26 settembre 2020

Nord-Est

Migliaia di persone a Jesolo: fiumi di gente in spiaggia e sulle strade

Sabato sera sembrava di essere a Ferragosto, con via Bafile e le sue piazze letteralmente invase da una marea di gente

| Roberto Silvestrin |

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| Roberto Silvestrin |

Jesolo

Una foto scattata sabato sera in Piazza Mazzini 

 

JESOLO - Sembrava di essere a Ferragosto, con via Bafile e le sue piazze letteralmente invase da una marea di gente. E sabato sera Jesolo sembrava un unico grande assembramento all’aperto, con migliaia di persone a passeggio, nei ristoranti, nei locali e sul lungomare. Sabato è arrivata sostanzialmente la conferma che l’Italia è divisa in due parti che vanno a velocità diverse, in questo periodo di convivenza con il virus.

 

Da un lato c’è chi è costretto a rispettare norme stringenti e a contingentare ingressi e spostamenti, dall’altro ci sono le zone “franche” all’aperto in cui praticamente succede di tutto. E allora capita, per esempio in Piazza Mazzini, di vedere folti gruppi di ragazzi urlare, cantare e farsi selfie tutti insieme, dimenticando ogni distanza di sicurezza e ogni norma anti-contagio.

 

Sembrava che la movida avesse ripreso il suo normale corso, e non ci si è fatti mancare nulla, nemmeno una rissa tra ragazzi proprio in Piazza Mazzini. Una trentina le persone coinvolte, due i giovani feriti nel parapiglia.

 

L’origine della grande folla che ha “riempito” le vie di Jesolo per il solstizio d’estate potrebbe avere comunque una spiegazione, più o meno vaga: con gli ingressi controllati nei locali, con la maggior parte delle discoteche ancora chiuse e il divieto di creare assembramenti (almeno all’interno), pare naturale che i giovani si riversino nelle strade.

 

Uno scenario, quello del sabato jesolano, anticipato comunque già nel pomeriggio in spiaggia: migliaia le persone “presenti” per il primo appuntamento estivo sul lido. Se si confrontassero due immagini, una del 2020 post lockdown e una dell’anno scorso, non si noterebbe nessuna differenza. Buono, anzi ottimo per l’economia, un po’ meno per la gestione della convivenza con il Coronavirus.

 


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Roberto Silvestrin

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