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03 ottobre 2022

Nord-Est

Marmolada: intervento sul campo tra 2.500 e 2.800 metri

Borgonovo: "Operiamo dove si sono formati accumuli di detriti"

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Marmolada: intervento sul campo tra 2.500 e 2.800 metri

TRENTO - L'operazione di ricognizione della squadra interforze sull'area del disastro della Marmolada si è svolta ad un'altitudine compresa tra i 2.500 e i 2.800 metri, a una quota nettamente inferiore a quella del ghiacciaio. Lo ha precisato, in conferenza stampa, il coordinatore, Paolo Borgonovo, ispettore del Centro addestramento alpino della polizia di Moena.

"La condizione del terreno è un po' anomala: in alto troviamo soprattutto ghiaccio che richiede l'impiego dei ramponi, mentre verso valle si trova una colata di fango e terra. Noi operiamo nella zona in cui si sono formati gli accumuli di detriti", ha detto Borgonovo. Nella squadra, formata da 14 operatori esperti, vi è anche una donna, Lisa Morandini, della stazione del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Passo Rolle.

La sicurezza dello scenario durante l'intervento è affidata ai vigili del fuoco del corpo permanente di Trento. "La situazione - ha detto il professionista ed esperto in cartografia, Andrea Cieg - è monitorata costantemente attraverso le strumentazioni tecniche puntate sulla calotta rimasta in posizione e collegate ad allarmi sonori, mentre dei droni sono sempre in volo sopra la suqadra. Gli operatori sono dotati di radio Gps per tracciarne i movimenti in tempo reale".

Gli interventi continueranno, se le condizioni meteorologiche lo permetteranno, anche nei prossimi giorni. "Oggi sono stati ritrovati reperti importanti. Ora dovranno essere effettuate le analisi per capire capire se ci sono nuovi riscontri. Non vi è ancora nessuna certezza".

Lo ha detto all'ANSA il comandante della stazione del soccorso alpino di Passo Rolle, Riccardo Manfredi, impegnato nelle operazioni sull'area del disastro della Marmolada. A quanto riferito da Manfredi, l'intervento di ricognizione effettuato nella mattina di oggi è stato proficuo. L'abbassamento delle temperatura ha causato un consolidamento della colata di fango, roccia e ghiaccio, che ha permesso di estendere l'arco temporale delle ricerche sul campo. "I cani si stanno dimostrando fondamentali", ha concluso Manfredi.

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