29 luglio 2021

Treviso

MAMMA!

Domenica è la festa della mamma

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MAMMA!

E’ la prima parola (di senso compiutissimo) che un bambino impara a pronunciare. E’ la parola più bella e utile del mondo (prima di fame, sete, cacca, pipì e amore, ovviamente).

La parola mamma ci prende per la gola, per la mano, per il cuore. Ci solleva, ci guida e ci fa compagnia quando ci sentiamo soli, da piccoli come da grandi. E’ impossibile trovarla irriverente, ingombrante, farcirla con della farcitura che non sia zuccherosissima crema al latte.

Qualunque rapporto abbiamo o abbiamo avuto nel corso della vita con la nostra mamma (ma anche con le mamme degli altri, le mamme in affido, le mamme per caso, le mamme opzionali, le mamme-suocere, le mamme rinunciatarie), la mamma resta un elemento indispensabile. I chimici dovrebbero metterla in altro a sinistra sulla tavola degli elementi di Mendeleev. Dovrebbero trovarle una sigla, M va bene, e metterla tra gas nobili, metalli forgiati e raggi atomici. La parola mamma (significante e significato) sta bene ovunque. Dovunque la collochiamo trova spazio, ragione, funzione. Anche perché se proprio si accorge di essere pleonastica è capace di farsi più in là. Trovatemi un’altra parola di pari merito e vi solleverò il mondo!

Nei contributi che vi propongo, scrittori di professione (la grande Francesca Longo), studentesse, musiciste, professioniste dedite alle fatiche più disparate, amiche, mamme, figlie, donne (al mio invito-esteso a parlare della mamma hanno risposto solo donne) hanno parlato della loro mamma. Con stili diversi, ma con la stessa intensità. Ne è uscito un omaggio bellissimo non a una mamma in particolare, ma a tutte le mamme. Buona festa!

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Più bella della Lollobrigida

Da bambina non capivo perché nessuno s’accorgesse che la mia mamma era la più bella di tutte. Piccolina, con gambe perfette, un sederino tondo, la vita stretta e un gran bel seno, il volto da topolina con due occhi vispi era molto più bella di quelle mamme considerate bellissime. Aveva ragione mia nonna, era più bella della Lollobrigida.

Adolescente, mamma non capii come avesse potuto mettere al mondo un metro e settanta e oltre di ossa, senza seno e senza culo, con occhi di brace in scure occhiaie su naso imponente, tutta nervi e scoordinata. Mamma camminava come se volasse, io arrampicavo in pianura. Forse fu lì che ci perdemmo. Lei me, io il mio corpo e il mio femminino. Ci legò solo una barbara guerra per la nutrizione, fatta di ‘dai mangia’ e di rifiuti.

Mamma è una splendida ottantenne, ha addolcito con gli anni il suo corpo già morbido. Ha rifiutato il confronto ai fornelli, ben sapendo che lei avrebbe mangiato e io no, lasciando a me il compito di gestire quelle ossa ricoperte di pelle. Non ci siamo mai incontrate nella nostra vita e non succederà mai. Ci lega un filo d’amore che, per entrambe, è desiderio dell’altra.

Francesca Longo

 

Profumo di mamma

La domanda che mi sono spesso posta guardando mia madre è: diventerò mai come lei? E' usanza pensare che le figlie assomiglino in tutto e per tutto alle loro creatrici, una sorta di ritorno alla proprietaria.

Beh io invece quella donnina piccola e paffuta l'ho vista sempre distante dalle mie future previsioni, ma effettivamente una cosa in comune l'abbiamo sempre avuta: un gran bel sorriso!

Le si addice sul volto tondo e lentigginoso, sotto quei suoi occhioni verdi sfumati di grigio. Bisogna però osservarla da vicino per notarlo e allora sono i particolari a parlare di lei, la sua pelle, quella di una bella sessantatreenne napoletana. Ogni sua ruga ha un racconto, il suo odore è quello di una mamma, di una nonna, di panni puliti, di una torta sfornata e la sua voce è quella di un soprano, di un sonoro rimprovero, di una chiacchierata al telefono.

