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08 dicembre 2021

Treviso

MANCANO STRUTTURE ABITATIVE DI EMERGENZA

Le proposte concrete di Un’Altra Treviso per tentare di risolvere il problema in città

| Laura Tuveri |

| Laura Tuveri |

TREVISO - Il Comune di Treviso deve dotarsi di strutture abitative d’emergenza in grado di rispondere a necessità improvvise e non altrimenti risolvibili di posti letto. E’ quanto emerso nell’assemblea svoltasi martedì scorso presso la Chiesa Votiva.

Per raggiungere questo obiettivo, secondo Luigi Calesso e, Anna Mirra di Un’altra Treviso è necessario: individuare gli edifici da utilizzare; finanziarne la ristrutturazione; curarne la gestione. Per il primo punto, dicono i due attivisti non ci sono grossi problemi visto che la situazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica nella a Treviso è la seguente.

Su un totale di 149 alloggi di proprietà di Comune e Ater e che non sono in fase di dismissione: 24 non sono né in fase di assegnazione né in fase di ristrutturazione in quanto non c’è l’autorizzazione del Comune al ripristino; 54 verranno ristrutturati dall’Ater con il finanziamento ministeriale recentemente ottenuto; 25 sono in fase di ripristino da parte del Comune; 3 risultano in “piano di recupero”; 25 sono in fase di ripristino da parte dell’Ater.

“Ipotizzando che l’amministrazione abbia già definito la destinazione sia degli appartamenti di cui sta curando la ristrutturazione, sia di quelli che verranno recuperati dall’Ater, si può intervenire su quelli per i quali il Comune non ha ancora autorizzato nessun tipo di intervento e che sono suddivisi in vari complessi: si trovano nelle vie Feltrina, Toscana, Vanzo, Chiereghin, orgo Mestre n. 33, Mantovani Orsetti, Borgo Capriolo e vicolo S. Zeno.

“Ipotizzando – dicono Mirra e Calesso - che una disponibilità di 20-30 posti letto si ottenga utilizzando una decina di appartamenti è facilmente intuibile che gli edifici indicati si prestano sia a concentrare le strutture in un’unica zona (quella di via Feltrina e via Toscana) per garantire minori problemi logistici nella gestione del servizio, sia alla soluzione opposta (quella di suddividere gli alloggi sul territorio comunale) se prevale l’esigenza di non creare situazioni che possano far pensare ad una sorta di “ghetto”.

In allegato la proposta completa per rispondere all’emergenza abitativa di case di edilizia popolare proposta da Un’Altra Treviso.

 



Laura Tuveri

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