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07 dicembre 2021

Cronaca

Mafia, Giovanni Brusca torna libero: lascia il carcere dopo 25 anni

Maria Falcone: "Umanamente addolorata ma legge va rispettata". Vedova caposcorta Falcone: "Sono indignata, lo Stato ci rema contro". Salvini: "Non è la giustizia che meritano gli italiani"

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Mafia, Giovanni Brusca torna libero: lascia il carcere dopo 25 anni

ITALIA - Il pentito Giovanni Brusca, l'ex boss di San Giuseppe Jato, lascia il carcere. Ha finito di scontare la pena e da oggi l'ex killer di Cosa nostra che il 23 maggio 1992 azionò il telecomando per la strage di Capaci è un uomo libero. Nel pomeriggio, come scrive l’Espresso online, “u verru” (il porco) come era soprannominato negli ambienti mafiosi ha lasciato il carcere di Rebibbia. Brusca è stato scarcerato per effetto della legge del 13 febbraio del 2001 grazie alla quale per lo Stato italiano ha finito di scontare la propria pena detentiva. Avendo scelto di collaborare con la giustizia ha ottenuto gli sconti di pena previsti dalla legge.

 

LE REAZIONI

"Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata - dice Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone - Mi auguro solo che magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso. Ogni altro commento mi pare del tutto inopportuno". "La stessa magistratura in più occasioni ha espresso dubbi sulla completezza delle rivelazioni di Brusca, soprattutto quelle relative al patrimonio che, probabilmente, non è stato tutto confiscato: non è più il tempo di mezze verità e sarebbe un insulto a Giovanni, Francesca, Vito, Antonio e Rocco che un uomo che si è macchiato di crimini orribili possa tornare libero a godere di ricchezze sporche di sangue" afferma Maria Falcone. "Sono indignata, sono veramente indignata. Lo Stato ci rema contro. Noi dopo 29 anni non conosciamo ancora la verità sulle stragi e Giovanni Brusca, l'uomo che ha distrutto la mia famiglia, è libero. Sa qual è la verità? Che questo Stato ci rema contro. Io adesso cosa racconterò al mio nipotino? Che l'uomo che ha ucciso il nonno gira liberamente?...". Tina Montinaro è la vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta di Giovanni Falcone. Ha appena appreso della scarcerazione di Giovanni Brusca e non nasconde la sua amarezza. "Dovrebbe indignarsi tutta l'Italia e non solo io che ho perso mio marito - dice in un'intervista all'Adnkronos - Ma non succede. Queste persone vengono solo a commemorare il 23 maggio Falcone e si ricordano di 'Giovanni e Paolo'. Ma non si indigna nessuno". Per Tina Montinaro, che oggi è in Polizia a girare per le scuole per raccontare chi era il marito, l'angelo custode di Falcone, tutta la Sicilia "dovrebbe scendere in piazza". "Sono davvero indignata e amareggiata - dice - Quando questi signori prendono queste decisioni, come la scarcerazione di Brusca, non pensano a noi familiari, non pensano alle vittime". "Lo Stato non sta dando un grande esempio - dice - Abbiamo uno Stato che ha fatto memoria per finta. Mancano le parole. Cosa c'è sotto? A noi la verità non è stata detta e lui è fuori e loro continuano a dire perché ha collaborato... E' incredibile. O ha detto una verità che a noi non è stata raccontata". Insomma, per Tina Montinaro "c'è una giustizia che non è giustizia, allora è inutile cercare Matteo Messina Denaro, noi continuiamo a fare memoria, mi sa che c'è uno Stato che ci rema contro, una politica che ci rema contro...". "E' una notizia che sicuramente non mi fa piacere. E' un'offesa per le persone che sono morte in quella strage. Secondo me dovevano buttare via le chiavi". Così Giuseppe Costanza, autista del giudice Falcone scampato alla strage di Capaci, commenta con l'Adnkronos la scarcerazione per fine pena di Giovanni Brusca. "Sono trascorsi 29 anni da quel giorno, ma né Falcone, né la moglie, né i ragazzi della scorta potranno mai ritornare in vita - aggiunge - Che Paese è il nostro? Chi si macchia di stragi del genere per me non deve più uscire dalla galera". Se