22 settembre 2021

Lavoro

LE PENSIONI FANNO ESPLODERE I CONTI PUBBLICI

Come funziona il sistema e quanto incidono sul bilancio le pensioni

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LE PENSIONI FANNO ESPLODERE I CONTI PUBBLICI

LAVORO - Prima di entrare nell’ambito del NADEF (Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2020) approvata il 5.10.2020 dal Consiglio dei Ministri, che si può trovare a questo link del MEF, cerco di illustrare in modo semplice cos’è e come funziona il sistema pensionistico. I sistemi pensionistici hanno l’obiettivo di erogare delle prestazioni previdenziali ai soggetti che vi aderiscono. Queste prestazioni sono spesa pubblica per la collettività, che viene coperta con l’imposizione fiscale sul contribuente. Il modello pensionistico regola anche il funzionamento della previdenza sociale per alcune categorie di cittadini. Ogni Paese adotta un suo sistema pensionistico e ne esistono di diversa natura.

 

Il sistema pensionistico italiano si regge in gran parte sulla riforma Dini negli artt. 1, 2 e 3, modificata dalla riforma Fornero, e le assicurazioni sociali obbligatorie sono regolamentate da leggi speciali, e sono gestite dallo Stato attraverso enti previdenziali, come previsto dall’art. 38 della Costituzione. Vi è inoltre un sistema volontario su base corporativa o individuale con patrimonio di previdenza, che gestisce i risparmi privati, e un sistema volontario, fuori dei sistemi pensionistici, con accesso ad una varietà di strumenti finanziari e non finanziari. Per finanziare le prestazioni pensionistiche si può utilizzare il sistema a ripartizione e il sistema a capitalizzazione. Il sistema a ripartizione prevede che i contributi versati dai lavoratori e dalle imprese, in un determinato anno siano utilizzati interamente per pagare le pensioni dello stesso anno.

 

Questo sistema è utilizzato nei regimi previdenziali pubblici obbligatori, Italia compresa, dove la gestione è demandata all'Inps. Attualmente, l'importo delle pensioni erogate supera i contributi ricevuti dall'Inps e ciò determina uno squilibrio strutturale del sistema che deve essere ripianato periodicamente dallo Stato mediante trasferimenti economici agli enti previdenziali pubblici. Nella Nota di aggiornamento del DEF (NADEF-2020) nell’anno 2019 i contributi versati sono pari a 237,7 miliardi contro i 274,8 miliardi di pensioni pagate. La proiezione 2023 dice che a fronte di 252,9 miliardi di contributi versati, si dovranno pagare pensioni per 302,2 miliardi (come da pagina NADEF allegata). Lo squilibrio si deve in gran parte al fatto che il sistema previdenziale attuale è ancora molto generoso perché molte pensioni sono determinate con il metodo retributivo, che slega la pensione dall'entità dei contributi versati dal lavoratore. Questo meccanismo, collegato all'invecchiamento demografico al quale non corrisponde un aumento dell'occupazione e, quindi, un incremento della contribuzione versata dai lavoratori genera lo squilibrio e tende ad ampliarlo se non si interviene adeguatamente.

 

Cosa evidente anche dalla Nota integrativa, che dimostra il divario tra pensioni e contributi, per 37 miliardi circa del 2019, che passa a 50 miliardi circa nel 2023. Per ridurre lo squilibrio tra pensioni pagate e contributi versati, si può agire, o incrementando le entrate, aumentando le aliquote contributive, o cercando di creare più occupazione e, quindi, maggiori versamenti di contributi, e qui si dovrebbe agire con, e per le imprese, perché sono loro che creano lavoro, oppure, tagliando le spese riducendo le pensioni e allungando l'età pensionabile per coloro che devono ancora andare in pensione. La Riforma Fornero del 2011 ha corretto questo squilibrio tra entrate ed uscite, in parte incrementando le aliquote contributive per i lavoratori autonomi e per gli iscritti alla gestione separata e, in modo più massiccio agendo sull’allungamento dell’età pensionabile.

 

Si capisce cosi il perché si voglia spingere su forme di previdenza complementare, che utilizzano il sistema a capitalizzazione, con il quale i contributi versati dai singoli lavoratori restano nominativi anche se gestiti da fondi a larga capitalizzazione e vengono restituiti, rivalutati, ai lavoratori che li hanno versati al momento dell'accesso alla pensione. Il sistema a capitalizzazione è caratterizzato dal fatto che i contributi versati dai lavoratori sono destinati ad erogare le pensioni maturate dagli stessi lavoratori e non da altri soggetti come accade nel sistema a ripartizione. Tornado al NADEF, si capisce perché la situazione dei conti sia preoccupante anche a seguito della crisi economica che stiamo attraversando a causa del Covid, e perché la decisione di Conte di stoppare con il 2021 il privilegio di quota 100 (che permette ai 62enni con 38 anni di contributi di andare in pensione), introdotta per volontà di Salvini nel primo governo Conte.

 

Sul tema è intervenuto anche il presidente di Confindustria Carlo Bonomi il quale, bocciando la validità di una eventuale quota 101, ha giustamente affermato che questi provvedimenti non fanno altro che scaricare una montagna di debiti sulle generazioni future. Dal NADEF si vede che la spesa pensionistica è pari a circa il 17,1% del PIL e, secondo alcuni calcoli, bisognerà aspettare il 2050 per vedere la spesa pensionistica scendere al 15,6%, e poi al 13,2% nel 2070. Far quadrare i conti è una questione politica, servono riforme della P.A., del fisco e della giustizia che mirino a far crescere le imprese e il lavoro, e deve finire quanto prima il tempo delle prebende o saranno guai per tutti.

 

di Claudio Bottos

(Consulente del lavoro e di direzione strategica aziendale)

 

 

 



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