23 ottobre 2020

Treviso

L'inarrestabile corsa della domanda di prosecco e il rischio frodi agro-alimentari

| Davide Bellacicco |

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L'inarrestabile corsa della domanda di prosecco e il rischio frodi agro-alimentari

TREVISO-La domanda di prosecco è nettamente superiore rispetto alla disponibilità (si stima che si raggiungeranno per il 2016 le 390 milioni di bottiglie). Questo incide su un incremento di prezzo. «Rispetto allo scorso anno le vendite sono aumentate del 17%. Se si conferma un +15% per quest’anno, si necessiteranno di circa 6000 ettari in più di terreno. L’alternativa non potrà che vedere un sensibile aumento dei prezzi al dettaglio. Anche le quotazioni dei vigneti stanno schizzando alle stelle». Questo settore in così rapida crescita sta trovando il suo canale preferenziale per le vendite all’estero nell’ e-commerce, il commercio mediante piattaforme telematiche. Tuttavia, non solo i produttori nostrani utilizzano questa via, e la contraffazione, non solo per il prosecco, è dietro l'angolo. 

 

A riferire questi dati, il dott. Gianluca Fregolent, Direttore per il Nord-Est dell'Ispettorato Centrale della Tutela e della Qualità Repressione Frodi dei prodotti agro-alimentari (ICQRF), nel corso dell’audizione nella IV Commissione Permanente Agricoltura della Provincia di Treviso. 

 

«Il ministero ha accordi con Alibaba e Ebay perché le denominazioni di origine siano tutelate alla pari dei brand più noti: attualmente entro 48 ore dalla segnalazione al provider si possono rimuovere le descrizioni non conformi dei prodotti in vendita (es. dicitura prosecco per prodotti diversi o parmigiano per formaggi svizzeri). A breve ne sarà concluso uno anche con Amazon. Ad oggi sono 317 le inserzioni irregolari rimosse da Ebay con questo metodo». Fregolent spiega poi che «Per un’azienda è assai più lesivo un nostro intervento concordato con i siti di e-commerce per far crollare il feedback, l’indice di affidabilità, rispetto ad una sanzione pecuniaria che comporterebbe lunghe azioni legali e tempi biblici. Non di rado capita che una impresa preferisca impegnarsi a correggere tempestivamente le etichette scongiurando un intervento negativo sul feedback che azzererebbe, di fatto, le vendite».

 

Certamente non si può abbassare la guardia: «Un’azienda turca era giunta a produrre ogni mese una quantità di prodotti caseari indicati come parmigiano pari all’incirca alla metà della produzione del vero parmigiano nello stesso tempo. Le vendite on-line, spesso, sono relative a stock di interi container». Lo scenario non è dei più accattivanti, considerata l’incidenza del comparto alimentare sulla nostra economia. Sarebbe, anzi, drammatico se non si considerasse come giorno dopo giorno vi sia chi opera (con eccellenti risultati) per contrastare delle politiche commerciali che danneggiano la nostra immagine all’estero.

 

Quale ruolo per il cittadino? «L’utente navigando si imbatte quotidianamente in pubblicità irregolari. Nutriamo l’auspicio di una stretta collaborazione fra il consumatore e le autorità deputate alla vigilanza, ricordando che è sempre possibile rivolgersi alla Polizia Postale».

 

Infine una riflessione sulla affidabilità delle indicazioni sulle etichette: «Oggi un bene è prodotto in Italia se in Italia ha avuto luogo una lavorazione caratterizzante. Se acquisto la materia prima dalla Cina ma trasformo, preparo e confeziono in Italia, quella merce è prodotta in Italia. Occorrerebbe, per una vera tutela del made in Italy e della scelta consapevole del consumatore, che si inizi riportare la provenienza anche degli ingredienti».

 



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Davide Bellacicco

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