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30 novembre 2021

Librarsi in volo con un romanzo d'aria.

immagine dell'autore

Nicolas Alejandro Cunial | commenti |

Il poeta dell'aria di Chicca Gagliardo, Hacca Edizioni
Questa recensione ha una sua storia: decisi di comprare il libro di Chicca Gagliardo perché attratto. Prima di averlo tra le mani, comunicai le mie intenzioni di recensirlo anche a Hacca Edizioni. Una volta comprato, letto d’un fiato, e recensito, ho chiesto all’ufficio stampa dell’editore l’immagine di copertina, per farla elaborare dal team di ConAltriMezzi, il luogo prescelto dove questa recensione sarebbe dovuta apparire. Hacca, che forse non aveva ricevuto la mia precedente mail, mi disse che mi avrebbe mandato il romanzo Il poeta dell’aria, ma io lo avevo già, e loro, scusandosi, mi inviarono Il nuovo corso, che ho recensito qui. Dopo aver mandato la recensione alla redazione di ConAltriMezzi, loro, giustamente, ne rifiutano la pubblicazione poiché non rispetta i loro standard. Ripeto: hanno tutta la ragione possibile. Perché è coerente: la recensione non rispetta alcuno standard esattamente come fa il libro stesso. E leggendo scoprirete cosa intenda dire.

 

“Giura, mi ordinò l’Anfibio, giura che mai scriverai parole costrette a restare inchiodate sulla pagina. Non una sola parola, non una sola virgola. Nemmeno un punto.

Giurai.”

 

Certi giuramenti forse è meglio infrangerli. Se l’inconscio di Chicca Gagliardo non l’avesse fatto, questo libro sarebbe soltanto aria. In realtà, è aria. Se l’aria per un ciclo fantastico può farsi roccia, anche la roccia può tornare ad essere aria. E così come l’aria può divenir parola, che se pronunciata rimane d’aria, Gagliardo compie il miracolo di imprimerla sulla carta trasportando le qualità dell’aria nell’inchiostro che forma questo romanzo davvero unico.

 

La copertina de Chicca Gagliardo, Il poeta dell’aria, Hacca Edizioni, 2014, 228 pg, 15 euro.

Non prendetelo come il classico aggettivo da recensione: il poeta dell’aria è davvero qualcosa di inedito, mai letto prima. Romanzo in 33 lezioni di volo recita il sottotitolo. In effetti, più che un romanzo, è un pamphlet sulla insindacabile leggerezza di cui siamo composti e di cui ci siamo spogliati per tenerci saldi a terra.

 

Non vi è una trama, vi sono delle linee sottili che possono essere viste solo ad occhi chiusi e che portano a un cornicione dove le nostre fantasie aspettano di librarsi. Capita, durante la lettura, di seguire alcune istruzioni: bagnarsi l’indice e scrivere nel vuoto le parole, solo per sentir fluire all’interno il movimento che le lettere impongono. Oppure di sporgersi da un balcone, aprire le braccia, e solo per un attimo figurarsi di essere leggeri a sufficienza per volare.

 

Eppure una trama c’è, ma è aria, appunto. Questa è la forza del libro edito da Francesca Chiappa, direttrice editoriale di Hacca. Il libro si compone di pagine che sembrano prima esser state scritte con l’indice bagnato e che solo per la pesantezza delle parole siano poi cadute sulla cellulosa. Questo libro racchiude tutto, ma non racchiude nulla, proprio come quando un pugno afferra l’aria e poi la libera: ci sembra di non aver preso niente, ma l’aria è consistenza e allo stesso tempo è materia invisibile, incorporea. Noi guardiamo attraverso essa, e lei ci attraversa dentro. Siamo nel suo abisso e nemmeno ce ne rendiamo conto.

 

Chicca Gagliardo

Chicca Gagliardo – conosciuta, tra l’altro, per il suo blog Hounlibrointesta, ma anche per aver curato numerosi libri di Alda Merini – ha saputo coagulare particelle infinitesimali di nulla per farne materia brillante: il libro si compone appunto di 33 capitoli nei quali il protagonista, colui il quale diverrà un Poeta dell’aria, incontra personaggi fuori dal tempo e dal mondo, che lo istruiranno sull’arte del volo, sul voto che la sua figura deve all’aria affinché questa diventi sua alleata – nei voli battenti, rasoterra, roteati ecc. – e non sua nemica, portando quindi alla caduta. E questi personaggi non potevano non essere i più fulgidi esempi, realisti o fantastici, che la storia ha prodotto e legato all’elemento che respiriamo: si passa quindi dalla compagnia di Anassimene a quella di Philippe Petit, da Bruno Manari a Simone Weil. Chicca Gagliardo ha costruito una rete di salvataggio per i meno dediti al volo fantastico. Ha saputo, come nessuno prima, scrivere un libro che ha il pregio di non dover parlare assolutamente di nulla fisico, per parlarne invece nel modo più totale dell’assoluto. Come l’aria, appunto. O come l’universo racchiuso in un punto.

 

 

 

 



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