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30 novembre 2021

Treviso

" L’ossessione per la zona gialla è stata pagata con centinaia di morti"

Per medici e operatori sanitari dei comitati per la difesa della sanità pubblica, la situazione sta per aggravarsi ancora. Con la grande incognita della variante inglese annunciata da Zaia

| Tommaso Colla |

| Tommaso Colla |

Contagi Covid in Veneto

NORDEST - Il primo giro di boa, quello di Natale e Santo Stefano, è stato fatto. Si attende di sapere come è andata, se i contagi in Veneto calano. Soprattutto se la variante inglese del virus, che come ha annunciato Zaia ha già fatto il suo ingresso nella nostra regione, complicherà una situazione già molto grave. Pessimista il dott. Maurizio Manno, (Covesap) che ci aiuta a interpretare l’andamento delle curve del contagio in Veneto. “La situazione della pandemia in Veneto è fuori controllo, sia nel numero di contagi, che dei ricoveri e dei morti. E quel che è peggio è che si sta ulteriormente aggravando.

Perché succede?

Degli oltre 100.000 tamponi molecolari eseguiti nella settimana dal 14 al 20 dicembre oltre il 33% è positivo. In molti ospedali si continuano a chiudere reparti, soprattutto chirurgici, per aprire nuovi reparti Covid e i letti di terapia intensiva si stanno saturando o sono già saturi. Il numero di morti è stabilmente sopra i 100, con 112 decessi registrati giovedì 24 dicembre, e purtroppo sarà l’ultimo dato a ridursi.

Possiamo stabilire un confronto con i dati delle altre regioni, per poterci fare meglio un’idea?

I numeri del Veneto sono nettamente i più alti. Basta guardare i grafici sul sito della Protezione Civile o su quello di Gimbe. Il Veneto ha l’incremento settimanale e l’incidenza di positivi (numero di nuovi casi per 100.000 abitanti) più alti in assoluto. Ha anche il numero maggiore di persone attualmente positive: oltre 104mila, contro gli 80mila della Campania, i 75mila del Lazio i 58mila della Lombardia e i 57mila dell’Emilia-Romagna.

Una situazione davvero allarmante

Quello che è più preoccupante ancora è l’andamento della curva dei nuovi positivi, che in tutte le regioni è in progressiva e netta discesa, ad eccezione del Veneto in cui è invece in crescita con un Rt di 1,12.

A cosa è dovuto quest’aumento incontrollato di casi? Potrebbe esserci un virus più aggressivo o più contagioso?

Non vi è nessuna evidenza che il virus nel Veneto sia più aggressivo o contagioso che in altre regioni. Altri fattori hanno sicuramente influito fortemente sulla diffusione dell’epidemia. La sensazione di falsa sicurezza che si era venuta a creare a seguito della relativamente modesta diffusione dei casi nel corso della prima ondata, ma soprattutto la classificazione del Veneto in zona gialla e la sua persistenza per settimane, anche contro ogni evidenza epidemiologica. La rapidità degli interventi di contenimento, anche in termini di giorni e di ore, è decisiva per limitare la diffusione, come si è visto nella prima ondata.

Quello che nel Veneto non è tato fatto, a quanto pare...

Il Covesap già due settimane fa aveva chiesto misure più efficaci e una revisione della zona gialla. L’ossessione per la zona gialla è stata pagata con centinaia di morti.

Quale evoluzione è prevedibile nelle prossime settimane? Si potrà invertire la tendenza?

Purtroppo non vi sono segnali che facciano prevedere un cambio di tendenza. Né segni epidemiologici né si intravedono restrizioni efficaci da parte dell’amministrazione regionale o centrale. Non vi sono al momento altri mezzi per ridurre il contagio e il numero di morti se non, purtroppo, inasprendo le norme restrittive e aumentando i controlli.

E magari un nuovo e serio lockdown

All’antivigilia di Natale i comitato veneti per la difesa della sanità pubblica avevano chiesto un immediato e totale lockdown. Siamo consapevoli della drammatica situazione economica, in particolare per alcune categorie, ma bisogna avere il coraggio di decisioni anche impopolari per fermare la strage.

Ma nei prossimi mesi cambieranno le cose? Si vede la luce in fondo al tunnel?

Tutti aspettiamo il vaccino ma gli effetti si vedranno solo tra molti mesi. Probabilmente non prima della prossima estate o autunno, quando la grande maggioranza della popolazione si sarà vaccinata e sarà raggiunta la famosa immunità di gregge, salvo, forse, qualche sporadico episodio di reinfezione, non significativo, come riportato in questi giorni.

Quindi è vero che dobbiamo proprio rassegnarci a convivere a lungo con il Covid?

I virologi e gli epidemiologi sono concordi nel prevedere che il virus resterà a lungo tra noi. E’ auspicabile ed anzi abbastanza probabile che gli anticorpi prodotti dalla vaccinazione da un lato e, speriamo, la maggiore attenzione al distanziamento che abbiamo appreso in questi mesi dall’altro, ci riporteranno ad una situazione di normalità entro il prossimo anno.

 


| modificato il:

Tommaso Colla

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