23 settembre 2020

Vittorio Veneto

"Ho visto la morte, ma Dio mi ha salvato". La miracolosa storia del chirurgo Petterle

Il medico vittoriese racconta la sua guarigione: "Anche i miei colleghi erano increduli"

| Stefania Rotella |

| Stefania Rotella |

VITTORIO VENETO - “Stavo per morire a causa di un’appendicite perforata con peritonite e stato settico molto grave, ma grazie alle preghiere e all’acqua benedetta del Monfenera sono guarito. I buchi che avevo nell’addome a causa degli interventi di laparoscopia sono scomparsi”. Inizia così il racconto di Valerio Petterle, 55, anni, vittoriese, stimato medico chirurgo urologo dell’ospedale di Vittorio Veneto e Conegliano e medico legale.

La sua storia ha dell’inspiegabile. A detta del medico stesso, che a distanza di diversi anni dal fatto racconta la sua vicenda personale. “Ancora oggi, dopo otto anni, il 4 giugno vado in cima al monte Monfenera a Pederobba , sul luogo delle apparizioni della Madonna degli Angeli Custodi, per ringraziare tutti coloro che hanno pregato per la mia guarigione, che ha del miracoloso”.

 

Ci racconta la sua storia e come è guarito? “Avevo 47 anni e mi ammalai a causa di un’appendicite perforata con peritonite e shock settico molto grave che poi sfociò in insufficienza multiorgano. I medici mi operarono due volte. Avevo ascessi a livello epatico e un grande versamento polmonare. Un quadro clinico assai drammatico, tanto che ad un certo punto chiamai un sacerdote per farmi dare l’estrema unzione. E dettai le mie ultime volontà ad una persona a me cara. Mio fratello davanti alla mia situazione gravissima si rivolse ad un’amica che a sua volta contattò una Madre Badessa, che si dice abbia doni di chiaroveggenza, per pregare per me”.

“I medici volevano mandarmi in rianimazione per aiutarmi a respirare meglio. Mi rifiutai. Mi somministravano morfina, la febbre a 39 non accennava a scendere. La nostra amica di famiglia voleva tentare tutte le strade pur di salvarmi tanto che parlò anche con la veggente di Pederobba Paola Albertini. La Madre Badessa e la veggente dissero ai miei familiari che la situazione era molto critica che non sapevano se ce l’avrei fatta a sopravvivere. Ma le loro preghiere sono state fondamentali. Si sono interrotte le forze della morte e hanno vinto le forze della vita. Ringrazio Dio di essere vivo. Sono credente e credo che il miracolo sia sempre stato presente nella vita dell’uomo. Ho avuto questa esperienza pre morte. Mia mamma Rosa, che ha 85 anni, è molto devota alla Madonna di Monfenera. Ho spalmato sull’addome l’acqua del Monfenera datami dalla veggente. Avevo quattro drenaggi a destra e tre a sinistra e dopo l’acqua miracolosa sono spariti tutti i buchi della laparoscopia. Lo posso dimostrare. Ho fatto esami in vari ospedali ed è tutto a posto. I miei colleghi medici hanno manifestato incredulità e non hanno saputo spiegare quanto successo”.

 

Perché la sua storia è stata raccontata solo nel 2015 a otto anni di distanza? “La mia vicenda risale alla Settimana santa del 2007. Dopo giorni a 39-40, la sera di Pasqua la febbre era scesa e il lunedì dell’Angelo ancora di più, tanto che riuscivo perfino a respirare. Le suore del convento erano state in preghiera per me tutta la notte. La mia vicenda è stata resa nota solo ora dopo tanti anni perché il 4 giugno scorso sono andato a ringraziare Maria Regina degli Angeli Custodi. In quest’occasione ho spiegato la mia storia anche alla rivista “Miracoli” e alle telecamere della trasmissione Rai “Estate in diretta”.

 

Cosa le ha lasciato quest’esperienza? “Credo non si possa negare il soprannaturale. E’ stata una vicenda profondamente umana che ho accettato di raccontare perché in questi tempi di chiacchiere la mia testimonianza può dare speranza a chi ne ha bisogno. Sono devoto alla Madonna, sono cristiano praticante e prego ogni sera, soprattutto per gli altri. Mi sento sereno e credo che il medico completi la sua formazione veramente e paradossalmente quando anche lui diventa paziente e attraversa il percorso diagnostico e curativo che di norma prescrive agli altri. Sono andato diverse volte in pellegrinaggio nei vari santuari del mondo a Fatima, Lourdes, Medjugorie, anche prima della malattia. In Kenia ho seguito da vicino cosa fanno i guaritori. Hanno un approccio diverso dalla nostra medicina, la loro è definita olistica, si interessa molto anche dell’anima. Quando stavo per morire ho visto la luce che scompariva, poi è riapparsa”.

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Stefania Rotella

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