05 aprile 2020

Vittorio Veneto

Le testimonianze di alcune vittoriesi durante l'epidemia in Cina: "C'è paura, i disinfettanti scarseggiano"

Nicoletta Furlan e la figlia Francesca raccontano la loro esperienza e tranquillizzano tutti, Eleonora De Poi è "bloccata" in Italia

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Le testimonianze di alcune vittoriesi durante l'epidemia in Cina:

Eleonora De Poi

 

VITTORIO VENETO - Quando sono tornati a Pechino, rientrati dalle vacanze del Capodanno cinese, hanno trovato “la città praticamente vuota”. La testimonianza, raccolta dalle Iene, è di Nicoletta Furlan e della figlia Francesca, che vivono nella capitale. Sono gli effetti del coronavirus, che in Cina ha già mietuto 132 vittime.

 

Nicoletta, imprenditrice di origini vittoriesi, da oltre 20 anni vive a Pechino con il marito, con cui ha aperto uno studio di architettura, la figlia Francesca invece studia ingegneria ambientale all’università. Secondo la testimonianza delle due donne, i negozi sono chiusi e c’è carenza di mascherine e disinfettanti. E senza le mascherine – spiega Nicoletta – “non ti fanno salire sui mezzi (pubblici, ndr)”.

 

Certo, ora in Cina quasi nessuno si fida a frequentare locali affollati. Nonostante la situazione, che Nicoletta ha definito “strana”, entrambe hanno però lanciato un messaggio per tranquillizzare tutti, dichiarando la propria fiducia nei confronti del governo cinese e delle misure prese per arginare l’emergenza. “Mal che vada, se proprio le cose vanno male, torniamo in Italia a farci una vacanza”, hanno detto Nicoletta e Francesca.

 

Una situazione diametralmente opposta la sta vivendo invece Eleonora De Poi, anche lei di Vittorio Veneto e oggi insegnante di violino ad Hangzhou, nella provincia di Zhejiang. Fortunatamente Eleonora ora si trova in Italia, per un periodo di vacanza. “Paura ne abbiamo – testimonia la 22enne -, anche perché la mia provincia è la seconda più infetta. Il rischio sicuramente c’è, infatti ci hanno detto tutti che, nel caso tornassimo, ora bisognerebbe rimanere chiusi in casa, o uscire sempre con la mascherina e i guanti. I miei amici cinesi mi hanno consigliato tutti di rimanere in Italia il più possibile”.

 

C’è una sorta di psicosi, ora, in Cina? “Non lo so esattamente, ma da quello che vedo nelle chat tutti sono molto preoccupati, agitati e hanno molta paura”. Su ordine del governo le scuole apriranno dopo la data prevista: anche l’istituto in cui insegna Eleonora ha fissato la riapertura per la metà di febbraio. Motivo per cui la ragazza non tornerà a breve in Cina, dove insegna da 9 mesi.

 

Stessa sorte per il fidanzato Massimiliano Turchi, insegnante di pianoforte nella stessa scuola, paradossalmente “bloccato” in Italia dal coronavirus.

 



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Roberto Silvestrin

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