Divisa tra le mansioni di madre, moglie, lavoratrice, amica e confidente, casalinga disperata, le sue mattine sono sempre partite alle sei del mattino, all'alba. Sembrava proprio che dalla luce mattutina raccogliesse sempre tutta l'energia che la caricava come un carillon: pulire i panni, lavare i piatti, stirare, sistemarsi, svegliarci, preparare pranzo, fare le pulizie di casa, programmare il resto della giornata ecc

Il ricordo di lei è sempre associato a quella mania d'ordine estrema che a volte la portava sino ad inseguirti se trovava un capello nel lavabo, o una briciola a terra.

Un rigoroso “decoro” che l'ha accompagnata sin da quando era ragazzina, tra gli studi del pianoforte e l'amore di un cadetto dell'accademia della guardia di finanza che poi l'avrebbe sposata e trascinata nei suoi trasferimenti in giro per l'Italia lontana da quella Castellammare di Stabia che l'ha vista nascere e che è un marchio di fabbrica inconfondibile. Bisogna nascere in quei posti per capire, per avere la lava al posto del sangue, l'odore del sale, la faccia baciata dal sole, la vivacità popolare, l'istinto ad arrangiarsi in qualsiasi situazione, la teatralità sfacciata e la dolcezza delle serenate sotto i balconi, di una “ tazzulill'e cafè”.

Oggi le definiremmo “donne d'altri tempi” : quelle che lasciano il segno, che mettono i puntini sulle “i”, che non camminano mai a testa bassa, che difendono i figli fino all'ultimo, che sanno gestire contemporaneamente mille attività e a me piace, piace pensarla in questi contesti, figurarmela nelle sue faccende quotidiane, immaginarla tra i fumi dei fornelli, al telefono con i parenti mentre accavalla un piede sull'altro,intenta a stendere le lenzuola, seduta al piano mentre suona Chopin.

Il suo senso materno un po' ansiogeno ha cercato sempre di preservarci dalle intemperie della vita e sicuramente ha cercato di non farci dimagrire di un grammo: pastiere, panzanelle, pizze di scarola, zeppoline e fritture varie, sughi unti e belli di sostanza come solo “mamma sa fare”, ma la sua “sindrome da Stephanie Forrester” prende il volo specialmente quando non riesce neanche a darti il tempo di risistemare la stanza la mattina perchè mentre sei in bagno porta a termine l'opera, accusandoti poi di non darle mai una mano (atto che perpetua ancora con un primogenito di 34 anni!), quando si ricorda in piena notte che deve scongelare la carne e quando per abitudine e deformazione professionale pranza prima degli altri, di fretta, in un nano secondo, per poi stare a tavola e aspettare di sapere se quello che ha cucinato ci è piaciuto!

Uno stress patologico - direste voi- se non fosse per quella sua vena artistica che le ha donato una sfaccettatura da eterna infante sognatrice, dolce e romantica e un po' sbadata. Ai bambini e alla musica ha dedicato la sua intera vita e io credo che probabilmente ha sbagliato l'epoca in cui venire al mondo, si sarebbe calata perfettamente nei panni di una gentile donzella ottocentesca della medio-alta borghesia!

Che dire....a volte credo di rispondere all'affetto di mia madre in maniera dimezzata, ma per adesso l'unica cosa che farò sarà un bel tatuaggio col suo splendido nome: Liliana!

Valentina Limpido

 

40 crostini (bruciati) al salmone

Mia mamma si è iscritta a facebook prima di me. Basta come ritratto?

Mia mamma è sempre connessa, e allo stesso tempo sempre sconnessa. Se ho bisogno di lei, la trovo su skype. E se non ho bisogno di lei…la trovo in cucina, dove arriva a mettere il sale solo dove l’ho già messo, o a accendere la bistecchiera anche senza motivo. I luoghi non virtuali dove vedo mia mamma sono soprattutto tre: la cucina, le pasticcerie, i negozi di abbigliamento.

