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27 gennaio 2023

Montebelluna

Guerra in Ucraina: il MeVe come luogo per comprendere la complessità dei fenomeni storici

La curatrice Bolzon: "Il MeVe può aiutare le persone a ragionare in termini più complessi, inserendo il presente in cicli storici di lunga durata".

| Leonardo Sernagiotto |

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| Leonardo Sernagiotto |

Trincea in Ucraina

MONTEBELLUNA - Le trincee scavate nel fango, i cavalli di frisia a ostacolare il passaggio del nemico, l’incessante guerra di propaganda. Il conflitto in Ucraina ha evocato un passato che reputavamo ormai superato, relegato in un secolo, il Novecento, testimone di due guerre mondiali e del pericolo dell’apocalisse atomica. Per comprendere alcune delle dinamiche alla base del conflitto in corso, abbiamo contattato Irene Bolzon, storica dell’età contemporanea, già direttrice dell’Istresco e ad oggi curatrice del Memoriale Veneto della Grande Guerra di Montebelluna.

Qual è stata la sua reazione alla vista dei bombardamenti russi del 24 febbraio e delle successive immagini che provenivano dal fronte?

Come ogni storica, anch’io vivo nel presente, per cui l’angoscia è stata pressoché immediata, come per tutti. Tuttavia mi ha colpito la dinamica novecentesca di questa guerra, nel senso che eravamo abituati a parlare di cyberwar, di guerra economico-finanziaria, di "guerra chirurgica", e ci siamo trovati di fronte a un esercito in movimento, con blindati, carri armati, trincee. Era un tipo di guerra di cui c’eravamo dimenticati e che invece ha avuto la “capacità” di riportarci indietro nel tempo. Il parallelismo e le analogie tra immagini e parole usate in questa guerra (come nazismo, guerra lampo, questione dei confini) e quelle del Novecento sono dunque evidenti.
D’altra parte non mi è sfuggito neanche che questa è una guerra che va ad aggiungersi agli oltre cento conflitti sparsi per il mondo, inserito in un sistema globale in cui le guerre sono molto presenti.

Da esperta della questione del confine italo-jugoslavo, quali potrebbero essere le vie d’uscita in un conflitto che ha visto riemergere i nazionalismi e il concetto di stato-nazione?

Nel caso tra Italia e Jugoslavia la soluzione arrivò per via diplomatica, dopo un percorso particolarmente complesso, durato anni e con lunghi periodi di stallo. Uno degli elementi che ha permesso il superamento del confine dal punto di vista politico e culturale è stato l'intervento dell’Unione Europea. La linea di demarcazione c’è, ma viene percepita sempre meno, soprattutto dopo l’entrata della Slovenia nell’Unione nel 2004.
La situazione in Ucraina non è tanto diversa. Tuttavia non si tratta mai di processi veloci: la ricomposizione del conflitto passa dove il confine si smaterializza, in seno a degli organismi sovranazionali che riescano a governare una situazione locale e ad impedire il conflitto. Considerando anche i presupposti storici, non vedo al momento una possibilità di ricomposizione rapida, perché l’assetto globale non è in fase di riassorbimento di scontri, almeno in quei territori.

Il MeVe, nato durante le celebrazioni della fine della Grande Guerra, mantiene una visione verso il futuro. Quale può essere il suo ruolo, per la cittadinanza e i visitatori, in merito a questo conflitto?

Il MeVe può aiutare le persone a ragionare in termini di complessità, in una visione globale dei fenomeni storico-sociali, variabili tra loro per impatto e durata, ma strettamente intrecciati tra loro. Rifiutando la prospettiva bellicista, il cuore della missione del MeVe è porsi domande, considerare la pluralità dei punti di vista (quello dei diversi paesi belligeranti, delle donne, dei militari, dei bambini) e i diversi piani di analisi (politico, economico, propagandistico, etc.). Spero che il MeVe nella prospettiva di eduzione alla cittadinanza apra a una visione solidale e sistemica dei problemi, e quindi non in termini di antagonismo tra dimensioni, realtà o personalità.

 


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Leonardo Sernagiotto

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