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25 gennaio 2022

Valdobbiadene Pieve di Soligo

Maria, a 96 anni si prende ancora cura della figlia disabile. Dopo una vita di sofferenze

La storia di Maria Da Soller di Cison di Valmarino, rimasta vedova e senza un figlio morto a 49 anni

| Silvia Ceschin |

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| Silvia Ceschin |

maria da soller cison di valmarino

CISON DI VALMARINO - Da 64 anni si prende cura della figlia disabile. Lo fa sempre con il sorriso e con una carica di energia positiva che è contagiosa. Lei è Maria Da Soller, 96 anni di Cison di Valmarino. Tutti nella vallata che va da Follina a Vittorio Veneto, conoscono Maria e le dolorose prove a cui la vita l’ha sottoposta.

 

E’ il suo lavoro come esattrice per Enel a portarla nelle case delle famiglie della zona per quasi quarant’anni e il suo spirito a farla entrare nei cuori di molti. La salita per Maria iniziò già da bambina, quando, terminata la terza elementare, sostituì la madre nella consegna del latte fresco alle case della zona. Erano gli anni della seconda Guerra Mondiale e Maria era una bambina con un carico di responsabilità che gravava sulle sue spalle minute, già troppo pesante.

 

La vita non fu meno lieve nemmeno in seguito quando, rimasta vedova a 36 anni, dovette farsi carico da sola dei due figli Pio e Graziella di 10 e 4 anni.

 

“Mi sono trovata da sola con due figli ancora piccoli. – racconta Maria – La secondogenita era disabile perché i medici avevano avuto problemi a farla nascere. Era stata gravemente danneggiata al sistema nervoso e aveva riportato seri problemi nel movimento alle gambe. Ha subito otto operazioni per poter acquistare un po’ di mobilità. Quando è morto mio marito, vivevamo in affitto e io lavoravo per l’Enel. Andavo a riscuotere le bollette per le case in bicicletta. Ho prestato servizio anche a Vittorio Veneto, Follina e in vari paesi della zona. Ogni giorno pedalavo per chilometri. Ci tenevo moltissimo a svolgere al meglio il mio lavoro ed essere efficiente ma anche a offrire aiuto e sostegno nelle famiglie che vedevo in difficoltà”.

 

A sostenere Maria invece, madre e lavoratrice sola per la maggior parte della sua vita, le suore e le altre mamme vicine di casa. Assistevano agli sforzi e all’impegno della donna rimasta vedova in giovane età e le offrivano l’assistenza per i figli in modo da permetterle di lavorare e mantenere la famiglia.

 

“Non ho mai guardato me – confessa Maria – ma ho pensato sempre ai figli. A lavorare per mettere da parte per loro”. Le prove però per Maria non si esaurirono. Il primogenito Pio, al lavoro per conto di Enel nel Sud Italia, morì quando aveva 49 anni a causa di un’infezione alimentare. Un nuovo immenso dolore investì il cuore di Maria, rimasta sola con l’unica compagnia della figlia Graziella bisognosa di aiuto costante.

 

“Graziella è brava – racconta con cuore di mamma l’anziana donna – si presta a fare tutto. L’unico lavoro di casa che non si fida a svolgere perché ha paura di farsi male, è stirare. La mattina usciamo per fare la spesa, poi si mangia e tutto il resto del giorno siamo insieme nella casa che ho fatto costruire costruire per i miei figli con i soldi risparmiati negli anni di lavoro e sacrifici”.

 

Maria conserva ancora gelosamente la bicicletta con cui percorse tanti chilometri e con cui raggiunse le case di molte famiglie a cui seppe donare consigli preziosi e una parola di conforto. Lei, che di conforto avrebbe avuto bisogno più d’altri. Ancora adesso, a 96 anni, si sposta lungo le strade del Comune in sella alla sua bicicletta, determinata e sorridente come da ragazza.

 



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Silvia Ceschin

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