La cucina è il luogo dove non dovrei/vorrei trovarla. Ma, ogni tanto, la becco. La osservo e (non) la critico. A lei piace mangiare da sola, quando ha fame e quello che le va. Mettiamo che abbia voglia di un crostino con salmone. Entra in cucina, accende la piastra, se ne va, se ne dimentica, ritorna, si ricorda dei crostini, li mette sulla piastra, se ne va e torna chiamata dall’odore di bruciato. Mette il salmone sul crostino più piccolo e meno bruciato, se lo mangia, e dispendia gli altri 40 crostini al resto della famiglia. E così fa con qualsiasi cosa: dall’insalata di riso (quando la fa la mangiamo per una settimana) al cavolo lesso (di solito fin troppo lesso).

In pasticceria ci va ogni mattina. Se c’è una cosa alla quale non rinuncia è la brioches fresca. Ogni tanto mi porta a fare colazione con lei. Prendiamo la macchina, e da Vittorio arriviamo a Conegliano per trovare il cornetto migliore. Venti minuti per andare, e venti per tornare. Cinque minuti per la colazione. Rigorosamente in piedi, al bancone, leggendo l’oroscopo della gazzetta.

In fatto di shopping andiamo d’accordo, tranne quando -volutamente- blocca le scale mobili del centro commerciale e scappa. Abbiamo (quasi) gli stessi gusti e (quasi) la stessa taglia. Un debole per le pashmine e le ballerine. Ovviamente anche durante questi momenti di svago è munita di BlackBerry. Può capitare che se le chiedo come mi stanno i jeans mi risponda: “Fanfaluca. La parola del giorno Zanichelli è fanfaluca. Ti sei iscritta alla newsletter?”.

Stefania De Bastiani

 

Mamma manager

Otto maggio, e come ogni anno arriva puntuale la festa della mamma, una festa sentita non solo dalle mamme, ma anche dai figli "mammoni" come me. Ecco perchè vi voglio presentare la mia fantastica mamma: si chiama Anna Maria: professione geologo. L'età di una signora non si dice mai, ma sono molto fiera di poter dire che non dimostra gli anni che ha. Mia madre è la classica mamma della nuova generazione, indipendente e professionale non solo nel lavoro ma in generale nella vita.

Se devo pensare ai momenti più belli che passiamo insieme, sicuramente sono le gite che ogni tanto organizza, un paesino caratteristico piuttosto che un museo, sicuramente tutto diventa bagaglio culturale, ma è proprio questo che la identifica: le mamme del 2000 sono Donne manager di loro stesse, Donne che hanno creato con le loro mani la loro vita, sono proprio loro quelle mamme che magari non sono tanto presenti perchè "sono sempre a lavoro" o magari hanno mille cose per la testa e quindi a volte diventano un pò scontrose, sono quelle che desidererebbero ottimi voti a scuola, che pretendono tanto da te, ma perchè loro per prime hanno preteso tanto da loro stesse; ma sono anche quelle mamme complici, dove non c'è bisogno di tante parole ci si capisce con uno sguardo, una mamma con la quale puoi condividere i tuoi interessi come la musica o semplicemente un film sul divano.

However... sono felice di avere una mamma come la mia, sicuramente una valida colonna vertebrale per qualsiasi occasione mi si presenterà nella vita, se sarò brava a seguire le sue orme forse anche io diventerò come lei.

Marta Maggio

 

Margherita

Mia mamma si chiama Margherita. E questa è la seconda volta che scrivo di lei.

La prima volta che le ho fatto un ritratto non conoscevo le parole. Avevo una matita e un foglio piccolo e stropicciato tra le mani: ci ho scarabocchiato sopra una specie di triangolo. Dentro il triangolo ci ho messo due puntini e una parentesi. I puntini erano gli occhi, la parentesi il sorriso. Intorno al triangolo ci ho fatto dei raggi: i capelli. Di mia mamma, a 4 o 5 anni, ho inciso sulla carta un ritratto cuneiforme. I segni erano indecifrabili, ma lei li ha letti lo stesso. Magari ha fatto un po’ finta di capire, ma parentesi e sorriso, per un attimo lungo degli anni, hanno combaciato. Credo che mamma conservi ancora quella traccia: la Stele di Margherita.

