22 ottobre 2020

Treviso

L’aria di Treviso peggiore di quella di Pechino: 17 giorni di sforamenti consecutivi

Polveri sottili sempre oltre i limiti, a Treviso continua il blocco alla circolazione

| Isabella Loschi |

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| Isabella Loschi |

controlli vigili

TREVISO - Diciassettesimo giorno consecutivo di sforamento dei limiti di Pm10. L’aria a Treviso resta pessima, con lo smog che ha raggiunto picchi peggiori di quelli registrati a Pechino. Se durante la prima parte della giornata i livelli di polveri sottili registrati dalle centraline Arpav oscillano intorno a più livelli accettabile ( ma sempre oltre i limiti), poi schizzano alle stelle nelle ore serali. Mercoledì hanno raggiunto i 161µg/m3. Ieri sera sono oscillati tra gli 82 e gli 89 microgrammi per metro cubo d’aria.

Nel territorio comunale resta in vigore l’allerta rossa, almeno fino a lunedì, con il blocco delle auto a benzina Euro 0 e 1, diesel Euro 0,1, 2, 3 ed Euro 4 e ai veicoli commerciali a gasolio fino a Euro 4 (per questi ultimi nella fascia oraria 8.30-12.30). Ieri la polizia locale ha fermato e controllato 80 veicoli, multando un automobilista.

Tra le preoccupazioni per la situazione che non cenna a migliorare c’e però anche una buona notizia. “Per la prima volta - spiega Treviso Clean and Green, la pagina Facebook di coordinamento delle azioni dei cittadini trevigiani che da 5 anni si occupa del problema dell’inquinamento, gestita da Diego Ganeo - non si punta più il dito al solo traffico veicolare ma, finalmente, si è compreso quanto il riscaldamento domestico di biomassa legnosa costituisca una piaga sociale catastrofica. La dottoressa Cinzia Perrino, direttrice dell'Istituto sull'Inquinamento Atmosferico del CNR, ha dichiarato che le giornate di stop al traffico "incidono poco" sulla qualità dell'aria, affermando che "negli ultimi anni c'è stato un aumento importante dell'uso di legna e pellet per il riscaldamento, di termostufe, termocamini e caminetti, tutte strutture che emettono molte polveri, anche se sono impianti piccoli e domestici. Ce ne sono tantissimi e danno un contributo negativo alla qualità dell'aria importante". Le statistiche evidenziano che il settore che più contribuisce al peggioramento della qualità dell’aria in Italia è quello del riscaldamento.

L’Italia è il principale utilizzatore di pellet in Europa. Il consumo atteso al 2020 per il mercato nazionale si aggira sui 4.3 milioni di tonnellate: ciò significa un tasso medio annuo atteso di crescita attorno al 9%. Questo è un problema che supera la dimensione comunale. E' un problema che deve essere risolto su un piano quanto meno regionale”.

 


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Isabella Loschi

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