21 settembre 2020

Conegliano

Le “bestemmie” della Prova del Cuoco

Lo chef Zanotto contro la trasmissione condotta dalla Clerici

| Emanuela Da Ros |

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Le “bestemmie” della Prova del Cuoco

CONEGLIANO - “Bestemmiare la cucina è come bestemmiare nostro Signore!”. Armando Zanotto, grandissimo chef coneglianese, che non solo ha fatto (e scritto!) la storia della cucina trevigiana, ma è stato anche uno dei primi chef ad apparire in trasmissioni televisive di successo, accanto (per esempio) ad Ave Ninchi, Aldo Fabrizi, Luigi Veronelli o Giuseppe Maffioli, considera la cucina con un alone di sacralità e punta il dito su ciò che proprio non va.

Da qualche tempo, dopo aver ceduto il timone del ristorante Tre Panoce a Tino Vettorello, Armando sta dietro i fornelli solo per cucinare delle “amorevoli pietanze” all’inseparabile moglie Ave o per sperimentare nuove ricette: la passione della buona cucina è infatti insita nel dna, personale e professionale, di questo mitico chef. E nonostante la bonomia e l’innata simpatia della sua indole, Armando Zanotto perde le staffe (sarebbe più giusto dire “i mestoli della pazienza”) quando - seguendo alcune trasmissioni televisive di cucina - si accorge che la “cucina” non è affatto protagonista del format, e che più che ai fornelli, si bada alle telecamere; più che al sapore dei piatti si pensa al colore dell’audience.

“Qualche giorno fa - sbotta Armando Zanotto - mi è capitato di seguire la Prova del Cuoco. E mi sono cadute le braccia quando ho sentito uno dei conduttori affermare, come da una sorta di pulpito, che il Tiramisù (che è un dolce certificato trevigiano al cento per cento), è nato a Brescia, all’interno di un bordello, e che il suo nome derivava dal fatto che le entreneuse dopo le prestazioni sessuali avevano bisogno di tirarsi un po’ su. Non si può - continua Zanotto - distruggere così la storia di una pietanza conosciuta e celebrata in tutto il mondo, e che nasce a Treviso in un locale deputato al buon gusto, non certo in un postribolo!”

Armando si toglie un altro sassolino dalla scarpa: “I cuochi che ora fanno audience in tivù in qualche modo si autoincensano: quello che gli interessa è la propria immagine, la propria popolarità, non certo la cucina che propongono a volte maldestramente”.

Persino la discreta Ave Zanotto, a questo punto, interviene: “E poi qualcuno lo dovrebbe dire alla Clerici che è maleducazione spiluccare dai piatti: che per assaggiare una pietanza ci vuole un minimo di classe e igiene, che si ottiene semplicemente prelevando una piccola porzione da un piatto e adagiandola su un piattino.”
 

 


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