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02 dicembre 2021

Vittorio Veneto

I lupi sono tornati in Cansiglio

E c’è di che gioirne. Perché la presenza di questi predatori è “naturale”, perché sono tornati ad abitare la foresta spontaneamente, seguendo un istinto di sopravvivenza e di equilibrio con l’ambiente

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I lupi sono tornati in Cansiglio

CANSIGLIO - «La sfida e il grande sforzo da fare ora sono coinvolgere gli allevatori e sostenerli. Si tratta soprattutto di una questione culturale: il lupo è tornato in Veneto solo recentemente. Ci vuole dunque impegno e conoscenza del fenomeno delle predazioni per tradurre quelle che ora sono delle situazioni pesantemente negative in reazioni corrette e consapevoli. E lo si può fare stando, senza se e senza ma, a fianco degli allevatori, non solo con i fondi di indennizzo, ma mettendo in campo una programmazione di un sistema di difesa delle greggi coordinato ed efficace che duri tutto l’anno». Il biologo Renato Semenzato da anni studia e segue da vicino il ritorno del lupo in Veneto, dalla Lessinia al Cansiglio. Già attivo in Abruzzo e nel progetto Life Wolfalps, che per cinque anni fino al 2018 ha monitorato l’evoluzione della popolazione del lupo sulle Alpi, dal Piemonte alla Slovenia, oggi Semenzato è consulente del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi all’interno del nuovo progetto Life Wolfalps.eu. Il lupo negli ultimi anni ha fatto ritorno in Cansiglio, foresta che aveva abitato a lungo in passato. E qui, dopo più di un secolo, è tornato a riprodursi.

 

«Un ritorno del tutto spontaneo – spiega Semenzato -. La prima coppia di lupi in Veneto si è formata a fine 2011 in Lessinia, nel veronese, con dei soggetti arrivati in dispersione, almeno uno è certo, dalla Slovenia a cui è seguita la prima cucciolata nel 2012. Quindi la costituzione del primo branco nella nostra regione. E da lì c’è stata una rapida espansione che ha portato alla colonizzazione dell’altopiano di Asiago, della provincia di Belluno, di Treviso e quindi del Cansiglio. Dunque un fenomeno biologico del tutto naturale». I dati sulla presenza attuale del lupo sono parziali, perché al momento – essendo l’iniziativa Life Wolfalps conclusa – non esistono nuovi dati oggettivi e standardizzati sulla consistenza e distribuzione. In Cansiglio il lupo è tornato trovando un habitat ideale: «La foresta registra una grande presenza di cervi – sottolinea il biologo – e quindi il lupo ha certamente trovato qui di che alimentarsi in maniera naturale».

 

Il lupo è così presente in Cansiglio e, almeno negli ultimi due anni, ne viene riportata la sua riproduzione, con soggetti che si muovono all’interno del territorio a cavallo di due regioni e tre province. «Spesso si sostiene che il lupo aumenterà a dismisura, ma questo non corrisponde al vero perché è una specie che si autoregola e i numeri finiscono per stabilizzarsi – precisa Semenzato -. Il lupo non attacca le persone da almeno 200 anni; è invece un grosso problema per gli allevatori e, guardando all’area del Cansiglio, mi riferisco in particolare agli allevatori di pecore alpagote, presidio Slow Food. Il lupo si alimenta della preda più facile che trova. E le pecore, se non ben custodite con cani e reti elettrificate, costituiscono l’animale più semplice di cui cibarsi. Questo rapporto tra lupo e predazione su pecore in Cansiglio si rivela essere particolarmente impattante sull’allevamento ovino con un’alta mortalità. Di conseguenza va affrontato con consapevolezza e determinazione. Si tratta di un conflitto in atto da anni che, purtroppo, sembra non avere un calo». Serve dunque una programmazione seria e un approccio chiaro. «Servono misure anti-predatorie che riducano il numero degli attacchi, un problema ormai diventato cronico e che andava affrontato fin dal principio coinvolgendo maggiormente gli allevatori – evidenzia l’esperto -. I dati 2021 che ci arrivano dalla sola Lessinia testimoniano che le predazioni sono ancora troppo numerose. In pochi mesi sono state 145: 53 bovini, 3 asini, 9 alpaca, 76 pecore e 4 capre».

 

Secondo Semenzato lo sforzo da fare per tutelare gli allevamenti non deve limitarsi ai soli mesi dell’alpeggio: la necessità è quella di sostenere tecnicamente gli allevatori in tutte le delicate fasi di gestione degli ovini. Avere un sistema efficiente di difesa delle greggi dagli attacchi del lupo ed essere al fianco degli allevatori deve essere un impegno per le istituzioni. «Servono azioni coordinate e strumenti di prevenzione, informazioni sull’uso corretto dei cani da guardiania, un’assistenza amministrativa e una efficace mediazione culturale per ridurre il conflitto con gli allevatori» evidenzia l’esperto. Molto importante è un corretto utilizzo dei cani da guardiania, cani capaci di scoraggiare gli attacchi dei lupi. «Sono cani che possono essere visti come pericolosi dai tanti turisti che frequentano il Cansiglio, per cui vanno trattati con molta attenzione – sottolinea Semenzato-. Dobbiamo avere la consapevolezza che possono essere la migliore prevenzione agli attacchi del lupo. Sono grossi mastini che qui in Veneto, proprio per la mancanza del lupo per più di un secolo, non avevamo più visto, ma in Abruzzo nessun allevatore ne è privo».

Claudia Borsoi

 



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