14 maggio 2021

Treviso

Imprese di moda, tessile e chimica cedute a fondi stranieri: "Così si perde la nostra identità"

L'allarme del sindacato Femca Cisl: "Questo trend rischia di spazzare via le nostre aziende, chiudendo stabilimenti e lasciando a casa lavoratori"

| Isabella Loschi |

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imprese moda

TREVISO - Aziende frammentate, cedute un po’ alla volta a fondi stranieri, che ne sviliscono il know-how e rischiano di lasciare solo macerie sul territorio. “Anche a Treviso di fronte una serie di operazioni finanziarie e di cessioni rischiano di stravolgere il tessuto industriale locale della moda, del tessile e della chimica”.

La preoccupazione arriva dal sindacato di categoria Femca Cils Treviso e Belluno. “Il copione è sempre lo stesso e sempre più diffuso negli ultimi anni: fondi di investimento stranieri acquisiscono rami di aziende locali o il 100% dell’impresa, mettendo in campo una governance sterile e a distanza, che spesso svuota di ruolo e responsabilità il management locale, lasciando disorientati sia i lavoratori che il gruppo dirigente locale”, spiega il segretario generale Gianni Boato. I fondi di investimento internazionali e le multinazionali certamente offrono delle enormi possibilità di sviluppo nel mercato globale, ma è altresì vero che si rischia di perdere il senso di appartenenza al territorio”.

“Sempre più spesso si assiste allo svuotamento del ruolo dirigenziale locale, con il risultato che alla frustrazione del lavoratore che non ottiene risposte riguardo al proprio futuro, si aggiungono le difficoltà dei manager, che nella pratica non sono più né responsabili né interlocutori di chi, nella stanza dei bottoni dall’altro capo del mondo, decide se investire in uno stabilimento o sancirne la chiusura. E poco importa se a casa rimangono centinaia di lavoratori e lavoratrici: la lontananza e la maniera ‘asettica’ di prendere le decisioni, come se non riguardassero persone, famiglie e territorio, rendono tutto molto semplice”.

Per il sindacato questo trend rischia di spazzare via le nostre aziende. “La questione va affrontata a livello sia nazionale che locale. Servono politiche industriali e orientamenti precisi da parte della politica che deve rendere più appetibile fare impresa che investire i capitali nella finanza: appellarsi a investitori locali solo quando qualcuno se ne va rischia di essere una partita giocata a tempo scaduto”.

“È fondamentale - chiude Boato - continuare a rendere attrattivi i progetti d’impresa e di sviluppo nell’economia reale, definendo con chiarezza gli obiettivi su cui il sistema-Paese deve puntare. Purtroppo sembra invece molti imprenditori, sconfortati, abbiano abbandonato il campo da gioco, in una fase storica in cui è invece forte più che mai la necessità di riportare il Paese ad essere grande, e non a perdere i pezzi”.

 


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