28 febbraio 2020

Vittorio Veneto

"Impianti a biomassa roba da cavernicoli"

Scontro tra il sindaco Scarpis e gli ambientalisti di "Liberi di respirare"

Roberto Silvestrin | commenti |

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COLLE UMBERTO - E’ scontro tra il sindaco di Colle Umberto Edoardo Scarpis e gli ambientalisti di “Liberi di respirare”, gruppo che riunisce comitati e associazioni di tutta la Provincia. L’inizio della diatriba risale al 12 febbraio scorso, con la lettera inviata dal comitato a tutti i sindaci del Cit (Consorzio per i servizi igienici del territorio): la missiva riguardava gli impianti a biomassa che dovrebbero sorgere nel nostro territorio, uno dei quali potrebbe “accasarsi” proprio a Colle Umberto.

 

“Riteniamo che i sindaci non possano in nessun caso e con nessuna giustificazione farsi promotori di impianti a biomassa che, come è notoriamente risaputo, contribuiscono all'emissione di molteplici inquinanti tra cui particolato fine ed ultra fine” recita la lettera.

 

La prima replica di Scarpis risale al 22 febbraio: nella risposta il primo cittadino cita lo studio realizzato da Veneto Agricoltura e altre analisi effettuate in altre regioni del Nord-est, che “confermano la sostenibilità ambientale nella combustione di questa tipologia di biomasse. La controreplica degli ambientalisti (13 marzo) è lunga più di dieci pagine. Scarpis viene accusato di non aver risposto alle domande presentate nelle prima lettera aperta, mentre la risposta del primo cittadino viene smembrata – nella seconda parte della missiva – e analizzata paragrafo per paragrafo.

 

Pensare di bruciare questi scarti (sarmenti di vite, ndr) è da “cavernicoli”, cioè da coloro che vogliono usare ancora questa vecchissima tecnologia, anche se oggi viene mascherata sotto varie forme, e cioè il fuoco” scrive il comitato. Il gruppo ambientalista solleva inoltre un conflitto d’interessi per quanto riguarda lo studio proposto da Veneto Agricoltura. Secondo quanto riportato nella lettera, infatti, alla stesura di quelle valutazioni sull’uso energetico delle sarmenti avrebbe contribuito anche l’Aiel, l’associazione italiana energie agroforestali.

 

Quest’ultima, secondo quanto riporta “Liberi di respirare”, raggruppa “i produttori di biomasse, i costruttori e installatori di caldaie a biomasse, le più importanti aziende italiane produttrici di caminetti e stufe a legno o a pellet, i costruttori e i distributori nazionali ed europei di impianti e attrezzature per la cogenerazione”.

 

Replica che ha letteralmente provocato l’ira del primo cittadino, che ha risposto nei giorni scorsi, sottolineando la varietà degli impianti a biomassa, e soprattutto invitando a non mettere “alla gogna a priori tutto l’uso della biomassa per fare energia”. “Non vedrei scandaloso incentivare o finanziare quei progetti che potrebbero sostituire fonti energetiche tutt’oggi fortemente inquinanti come l’uso del carbon fossile” continua Scarpis.

 

L’appello è rivolto anche ai colleghi sindaci, invitati a “non cadere nel tranello dell’ingannevole ambientalismo, ritenendo che produrre energia con biomassa sia sinonimo di inquinamento, in quanto la tecnologia oggigiorno ci permette delle soluzioni che ridurrebbero al minimo le emissioni in atmosfera”.

 

A Colle Umberto l'impianto dovrebbe sorgere all’ex cava “Confin”: si tratterebbe di un esemplare piccolo (da un megawatt termico), simile a quelli presenti all’interno di molte industrie del legno, e permetterebbe di convertire prodotti agricoli – soprattutto sarmenti – in energia termica o elettrica.

 

Prima però bisogna che si risolvano i problemi venutisi a creare con la ditta che avrebbe dovuto cedere l’area scelta per ospitare l’impianto.

 



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Roberto Silvestrin

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