Oggi ho bisogno di parole per parlare di lei: ne conosco abbastanza di parole. Col tempo ho preso familiarità con le lettere e ho perso i contatti coi segni. Non so se sia una fortuna. Oggi per descrivere mia mamma Margherita avrei bisogno di tracce tridimensionali, della profondità. Di segni-eco. Di connotazioni. Ma la faccenda si complicherebbe troppo. Mia mamma non è complicata: è complessa. Ha altro oltre gli occhi, il triangolo del viso e i raggi: ha la complicità del vivere con me. Complicità fatta di essenze (spruzzi di profumi, sguardi che dicono tutto e troppo) e di apparenze (spruzzi o sbuffi di pazienza persa per strada, abitudini che condividiamo solo io e lei e tutto il mondo fuori).

Emanuela Da Ros

 

Campionessa

Non “mamma”, non “nonna” e nemmeno “suocera”. E' la Campionessa, perché tutto ciò che fa e dice è da Campionessa. Assoluta. Io, per diretta discendenza, sono Figlia di Campionessa.

Silvia Criscuoli

 

 

 

Così lontane e vicine

Io sono molto felice di avere una mamma come la mia.

La sua storia è semplice ma anche profondamente vissuta.

Ha perso il papà a soli 9 anni, in modo tragico, appena rientrata con la sua famiglia dallo sfollamento finita la guerra. Mia nonna, rimasta sola con tre bambine piccole, ha dovuto andare a lavorare. Mia madre, amando molto studiare, ha chiesto di andare in collegio, ricevendone però anche un'esperienza umana quasi traumatizzante. Ha conosciuto giovanissima mio padre ed è stato un grande amore. Una volta sposata si è dedicata a crescere me e mio fratello, seguendoci con grandissima cura e attenzione. Oltre a solidi principi educativi ci ha trasmesso il grande amore per la cultura e l'arte: io ho iniziato ad avvicinarmi alla musica ascoltando gli LP a 33 giri della Fabbri Editori comprati da lei e andando ai concerti insieme a lei. Mi ha inculcato il senso dell'autonomia di pensiero, dell'indipendenza economica, della solidarietà. Al contrario di me ha un carattere introverso e schivo, e ha sempre amato essere poco appariscente pur curando il proprio aspetto in ogni dettaglio. Per un certo periodo ci scambiavano per sorelle, come adesso capita a me con mia figlia.

Nel corso della sua vita ha dovuto superare diversi momenti delicati per via della salute, ma con grande forza è riuscita sempre a superarli.

Siamo così diverse ma così vicine, tuttora, anche se da anni viviamo lontane. In certi momenti per me difficili mi ha sostenuto, consigliato, aiutato. Le sono grata di aver fatto in modo che io scoprissi la mia strada e la seguissi fino a delineare un'esistenza seguendo la mia natura.

Federica Lotti

 

Le parole che non le avete detto

La mamma e le parole che non le avete detto. Di norma, le parole non dette arrivano lì belle e perfette, ma quando ormai è troppo tardi e (ringraziando il cielo, i santi o chi preferite) la mamma è ancora lì, nello splendore dei suoi 70 anni (meno 17 giorni: mai aumentare l’età ad una signora).

In questi quasi 50 anni (io arrotondo per eccesso e non m’importa) ci sono state tante, tantissime parole di troppo, ma in una, forse, ho lesinato ed è grazie! Sì, perché, nel bene e nel male, in larga parte devo a lei quello che ora sono e, tutto sommato, il risultato non mi dispiace. I modi magari non mi piacevano e quel suo dirmi, ancora ora, che non si rassegnerà mai al mio carattere di ….. (il fatto che i puntini siano 5 non è casuale) a cui probabilmente anch’io non mi rassegnerò mai, ma il suo voler fare di me una donna a tutto tondo ha lasciato un segno, credo, positivo.

Pur augurandomi che nella vita avrei avuto qualcuno che lavava le mie mutande al posto mio, mi ha insegnato, con caparbietà, che non solo è opportuno essere in grado di lavare le proprie, ma anche essere disposti, quando necessario, a lavare quelle altrui. Non credo che abbia mai letto la Morante, ma aveva ugualmente la piena consapevolezza che a volte la libertà si presenta sotto la forma di un sacco di mutande sporche. Arrivarci preparati aiuta e non poco e di questo devo dirle grazie.

Antonella Pancaldi

 

E se le dicessi grazie?

