16 giugno 2021

Treviso

L’Italia non ha mai fatto i conti con la sua storia

EDITORIALE - L’amnistia del 1946 ha messo una pietra sopra ai crimini fascisti

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

bandiera italiana con crepe

EDITORIALE – Il “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati comuni, politici e militari” entrato in vigore il 22 giugno 1946, di fatto, è stato un colpo di spugna sui crimini avvenuti durante il periodo dell'occupazione nazifascista. Un’amnistia che sancirà pene al massimo di 5 anni per reati comuni e politici: scelta animata dal desiderio di pacificazione ma che con l’uscita dei comunisti di nel 47 dal terzo Governo De Gasperi, di fatto si estese anche ai reati gravissimi.

Ricordiamo che la magistratura non fu oggetto di una revisione, venne così a mancare un doveroso allontanamento dei magistrati legati al fascismo. La dittatura e i suoi crimini perpetrati per un ventennio furono, in qeusto modo, rimossi dalla memoria collettiva, senza un’adeguata azione di giustizia che consentisse alla popolazione una presa di coscienza di cosa era stato il fascismo in Italia e non solo (basti pensare agli indicibili crimini compiuti in Africa).

Qualche “toppa”, nel tempo, è stata messa a questo squarcio nella storia. Ricordiamo che la Legge Scelba (n. 645 del 20 giugno 1952) prima e poi la Legge Mancino (Legge n. 205 del 25 giugno 1993) puniscono l’apologia del fascismo ma fa eccezione il saluto romano se compiuto come “atto commemorativo”, secondo una sentenza della Corte di cassazione del febbraio 2018. Così siamo costretti ad assistere a manifestazioni pubbliche, in cui simpatizzanti della Repubblica di Salò fanno il saluto romano in massa, inneggiando ideologicamente a quella che non è una fede politica ma è e resta un crimine.

Negli anni come giornalista più di una volta mi sono state segnalate persone di spicco della società civile che qualche appassionato di storia, indagando, ha scoperto essere in realtà assassini o stupratori, inequivocabilmente fascisti, graziati dall’amnistia del ’46. Informazioni, professionalmente inutilizzabili per il diritto all’oblio ma che a livello personale mi hanno dato tanto su cui riflettere.

Stiamo parlando di persona che hanno commesso atrocità per le quali non hanno pagato. Individui che con la certezza dell’impunità hanno continuato la loro vita magri procreando e educando i propri figli, prima, e poi i loro nipoti secondo i dettami del fascismo. Istintivamente mi viene da pensare che tale progenie sia la stessa che va dicendo che “quando c’era lui i treni arrivano puntuali”, già ma ad Auschwitz!

 


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Ingrid Feltrin Jefwa
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