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18 gennaio 2022

Vittorio Veneto

Guida Touring, "Errori e invenzioni, un danno per la città"

Il Circolo di ricerche storiche critica il volume. L'autore: "Se ho sbagliato sono in buona compagnia"

| Stefania De Bastiani |

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| Stefania De Bastiani |

Guida Touring,

VITTORIO VENETO - “Un’occasione persa”, “un danno per la realtà storica e turistica della città”, “una guida veramente scadente”. Non ha usato mezzi termini, il Circolo Vittoriese di ricerche storiche, per definire la guida di Vittorio Veneto edita da Touring, commissionata, approvata e presentata nelle scorse settimane dall’Amministrazione.

L’associazione che da trent’anni si occupa della storia del distretto vittoriese e della pedemontana, portando avanti una ricerca su base documentale, è rimasta interdetta trovando, nella guida Touring, “fonti di riferimento datate, superate”, “notizie inventate e date come certe”, “inesattezze e errori”. E ha voluto muovere alcune osservazioni a chi ha curato la guida (al Touring Club e alla giunta vittorese) inviando una lettera - firmata dal presidente del Circolo Loredana Imperio e dai soci - in cui fa notare “errori, fantasie, invenzioni”.

 

Non è stato facile, per la dottoressa Imperio e gli altri ricercatori, fornire rinvii puntuali alle pagine poiché, le pagine della guida, non sono numerate. Ma nella lettera sono stati portati alla luce una quindicina di errori che Touring ha messo nero su bianco. “Le fonti di riferimento della guida - scrive Imperio - sono poche, molto datate, corrispondenti a quanto pubblicato tra gli anni Settanta e Ottanta e in larga parte superato da ricerche e studi successivi, editi nell’ultimo triennio e con vaste e solide basi archivistiche”. “La guida - si legge inoltre nella lettera - ripropone l’esistenza di un ghetto ebraico a Serravalle, mai documentato e non sostenibile con i dati finora emersi, e addirittura lo colloca con precisione topografica nell’attuale via Piai. I documenti però attestano diversamente, case serravallesi sicuramente in affitto a ebrei furono solamente l’ex canonica di via Casoni, palazzo Sarcineli e un’altra dimora in piazza Fontana”.

Totalmente errato è poi quanto riferito sulla colonna pendente situata in piazza Flaminio. Non si tratta della colonna del banditore bensì della base di un monumento, una piramide, che fu realizzato durante il mandato del podestà Pietro Gritti nel 1668, come si può ricavare dal testo epigrafico inciso sulla colonna, andandolo a leggere”. “Altro errore nell’intitolazione della chiesa di Santa Maria Nova, dove non ci troviamo di fronte a una complessa forma di corruzione linguistica per indicare la Natività della Vergine, ma molto semplicemente al termine dialettale per “nuova”.

 

Imperio fa notare altri errori: il borgo di Sangusè è erroneamente inserito nel sistema difensivo di Serravalle, la torre di San Floriano viene attribuita all’epoca romana mentre - riferisce il circolo - è stata fondata dopo il 1389; mai documentata è la chiesa di Sant’Osmo che viene fatta sorgere presso l’omonimo borgo. Il Circolo di ricerche storiche muove critiche su date, epoche, nomi, luoghi: “Si legge perfino che Sant’Augusta sia patrona di Serravalle, quando in realtà il patrono è Sant’Andrea”, scrive Imperio, facendo inoltre notare come anche la datazione della Pieve “non abbia alcun fondamento”.

 

Come possano essere presenti tanti errori in una guida, ammesso che questi lo siano effettivamente, l’abbiamo chiesto all’autore, il professor Francesco Soletti che, della critiche mosse, era all'oscuro. Soletti, che vive a Vicenza, dopo essere stato incaricato di scrivere la guida di Vittorio Veneto si è fatto un giro per la città e armato di macchina fotografica e basandosi su quella che a sua detta è la “bibliografia più attendibile” ha portato avanti un lavoro che è poi passato sotto molte lenti, prima di essere approvato.

“I contenuti - spiega Soletti - sono stati controllati dall’ufficio cultura di Vittorio Veneto, dall’architetto Maria Cristina Scalet, dalla redazione del Touring a Milano e dal Comune di Vittorio Veneto. Il lavoro di revisione è durato parecchi mesi e io ne sono stato fuori".

Nessuna (auto)difesa da parte dell'autore, che comunque non si sente solo: "Se ho sbagliato, sono in buona compagnia”.

 


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Stefania De Bastiani

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