Non finirò mai di ringraziare abbastanza mia madre per la pazienza che ha con questa figlia strampalata e piena di impegni, che a casa non c’è (quasi) mai e che ha trasformato la sua camera in un ammasso semi-informe di libri, fogli e giornali. Nonostante tutto (soprattutto nonostante me) negli anni è riuscita ad insegnarmi tutte quelle cose che deve imparare ogni “brava ragazza”, come cucinare, pulire, stirare, lavorare a ferri e all’uncinetto.

Ma, prima di tutto, mi ha insegnato ciò che al mondo mi piace di più: mi ha trasmesso l’amore per la lettura, mi ha insegnato a pensare con la mia testa e a seguire i valori importanti, come l’altruismo, il rispetto degli altri e la solidarietà. Le voglio un bene dell’anima, anche perché negli anni ha continuato ad amarmi, nonostante il fatto che, probabilmente, non sono proprio uguale alla figlia dei suoi sogni.

Barbara De Nardi

 

Mamma-donna: sottile coincidenza

Avete mai notato che ogni volta che pronunciamo la parola mamma le nostre labbra si toccano, come a baciarsi? Oppure che mamma è la prima parola che un neonato pronuncia?

La vita comincia dalla mamma, lei è vita. Ok, i genitori sono due, ma il papà non riesce a fare quello che fa la mamma, la mamma si; che sia una donna non è comunque una sottile coincidenza. Lei si occupa di sistemare la casa, di andare al lavoro per quanto pesante sia, del marito che la chiama per ogni singolo inconveniente domestico e cresce i figli...La sua giornata è un via vai continuo di uffici e scuola, cercando di far coincidere tutti gli orari, che la maggior parte delle volte sono sfavorevoli...Lei ha tempo per tutti tranne che per se stessa. Lei, la mamma, solo lei ci starà sempre vicina, quando siamo malati, quando abbiamo l'umore a pezzi o quando semplicemente è una giornata "no".

Noi a 20 anni saremo sempre i suoi "bambini", quelli che ha cresciuto, cullato, per cui ha passato notti insonni, quelli che ha coccolato, a cui ha dato un'educazione e degli ideali che ci porteranno avanti per tutta la nostra vita. Un giorno mi chiedono: "Descrivi la mamma", consegna secca.

Peccato che io non possa farlo, la mamma non si può descrivere, non ci sono abbastanza parole o aggettivi appropriati per esprimere quanto sia importante, almeno io non ne conosco a sufficienza: anche la mia prof di italiano sostiene che il nostro "bagaglio lessicale" si restringe a una piccola valigetta a mano...L'unica cosa che si può fare per ringraziarla è starle vicino ogni giorno, renderla felice, farle ridere; perché è bellissimo quando ride.

Penso che una vita non basti per ricompensare tutto quello che lei fa per noi, ma ce ne ha donata una da passare insieme a lei, ci ha donato la sua di vita...non sprechiamola. In fondo i vecchi proverbi di una volta hanno sempre ragione: "la mamma è sempre la mamma" oppure "di mamma ce n'è una sola". Lei è la cosa più bella che abbiamo.

Jenny Pagotto

 

Una mamma da amare

Mia mamma si chiama Anna, è alta uno e ottanta. E’ magra e ha dei bellissimi occhi verdi smeraldo e dei folti capelli neri. E’ una persona molto speciale, buona e affettuosa. Quando ho bisogno, lei è sempre presente. C’è in qualsiasi momento per ascoltare quello che ho da raccontarle.

Lei non è solo mia mamma, lei è di più, è anche un’amica, la mia migliore amica, perché so che posso ciecamente confidarle qualsiasi tipo di segreto, anche imbarazzante, perché tanto so che ha sempre la soluzione a portata di mano. Mia mamma ha molta pazienza con me, anche se a volte la faccio dannare, perché la mia camera è in disordine, o perché non l’aiuto con le faccende domestiche, allora lei mi urla dietro e io non le do importanza, ma nonostante io la faccia arrabbiare lei sa che è unica al mondo, che non esiste mamma migliore ai miei occhi, che le voglio un bene dell’anima!

Silvia Momo

 


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