24 settembre 2020

Tech

Harmony-OS, la rivincita di Huawei

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Di Alberto Prior

Molte sono state le voci di corridoio di nuova strategia messa a punto da Huawei, dopo che Google a ha sospeso la concessione di Android alla società cinese, a seguito della decisione presa dal governo degli Stati Uniti. Oggi però la notizia sembra ufficiale e Harmony-OS, il nuovo sistema operativo sviluppato dal colosso tecnologico, sarà pronto ad entrare nel mercato nei prossimi mesi. La società afferma che la piattaforma, conosciuta già in Cina con il code-name di Hongmeng, sarà totalmente opensource e basata su un modello a microkernl.

 

Questo tipo di architettura permetterà di utilizzare il sistema operativo su molteplici dispositivi come appunto smartphone ma anche assistenti vocali, dispositivi di domotica, IoT e altro ancora, dando la possibilità di una completa interconnessione. Entro la fine dall’anno Huawei prevede di lanciare Harmony-OS su Display e SmartTV e solo dopo aver raggiunto un primo livello di maturità, distribuirlo su altri dispositivi consumer nei prossimi tre anni.

 

Richard Yu responsabile della Consumer Business di Huawei, divisione che si occupa degli smartphone che solo nel 2018 ha chiuso un fatturato di 52 miliardi di dollari, afferma: “Harmony-OS è completamente diverso da Android e iOS a causa della sua capacità di adattarsi a diversi tipi di dispositivi. Puoi sviluppare le tue app una volta, quindi distribuirle in modo flessibile su una vasta gamma di end-point”.

 

La cosa però che attira l’attenzione è che in attesa dell’uscita di questo nuovo prodotto per il mercato degli smartphone, Huawei ha dichiarato che intenderà procedere ad utilizzare ancora Android sui propri prodotti e questo fondamentalmente per due motivi. Il primo perché, secondo una dichiarazione rilasciata dallo stesso Yu alla CNBC, la situazione non è chiara sul fatto che Huawei possa ancora utilizzare Android e che la società “sta aspettando un ancora aggiornamento sugli accordi”.

 

Secondo, perché alcuni alti funzionari governativi hanno affermato che l'amministrazione Trump avrebbe aperto dei varchi per trattare con Huawei nei casi in cui la sicurezza nazionale “non sarebbe stata compromessa”. Sappiamo che a livello mondiale nel mercato dei telefonini basati su Android, troviamo in testa Samsung con circa il 20%, seguito da Huawei con il 14,6% ma sappiamo anche che un dispositivo senza la sua intelligenza rimane un semplice pezzo di silicio.

 

Quindi: cosa potrebbe succedere, se chi produce questo “silicio”, avesse anche la potenza di fuoco per creare anche la rispettiva intelligenza? Beh, probabilmente tutto sarebbe rimesso in discussione ed è forse quello che si è finalmente intuito a Washington. Anche se viene negato fino alla fine, esiste la possibilità di una marcia indietro da parte della Casa Bianca, perché scegliere di fare guerra ai cinesi su questo mercato può costare un grande prezzo. Su certe cose non si scherza e la società cinese questo lo sa bene. Con Google o senza, Huawei ha definito ormai una strategia tutt’altro che morbida.

 

L’architettura di Harmony-OS sarà “liquida” e darà la possibilità agli sviluppatori di creare le proprie app codificandole una sola volta e distribuirle su più dispositivi che saranno autonomi alla ricompilazione. Contrastare il progetto Google AOSP (Android Open Source Project) non sarà una sfida facile ma la logica innovativa di Harmony-OS sarà sicuramente dirompente. La sua flessibilità sta regalando infatti molteplici segnali positivi agli analisti che promettono una diffusione in maniera esponenziale sul mercato dei mobile nei prossimi anni.

 



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