avesse la possibilità di farlo cosa direbbe all'uomo che azionò il telecomando che causò l'esplosione? "Niente. Non mi sento neppure di avvicinarmi a una persona del genere". “Autore della strage di Capaci, assassino fra gli altri del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido perché figlio di un pentito. Dopo 25 anni di carcere, il boss mafioso Giovanni Brusca torna libero. Non è questa la 'giustizia' che gli Italiani si meritano” dice il leader della Lega, Matteo Salvini. Giorgia Meloni commenta: "Il boss di Cosa Nostra Giovanni Brusca - lo 'scannacristiani' che ha 'commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti', ha fatto saltare in aria il giudice Falcone e la sua scorta e ha ordinato di strangolare e sciogliere nell'acido il piccolo Di Matteo - è tornato libero. È una notizia che lascia senza fiato e fa venire i brividi. L'idea che un personaggio del genere sia di nuovo in libertà è inaccettabile, è un affronto per le vittime, per i caduti contro la mafia e per tutti i servitori dello Stato che ogni giorno sono in prima linea contro la criminalità organizzata. 25 anni di carcere sono troppo pochi per quello che ha fatto. È una sconfitta per tutti, una vergogna per l'Italia intera". "La scarcerazione del 'pentito' Giovanni Brusca è un atto tecnicamente inevitabile ma moralmente impossibile da accettare - scrive su Twitter Mara Carfagna, ministra di Fi per il Sud e la Coesione territoriale - Mai più sconti di pena ai mafiosi, mai più indulgenza per chi si è macchiato di sangue innocente. Sono vicina ai parenti delle vittime, oggi è un giorno triste per tutti". "A 64 anni ha la capacità di tornare a essere immediatamente efficiente, vero è che resta in libertà vigilata per quattro anni ma ricordo che ci sono 70enni che continuano a guidare i sodalizi mafiosi" dice il presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra, commentando con l'Adnkronos le parole della vedova del caposcorta di Giovanni Falcone. E poi aggiunge: "Le parole di Tina Montinaro, a mio avviso, conservano un grumo di verità, quando evoca l'ipocrisia che accompagna tante celebrazioni ufficiali per il 23 maggio o il 19 luglio". "Da un lato capisco chi ha ancora le cicatrici di quelle stragi - dice ancora Morra - nelle sue parole c'è un fondo di verità su cui tutti noi dovremmo ragionare. Noi ricordiamo in particolar modo nell'esatto verificarsi delle ricorrenze, ma di fatto ci facciamo cogliere impreparati da quella gestione sapiente da parte di tanti uomini che lavorano per l'antistato in quei piccoli meccanismi con cui chi ha attaccato e offeso lo Stato si trova ad esserne non uno sconfitto bensì un vincitore". "E qui il pensiero va non alla singola scarcerazione, quindi a quanto avvenuto oggi con Giovanni Brusca ma al problema dell'ergastolo ostativo e a come noi si abbia difficoltà a riconoscere la virulenza del fenomeno mafioso, per cui non mi sento di condannare le parole di Tina Montinaro anzi mi sembra che tutti si debba ragionare sul grumo di verità che emerge dalle stesse parole di Tina Montinaro. Poi naturalmente non mi associo a dei giudizi molto affrettati e pressappochisti in chiave giustizialistica tipo quelli salviniani". "Brusca libero? Non voglio crederci - scrive in un tweet la sindaca di Roma, Virginia Raggi - E' una vergogna inaccettabile, un'ingiustizia per tutto il Paese. Sempre dalla parte delle vittime e di chi lotta e ha lottato contro la mafia". Per Rita Dalla Chiesa "la scarcerazione di Giovanni Brusca è una vergogna di Stato. Sono sconvolta per quanto accaduto - dichiara all'Adnkronos - Non mi aspettavo l’ennesima vergogna della giustizia in Italia". "E' comprensibile che possa fare impressione che l'uomo che ha ucciso Giovanni Falcone, che è stato il responsabile della morte orribile del piccolo Giuseppe Di Matteo, possa tornare in libertà, ma un conto è la condanna morale, un conto quello che prevede l'ordinamento giuridico. E va accettato" commenta l'ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia.

 



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