29 maggio 2020

Mense BIO, un diritto

- Tags: pesticidi, fitofarmaci, bambini, mense biologiche

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Eva Da Ros | commenti | (3)

 

Negli ultimi giorni si è tornato a parlare delle indagini che l'ULSS7 sta conducendo sulla presenza di fitofarmaci nelle urine dei bambini, e questo mi porta nuovamente a pensare all'argomento “mense biologiche” e a chiedermi perchè sia così difficile realizzarlo.
La risposta la conosciamo: costa di più. In realtà neanche tanto: un comune del veronese è riuscito a realizzare il progetto mense biologiche per tutte le scuole pubbliche comunicando che l'incremento di costo è stato di un solo 15% (http://bioveneto.venetoagricoltura.org/?q=node/115).

E' la salute dei nostri figli, hanno il diritto di non essere avvelenati da residui di fitofarmaci (e non solo) contenuti nel cibo. Almeno a scuola, poi a casa ognuno decide secondo la propria coscienza.

Negli ultimi anni, infatti, numerosi studi scientifici hanno confermato una maggiore presenza di fitofarmaci nelle urine dei bambini alimentati con cibo convenzionale rispetto a coetanei che seguivano un'alimentazione biologica (vedi bibliografia sotto), correlando disordini comportamentali e neurologici alla presenza di tali sostanze.
Non tutti sanno che la DGA (dose giornaliera accettabile) per le sostanze pericolose è stabilita per un uomo medio di 70 kg. Ma un bambino ne pesa 20 di chili...

 

i bambini sono particolarmente vulnerabili all’impatto dell’inquinamento


Nel 2005 l’Organizzazione mondiale della sanità ha avvertito: “In quanto soggetti in via di sviluppo i bambini sono particolarmente vulnerabili all’impatto dell’inquinamento: la loro capacità di respirare, mangiare e bere più degli adulti rispetto alla loro massa corporea, fa sì che ingeriscano in maggior misura sostanze potenzialmente tossiche”. Tra le sostanze più nocive troviamo diossine, pesticidi, nitriti e nitrati dei fertilizzanti azotati.

La Regione del Veneto ha cercato di dare una direzione alla qualtià del cibo destinato ai bambini che mangiano a scuola con la Legge regionale 1 marzo 2002, n. 6 “Norme in materia di consumo di alimenti nelle mense prescolastiche e scolastiche, negli ospedali e nei luoghi di cura e di assistenza”: all’articolo 3 prevede che in tutte le mense prescolastiche e scolastiche, negli ospedali e nei luoghi di cura e di assistenza, gestiti in qualsiasi forma da soggetti pubblici o anche privati, debbano essere somministrati esclusivamente:
• prodotti con certificazione che non derivino da OGM né contengano OGM;
prodotti biologici;
• carne bovina proveniente da un sistema di identificazione e di registrazione degli animali in conformità alla normativa europea emanata durante la crisi dell’encefalopatia spongiforme bovina.
A che punto siamo? Che anche all'asilo di mio figlio mi hanno risposto picche. Ma la legge c'è o no?


- 1999, Università di Siena e Dipartimento di Tossicologia Occupazionale e Igiene Industriale dell’Usl (Monitoraggio biologico dell’esposizione ad antiparassitari organofosforati nei bambini italiani): urine di tutti i bambini “valori di residui significativamente più elevati” rispetto agli adulti
- 2003, Università di Washington, Dipartimento di Salute Ambientale della School of Public Health and Community Medicine (Esposizione a pesticidi organofosforati da parte di bambini in età prescolare con alimentazione convenzionale e biologica) : i bambini con dieta biologica presentano livelli di esposizione ai pesticidi organofosforati significativamente inferiori a quelli che consumano alimenti convenzionali
- 2005, Emory University, Georgia, U.S.: nell’urina di chi consuma alimenti da agricoltura convenzionale si individuano residui degli antiparassitari organofosforati che possono comportare disordini neurologici e che scompaiono dopo pochi giorni di alimentazione con cibi biologici (i bambini possono assumere antiparassitari con il latte materno o tramite alimenti inquinati)
- 2007, Lancet: i coloranti e gli additivi chimici presenti in bibite ed alimenti scatenano comportamenti iperattivi nei bambini di età compresa fra i 3 e i 9 anni
- 2012 Pediatrics: correlazione tra esposizione precoce agli organofosforati e ognanoclorurati (DDT) ed effetti avversi sullo sviluppo nervoso e comportamentale

Fitofarmaci
Il biologico nel Veneto
Osservatorio prezzi biologico



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Certo Emanuela, le mense possono e devono essere anche un mezzo educativo: mi vengono in mente la scarsa rotazione dei cereali (quasi sempre pasta e riso) e la presenza esigua dei legumi. La scuola può diventare un momento di crescita anche nel cibo, una finestra aperta su ingredienti e ricette che a casa, magari per scarsa conoscenza degli stessi, non sono proposti. Purtroppo colleghi che seguono la ristorazione collettiva mi riferiscono non poche difficoltà nel mettere in atto i buoni intenti educativi...

