caserme (soppresse)

VITTORIO VENETO - La Gotti, la caserma Tandura, palazzo Doro Altan e compagnia immobiliare bella: che c’è di nuovo e che c’è di molto strano.

Apro una parentesi, ma è piccolissima e ci vuole. Nel film Philadelphia, l’avvocato più figo chiedeva che gli si spiegassero le cose come se avesse sei anni. Cercherò di fare lo stesso. Non di spiegare l’inspiegabile, ma di trattare la faccenda per farla capire a un seienne. I fatti concreti. I fatti concreti - oggi - sono che tutte le caserme e i bei palazzi vittoriesi che fino a qualche anno fa erano occupati dall’esercito sono vuoti. Sono contenitori che rischiano di andare in malora. Come villa Papadopoli, tanto per dirne una.

Il futuro annunciato. Il comune di Vittorio Veneto, da quanto ha avuto il timone il sindaco Tonon ha detto: Ci penso io. Sindaco e qualche assessore sono andati a Roma, a parlare con chi di dovere. Poi Chi di Dovere (rappresentanti di quel Demanio che la proprietà degli immobili) è venuto a Vittorio Veneto. I Grandi rappresentanti del Comune e del Demanio hanno firmato una carta (Protocollo, per i non seienni), in cui si diceva che in capo a un anno il comune avrebbe trovato il modo di riconvertire quegli immobili. Di farne qualcosa di utile. In capo a un anno non è successo un bel niente, ma Comune e Demanio hanno detto che c’era tempo. Ma il tempo passa.

Il presente. Intanto che il tempo passa, il Demanio che fa? Mette all’asta tutto. Tutti gli immobili dell’ex esercito che stanno a Vittorio Veneto. Nella vetrina internazionale di Invest in Italy (www.investinitaly.com), portale che ha lo scopo principale di presentare al mercato italiano ed estero le offerte di investimento in immobili pubblici, gli immobili che il 1° Fod aveva a Vittorio sono a disposizione dei privati. Per acquistarli e farne centri residenziali, centri commerciali, saune, centri di salute del piede...Non si sa. Si sa solo che la caserma Gotti, la caserma Tandura, palazzo Doro Altan eccetera eccetera stanno in una bacheca di compravendita immobiliare.

Dubbi dubbiosi. A questo punto succede di andare nel sito del comune per vedere che ci sia di nuovo. Lì si scopre che Vittorio Veneto ha deliberato di spendere 12 mila euro per fare delle perizie, dei consulti, degli esami alle caserme oggetto di vendita. Si scopre - tanto per entrare nel dettaglio - che la giunta darà a Gino Lucchetta 3.672 euro iva esclusa per una perizia geologica per la valorizzazione di 5 aree militari dismesse nel comune di Vittorio Veneto. Che darà 3.114 euro, iva esclusa, a Gaspare Andreella per vedi sopra. Che darà 4.029 euro, iva esclusa, a Michele Cassol per vedi sopra.

Spese. Insomma: a guardare i bilanci approvati dalla giunta Tonon si scopre che i vittoriesi stanno spendendo un fracasso di soldi per verificare la compatibilità idraulica o la valutazione di incidenza ambientale o non si sa che altro per degli edifici che potrebbe acquistare chiunque.

L’esame di maturità, ovverosia: il quiz. Stabilito quanto sopra, un seienne chiederebbe al sindaco quattro perché. Perché, a spese dei cittadini, si è dato tanto da fare per sottoscrivere un progetto col Demanio, quando questo sta commercializzando per conto proprio i propri beni. Perché stia spendendo soldi dei vittoriesi su beni immobili che non appartengono ai vittoriesi e che potrebbero essere venduti domani. Perché non sia uscito con un comunicato stampa che informi i cittadini di quanto sta succedendo. Perché tanti comuni in Italia hanno acquisito a titolo gratuito beni immobili dello Stato e invece a Vittorio Veneto non è arrivato niente gratis?

 


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