23 ottobre 2021

Esteri

Internet, Mele: "malfunzionamento indica fragilità ma cloud privati è scelta giusta"

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Internet, Mele:

USA - Un malfunzionamento, quello che ha colpito oggi il provider di servizi di cloud americano Fastly, che fa riflettere sulla fragilità dei sistemi su cui facciamo affidamento ma che non mette in discussione la scelta, anche dei governi, di assegnare a società private tali servizi. "Sono sempre di più le infrastrutture tecnologiche che, nel momento in cui hanno un problema, hanno un impatto su aspetti della nostra vita quotidiana che invece diamo per scontati", spiega all'Adnkronos Stefano Mele, avvocato specializzato in diritto delle tecnologie, privacy e cybersecurity presso lo Studio Gianni&Origoni.

 

Quello di oggi sembra essere stato un malfunzionamento, ma un domani potrebbero esserci dei crash "di natura dolosa, a opera di uno Stato o di uno o più attori sponsorizzati da uno stato", aggiunge Mele, auspicando "una attenzione maggiore e un serio ragionamento sulle infrastrutture e le piattaforme vitali di Internet, sulla loro solidità e su cosa può succedere nel momento in cui uno di questi 'organi vitali' subisce un attacco complesso, su larga scala e di alto profilo veicolato, ad esempio, da un attore statale". (segue) L'Italia sta lavorando su questo tema, anche con la normativa sul Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica in cui sono incluse oltre 100 aziende strategiche a cui è già richiesto, entro la fine di questo mese, di attuare il primo adempimento previsto.

 

"La lista delle società è secretata, ma mi aspetto che le grandi fornitrici di servizi cloud che supportano o erogano servizi essenziali siano incluse o almeno questo è l'auspicio". Da aziende private come Fastly dipendono o dipenderanno anche i cloud nazionali. Le aziende che offrono i servizi di cloud, che siano contenuti o infrastrutture, sono tutte private. Ma questo, continua Mele, "le rende più solide: garantiscono investimenti, attenzione e sensibilità maggiori sul tema della sicurezza cibernetica rispetto al pubblico". "Stiamo parlando di grandi aziende multinazionali che forniscono contenuti (come Google, Akamai o Microsoft) o l'infrastruttura tecnologica su cui poggia l'erogazione dei principali servizi in tutto il mondo (Amazon Web Services). Se vanno giù loro, va giù buona parte di Internet o dei servizi a essa associati. La maggior parte dei governi nei Paesi democratici ha abdicato la gestione diretta di questi servizi, e quindi la loro protezione, in favore di queste infrastrutture private. Tornare indietro sarebbe molto complicato e, a mio avviso, molto controproducente". (segue) L'Italia non fa eccezione. Il cloud nazionale dovrebbe appoggiarsi a soggetti privati. Semplificando, sarà "nazionale nel senso che viene nazionalizzato il luogo in cui sono conservate le informazioni, ove sono i server, ma non la proprietà delle infrastrutture tecnologiche, delle piattaforme che erogano i contenuti e i servizi delle reti e dei sistemi informativi, che comunque restano in mano ai privati".

 



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