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http://www.altroconsumo.it/alimentazione/prodotti-alimentari/news/mangiare-bio-non-fa-la-differenza

Mangiare bio non fa la differenza

7 settembre 2012


Le conclusioni di uno studio che ha analizzato 240 ricerche sugli alimenti biologici parlano chiaro: non hanno nessun vantaggio nutrizionale né sono più sani.

Saranno forse più in sintonia con la natura, ma i prodotti alimentari coltivati con criteri biologici non sono migliori di quelli tradizionali dal punto di vista nutritivo, né presentano vantaggi sul piano della salute. A dirlo è una ricerca dell'università americana di Stanford che mina alla base il mito della coltivazione biologica. E non si tratta di conclusioni di poco peso, ma del risultato di un’analisi condotta su ben 240 studi pubblicati negli ultimi anni su questo tema, che ha messo insieme sia i dati di letteratura sulla presenza di vitamine e altri nutrienti, pesticidi e contaminanti negli alimenti (frutta, verdura, latte, carne…), sia i dati sull’impatto del consumo di cibo biologico nell’organismo umano. Nessuna vitamina in più, né maggiori concentrazioni di proteine, si legge nel rapporto pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Meno contaminati, ma poi nessuna differenza per noi
Laddove i prodotti biologici risultano superiori è invece nel rischio ridotto di contaminazione con i pesticidi (- 30%) e nel fatto che i microbi trovati in polli e maiali bio risentono meno della resistenza agli antibiotici (una delle regole della coltivazione organica è proprio nel ridurre al minimo l’utilizzo di questa categoria di farmaci). Le rare analisi applicate direttamente alla salute delle persone abituate a consumare cibi biologici, tuttavia, non hanno mostrato alcuna riduzione di allergie, né di infezioni batteriche. Inoltre, il rischio di eccedere la quantità di pesticidi considerata pericolosa per l’uomo consumando alimenti convenzionali resta comunque sempre molto basso.

Scegliere bio significa solo un minore impatto ambientale
I prodotti biologici, vegetali e animali, sono ottenuti con metodi di coltivazione e allevamento ben precisi. Si differenziano da quelli convenzionali per il fatto di ridurre al minimo l’uso di sostanze chimiche, dai concimi, ai pesticidi, passando per i farmaci. Questo non significa, però, che i prodotti convenzionali siano avvelenati o meno sicuri: la legge vieta infatti la presenza di sostanze pericolose per la salute in tutti i prodotti in commercio, siano essi biologici o convenzionali. La bioagricoltura, soprattutto, è meno intensiva e più rispettosa dell’ambiente ed è l’unica ad avere regole precise stabilite dalla legge. La normativa prevede, tra le altre cose, una rete di controlli sull’operato delle aziende che optano per il bio. In sintesi possiamo dire che i principali obiettivi dell’agricoltura biologica sono la salvaguardia dell’ambiente e il rispetto degli animali.

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Buonasera Mauro,
grazie per il suo intervento.
A quell'articolo sono seguite numerose risposte tra cui http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3546364/ che dimostrano che studi più precisi debbano essere condotti.
Credo vada specificato che esiste il biologico di piccole realtà (in cui per esempio le uova sono di galline nutrite con il proprio mais e le proprie verdure) e il "biologico industriale" (in cui le galline non vivono lo stesso trattamento). Ci vorrebbero degli studi anche su questo...

Se comunque volessimo focalizzarci su quello da lei postato troviamo già sufficienti spunti per convincerci che il biologico sia più salutare a lungo termine: meno pesticidi (tra l'altro non si conosce ancora il rischio dell'utizzo di più fitofarmaci contemporaneamente) e minor antibiotico resistenza.

E poi, elevando un po' lo sguardo al pianeta in cui viviamo (e siamo tanti!!), per quanto tempo sarà ancora possibile continuare a inquinare/desertificare?

Consiglio il libro "Il dilemma dell'onnivoro". Buona lettura a tutti!

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